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 1997  luglio 21 Lunedì calendario

Mercoledì 16 luglio l’indice Mib della Borsa ha superato il famoso massimo record del 20 maggio 1986

• Mercoledì 16 luglio l’indice Mib della Borsa ha superato il famoso massimo record del 20 maggio 1986. Giovedì 17 è stato superato anche il record del Globale Comit (sempre del 20 maggio 1986). «Ormai è ufficiale, e si può dire: dopo undici anni di inutili tentativi, la Borsa italiana è riuscita, con una gran rincorsa, a bruciare di slancio quel massimo storico che per oltre un decennio era apparso là, nei cieli, come una stella irraggiungibile» (Giuseppe Turani).
• «Tutti si dicono convinti che questa volta non sarà un fuoco di paglia, che la corsa sarà ancora lunga e che la Borsa italiana sta soltanto facendo, un po’ in fretta, questo sì, la strada che avrebbe dovuto fare da tempo. Ma perché tutto adesso, nel giro di meno di una settimana? [...] Ma se arriviamo a mille prima di agosto, a Natale dove saremo? A 1200? Ma siete davvero tutti pazzi? Un anno fa l’indice stava poco sopra quota 610. Volete raddoppiare tutto in poco più di un anno?» (Giuseppe Turani).
• In una parola è successo questo: siccome è scesa l’inflazione, sono scesi anche i tassi d’interesse. Quelli delle banche, ma anche quelli dei Bot. Se i Bot non rendono più come un tempo - hanno pensato i risparmiatori - non sarà il caso di tentare con quell’oggetto nuovo e misterioso che sono le azioni? «Un numero crescente di famiglie ha scelto di saltare quel muro che in Italia non veniva scavalcato da decenni [...] Nessuno è più in grado di fare alcuna previsione perché l’uno per cento degli assets finanziari delle famiglie corrisponde a circa 35 mila miliardi, cioè al 7-8 per cento del valore complessivo della Borsa italiana. Il 2 per cento corrisponde a 70 mila miliardi, cioè al 14-16 per cento di tutta Piazza Affari. [...] In realtà le riserve finanziarie detenute dalle famiglie sono quasi infinite» (Giuseppe Turani).
• Gli italiani sono tornati all’epoca del panino e listino, quando facevano la fila ai borsini per investire in Piazza Affari? «Non lo so. Certo si sono resi conto che anche chi compra case può rimetterci il 30% in un anno. Così hanno iniziato a diversificare i loro investimenti. Puntando anche sulla Borsa. Una tendenza dimostrata anche dall’ultima offerta dell’Eni. Per noi le richieste sono state 60 volte superiori ai titoli disponibili». Segno che il risparmio cerca nuove forme d’impiego? «Qualcuno mi ha detto che le famiglie italiane hanno almeno due milioni di miliardi di risparmi in cerca d’investimento. Una cifra paragonabile all’intero debito pubblico. E con i rendimenti dei titoli di Stato ridotti ai minimi termini la Borsa è diventata un’alternativa interessante. Il benessere, mi creda, è più diffuso di quanto sembri» (Urbano Aletti).
• «In Borsa si cominciano a sentire gli effetti di una presenza meno pesante del Tesoro sui mercati. È sufficiente che il Tesoro, grazie al processo di risanamento dei conti pubblici in atto, chieda mille miliardi in meno al mese di finanziamento, e questo si sta traducendo in nuova ”benzina” per la Borsa». (Carlo Azeglio Ciampi). Ma il vero cambiamento, rispetto a 11 anni fa, l’ha fatto il popolo dei bot. «Allora chi lasciava i titoli di Stato per la borsa rinunciava a rendimenti del 10-12%. Oggi, nella migliore delle ipotesi, al 5,5-6 per cento» (Gianuca Verzelli). Ecco perché i bot-people non dovrebbero abbandonare Piazza Affari troppo presto. «Tanto più se alla Borsa sono arrivati attraverso i fondi d’investimento che nei primi sei mesi dell’anno hanno raccolto 57 mila miliardi (quanto in tutto il ’96) portando a oltre 267 mila miliardi la dimensione del risparmio che gestiscono» (Enrico Cisnetto). Considerato che in Italia il divario tra i rendimenti dei titoli pubblici e la redditività delle imprese si sta accorciando sempre più, il record storico registrato da Piazza Affari la scorsa settimana risulta meno sorprendente. «La Banca d’Italia avverte che, fra il ’95 e il ’96, la percentuale di risparmio delle famiglie investito in valori dello Stato è scesa dal 30 al 28 per cento». Secondo uno studio di Prometeia, nel 1997 ci sarà un trasferimento per 85 mila miliardi di ricchezze provenienti da titoli di Stato e certificati di deposito. Il trasferimento dovrebbe interessare il prossimo anno altri 42 mila miliardi. Il popolo dei bot sarebbe diretto principalmente sui Fondi Comuni.
