Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 24 novembre 1997
Un dedalo di sentieri invisibili copre tutta l’Australia
• Un dedalo di sentieri invisibili copre tutta l’Australia. Sono quelli che gli europei chiamano ”Piste del Sogno” o ”Vie dei Canti” e gli aborigeni ”Orme degli antenati” o ”Via della Legge”. I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel ”Tempo del Sogno” avevano percorso il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano: animali, piante, rocce, pozzi. E col loro canto avevano fatto esistere il mondo.
• I Beja, guerrieri sudanesi alti e magri, avvolti in teli di cotone color sabbia dai lembi sovrapposti sul petto, rinnovano ogni giorno l’acconciatura: si ungono a vicenda i capelli con grasso di capra profumato, poi li pettinano in riccioli a cavaturacciolo e formano una specie di parasole che sostituisce il turbante e tiene fresca la testa. A sera, quando il grasso si è sciolto, spianano i capelli in una specie di cuscino.
• Il ”Tempo del Sogno” è un equivalente aborigeno dei primi due capitoli della Genesi. Nella Genesi Dio creò gli esseri viventi, poi con l’argilla plasmò Adamo. Secondo gli aborigeni gli Antenati si crearono da sé con l’argilla, migliaia e migliaia, uno per ogni specie totemica. Nel loro viaggio per tutto il paese, sparsero sulle proprie orme una scia di parole e note musicali. Queste ”Piste del Sogno” sono rimaste sulla Terra come ”vie di comunicazione” tra le tribù più lontane.
• Le note lasciate per strada ogni due passi dall’Antenato sono una scia di ”bambini-spirito”, una specie di ”sperma musicale”. Quando una donna incinta le calpesta, il bambino-spirito entra dentro di lei e si installa nel suo grembo, dove feconda il feto con il canto. Il primo calcio del bambino segnala il concepimento da parte dello spirito. La donna segna il posto dove si è verificato e gli anziani interpretano la configurazione del terreno per stabilire chi è l’Antenato del nuovo nato (per questo ci sono famiglie i cui membri appartengono a clan totemici diversi tra loro).
• Gli zingari comunicano a distanze smisurate cantandosi versi per telefono. Prima di essere iniziato, un giovane zingaro deve imparare a memoria i canti del suo clan, i nomi dei suoi parenti e centinaia di numeri telefonici internazionali. Può essere stato il canto, come pensano alcuni studiosi, la prima forma di linguaggio?
• Walkabout, cammino rituale intrapreso dall’aborigeno sulle orme del proprio Sogno. L’uomo che va in walkabout canta le strofe del suo antenato senza cambiare né una parola né una nota. E così rinnova il Creato.
• Nemadi, tribù di cacciatori del Sahara occidentale. Cacciano antilopi usando cani. Il loro nome significa ”padrone dei cani”. Vendono ”tichtar”, carne secca di antilope che si sbriciola nel cuscùs, intagliano pomi da sella e recipienti per il latte nel legno di acacia. Sono probabilmente gli ultimi discendenti di un popolo di cacciatori mesolitici. Gli uomini di altre tribù si possono unire ai Nemadi, le donne no. Per assicurare la sopravvivenza della tribù, le donne cercano di fare figli anche con gli ospiti e con i visitatori.
• Il perenty, o varano gigante, è il sauro più grosso dell’Australia. Può raggiungere i due metri e mezzo di lunghezza. Con uno scatto può catturare un cavallo.
• Dire «Io ho un Sogno canguro» equivale a dire «Il mio totem è il canguro, sono membro del clan canguro». Ogni uomo canguro crede di discendere da un Padre canguro universale, antenato di tutti gli uomini canguro del mondo. Uccidere un canguro e cibarsene è fratricidio e cannibalismo. Ogni specie può essere un Sogno, anche un virus: ci può essere un Sogno varicella, un Sogno pioggia, un Sogno arancio del deserto, un Sogno pidocchio.
• Pintupi, ultima tribù selvaggia scacciata dal deserto occidentale australiano dai bianchi. Fino alla fine degli anni Cinquanta, nudi sulle dune, avevano continuato a cacciare e a cercare cibo. Il governo dichiarò che voleva salvarli e li caricò su camion e li installò in campi a ovest di Alice Springs: cominciarono a bere, si accoltellarono con uomini di altre tribù, morirono falcidiati dalle epidemie.
• Pitjuri, pianta dal leggero potere narcotico masticata dagli aborigeni per placare la fame. Sotto l’effetto del pitjuri gli uomini muovono continuamente gli occhi e la testa da destra a sinistra.
• Per ringraziare la Terra dei suoi doni, gli aborigeni non sacrificavano né animali né esseri umani, ma si incidevano una vena dell’avambraccio e lasciavano che il sangue impregnasse il terreno.
• Tjuringa, tavoletta sacra con le estremità ovali, intagliata nella pietra o nel legno, ricoperta di disegni che rappresentano gli itinerari dell’Antenato del Tempo del Sogno. La legge aborigena vieta che siano viste dai non iniziati. Se il tjuringa andava smarrito o rotto, il proprietario veniva escluso dal consorzio umano perché perdeva ogni speranza di ritorno al luogo del proprio concepimento spirituale («Chi non ha visto il proprio tjuringa non sa chi è»).
• Secondo gli aborigeni tutto ciò che esiste, dagli esseri umani agli aeroplani, un tempo stava sotto la crosta terrestre. Ogni cosa che verrà mai inventata, c’è già: sonnecchia sotto la superficie in attesa di essere chiamata.