• Da gennaio a giugno la quotazione del titolo Gemina è salita del 102,62 per cento, come vent’anni di Bot; il Pininfarina è salito del 99,66 per cento, il Fiat del 39 per cento, il ”Pirellina” del 56 per cento e il ”Pirellona” del 35 per cento, il Tim di quasi il 50 per cento, lo Stet di quasi il 53. «Le aziende sono ogni giorno più grasse e più appetibili. E di fronte si trovano mezza Italia in fuga dai Bot e alla ricerca di occasioni: l’incontro fa volare il listino». (Giuseppe Turani).
• «L’euforia è pericolosa perché la borsa funziona così: quando va su, tutti pensano che andrà sempre più su, mentre c’è già qualcuno che si sta preparando a mandarla giù. Gli speculatori sono attivi da decenni e il senso della storia dovrebbe mettere in guardia, soprattutto i piccoli risparmiatori» (John Kenneth Galbraith). «Come al solito i rialzi sono creati dagli investitori istituzionali, e i piccoli entrano quando il più è già stato fatto. Ma è una questione di ottica d’investimento: se un risparmiatore ”gioca” sull’azionario pensando di vendere entro un mese, allora è meglio che investa del denaro che è disposto a perdere, perché nessuno può prevedere il cammino dei mercati azionari. Se invece l’ottica è quella del lungo periodo, almeno otto-dieci anni, con possibilità di diversificare in tutto il mondo, allora negli ultimi venti anni nessuno ha perso mai» (Ennio Doris). «Emergono molti nuovi investitori che non hanno esperienza. Se la tendenza dovesse improvvisamente raggiungere una fase di stasi, se molti presi dal panico volessero improvvisamente abbandonare un mercato così affollato, allora si avrebbe un crac. Inoltre, i portafogli dei grandi investitori si internazionalizzano sempre di più. E se un grande mercato va a pezzi, si produce un effetto domino, si arriva al crac delle borse mondiali» (George Soros). Attenzione poi ai praticanti della bigger fool theory, filosofia per speculatori particolarmente cinici che consiglia di comprare un’azione sopravvalutata nella previsione che in futuro si trovi comunque un compratore abbastanza stupido e disposto ad acquistarla a un prezzo ancora più elevato.
• «Ma la Borsa non vola solo per questo. Le performance più clamorose, per esempio, sono state messe a segno dai titoli delle banche e delle telecomunicazioni. E non si tratta, almeno per ora, di rialzi nati per la sola atmosfera positiva generale: hanno, invece, motivazioni più importanti in fattori strutturali, come il processo di concentrazione e di privatizzazione avviato (ormai senza ritorno) che porta con sè la conseguenza, si pensi alle banche, del riordino dei conti, del miglioramento dell’efficienza e della crescita dei margini di redditività» Quando sarà finita anche la terza emissione di titoli Eni (la più grande della storia italiana con oltre 1 miliardo e 200 milioni di titoli collocati) l’ente guidato da Franco Bernabé avrà portato nelle casse dello Stato 27 mila miliardi e conterà su più di un milione d’azionisti. I soci finora hanno guadagnato molto: comprarono le azioni del primo collocamento, un anno fa, a 5.250 lire e se le ritrovano oggi oltre le 10.100.
• «Dietro il boom di piazza Affari c’è soprattutto l’estero: gli stranieri che sono tornati a Milano dopo mesi di assenza, e le Borse internazionali, Wall Street in testa, che vanno a mille. Non è certo passato inosservato l’attivismo della Templeton: il colosso americano del risparmio ha investito oltre due miliardi di dollari in Piazza Affari, circa 3.500 miliardi di lire. In portafoglio soprattutto Stet, Telecom, Fiat, Burgo, Ina, Fideuram».
• Il capitalismo italiano è «il più straccione di tutti». Secondo uno studio di Mediobanca nel periodo 1993-95 le 13 aziende italiane del campione hanno restituito ai soci, sotto forma di dividendi, solo l’11 per cento dei soldi chiesti come aumento di capitale. La media europea nello stesso periodo è stata del 126,5 per cento. Quella del Giappone del 249,9 per cento. In America non si riesce neanche a fare il conto perchè le imprese non solo hanno pagato i dividendi, ma con i soldi che restavano hanno comprato tante azioni proprie da superare l’importo destinato ai dividendi. Conclusione: «il nostro è un capitalismo che continua a viaggiare con la vecchia regola di Aldo Ravelli, mitico commissionario della borsa milanese: ”Agli asionisti te gli devi dare un tubo. Hanno già le asioni, vorranno mica anche il divedendo davvero?”».
• «Si sa che le aziende vanno avanti soprattutto con debiti, si fanno prestare soldi per fare cose nuove, e così crescono. Bene. Negli Stati Uniti, ad esempio, i debiti finanziari sono rappresentati per il 79,6 per cento da obbligazioni (cioè da impegni che le imprese hanno preso con il mercato) e solo per l’11 per cento da impegni verso le banche. In Italia è tutto rovesciato: le aziende italiane hanno solo il 15,4 per cento dei loro debiti finanziari rappresentato da obbligazioni mentre il 73,1 per cento dei debiti è verso le banche. Insomma, in America le imprese vivono sul mercato, in Italia vivono nell’anticamera delle banche. Sotto questo aspetto, in Europa siamo il capitalismo peggiore. Gli inglesi hanno solo il 36 per cento dei loro debiti finanziari con le banche: il 50 per cento è fatto di obbligazioni. I tedeschi il 33 per cento. Solo noi siamo fermi al 15 per cento di debiti in obbligazioni».
• Nel lungo periodo la performance delle azioni batte quella delle obbligazioni. Ciò non vale, almeno fino ad ora, nel caso italiano. Dal ’92 al ’96 la Borsa italiana è salita appena del 28%. Nello stesso periodo i listini di Wall Street e Zurigo hanno raddoppiato il proprio valore, Hong Kong e Stoccolma l’hanno addirittura triplicato. Francoforte è salita dell’83%, Madrid dell’82%, Londra del 62%.
• I pericoli per ora possono venire solo da oltre confine. «Da un’eventuale caduta di Wall Street e dalla Ue, pronta a riaprire il dibattito sull’Euro un giorno si e l’altro pure»(Alessandro Fugnoli). «I nostri esperti di New York continuano a ripetere che una correzione è possibile, ma un crash assolutamente no: c’è talmente tanta liquidità in giro che non ha altro posto dove andare se non nelle Borse» (Claudio Costamagna). «Il punto è che con i record dei mercati bisogna andarci piano. Di errori da euforia in passato ne abbiamo fatti tanti [...] Un guadagno dell’indice di borsa del 38% da Capodanno ad oggi è un fenomeno positivo, anche se porta con sé alcune anomalie [...] I nostri indici salgono perché l’Italia è più affidabile ma anche perché tradizionalmente, quando sui mercati c’è molta liquidità disponibile, alla fine l’ondata rialzista raggiunge anche l’Italia. Ma quando gira il vento, la fragile Italia è in genere anche il primo dei Paesi dai quali l’ondata si ritira con gli effetti destabilizzanti che abbiamo già più volte sperimentato sulla nostra pelle. Ecco perché dovremmo spendere questi mesi tranquilli a costruire la diga di un’economia strutturalmente sana» (Massimo Gaggi).
• «In molti altri mercati europei le prospettive non sono negative a breve, ma alla lunga per lo più risultano deboli. Tuttavia il mercato italiano merita un ragionamento a parte perché si è comportato con una certa indolenza rispetto agli altri mercati europei: non tanto quest’anno, ma soprattutto gli anni scorsi [...] Perciò ritengo che esistano vigorose potenzialità che il mercato italiano si sganci dagli orientamenti degli altri paesi [...] Se studiamo le statistiche risalendo sino al 1970 ci rendiamo conto che, di fronte alle correzioni manifestatesi nel mercato azionario americano e alle conseguenze che hanno avuto di riflesso sull’Europa, in media l’Italia si è sempre rivelata come il mercato che ha reagito meno negativamente [...] Nell’ambito dei mercati europei colpiti da una correzione negativa di Wall Street quello italiano statisticamente offrirebbe la miglior posizione di difesa» (Richard Davidson).