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 1997  giugno 02 Lunedì calendario

Varie guerre in corso sulla questione dell’Unione europea

• Varie guerre in corso sulla questione dell’Unione europea. Prima guerra: i banchieri contro i politici. Seconda guerra: i francesi contro i tedeschi (chi debba comandare alla fine sul continente). Terza guerra: i paesi a moneta debole (come l’Italia e la Spagna, che vorrebbero far parte del circolo di Maastricht fin dall’inizio) contro i paesi a moneta forte (Francia e Germania). Quarta guerra: gli americani contro gli europei, per impedire che l’euro sia così forte da soppiantare il dollaro nei traffici mondiali.
• Relativamente alla guerra dei banchieri contro i politici. Quando si dice ”banchieri”, si pensa soprattutto ai ”banchieri forti”, cioè i tedeschi e al loro capo Tietmeyer. Costoro governano una moneta forte, il marco, ed erano contrari alla moneta unica fin dall’inizio, perché la moneta unica (euro) sarebbe stata certamente più debole del marco. Come mai sarebbe stata più debole? Rispondiamo schematicamente così: la moneta unica è una specie di media tra le monete e se nel paniere delle monete ci sono monete che valgono poco, la moneta-media risulterà più debole. Gli italiani cambierebbero le loro lire con i redjust-kwanza, moneta dell’Angola?
• L’opinione dei banchieri è tutta contenuta nei famosi parametri di Maastricht: formule numeriche che garantirebbero forza alle monete capaci di rispettarle. E se il mantenimento di queste formule costasse posti di lavoro e producesse in definitiva una diffusa miseria? Ci sarà tempo di uscire dalla miseria una volta che i conti saranno messi in ordine e le monete saranno forti, è la risposta dei banchieri. Ma i banchieri non si presentano alle elezioni. E se un uomo politico fa suo il punto di vista dei banchieri e con quello si presenta agli elettori, perde (Chirac, a un tratto trombato dai francesi a favore di Jospin che, senza mai averlo detto, ha tuttavia dato l’impressione di non aver fatto suo il punto di vista dei banchieri, anzi).
• Esiste un modo per rispettare i parametri di Maastricht ed essere ammessi al club senza imporre sacrifici ai propri elettori ed essere perciò trombati al momento del voto? Esiste. Basta truccare la contabilità e far risultare tra le attività voci improprie. Un politico che voglia far questo deve però sottomettere alla propria volontà i banchieri, cioè deve far perdere ai banchieri la propria autonomia. L’ attacco dei politici ai banchieri è generale in tutta Europa: il ministro delle Finanze Waigel vuole ad ogni costo che nel Bilancio della Banca tedesca (Bundesbank) l’oro risulti iscritto a un valore superiore a quello dell’anno scorso. Questo porterebbe la Banca tedesca a registrare un utile. E la legge di quel paese vuole che gli utili della Banca vengano trasferiti allo Stato. Che perciò potrebbe risultare, contabilmente parlando, meno indebitato di quello che è. Ecco il commento sulla faccenda dell’economista premio Nobel Franco Modigliani: «I tedeschi sono dei buffoni. Non sanno cosa vuol dire la contabilità, non conoscono, o fanno finta di non conoscere, il concetto di deficit e la differenza tra spese correnti e entrate correnti. Rivalutare le riserve non è un’entrata corrente, è solo una buffonata ed è molto peggio delle buffonate che ha fatto l’Italia. Buffonate per le quali ho tirato le orecchie a Ciampi e al governo per la manovra bis, per il prelievo sul tfr, che non è una cosa seria. Ma i tedeschi sono peggio di noi» (Franco Modigliani).
• Altri commenti. «L’operazione di rivalutazione decisa dal governo tedesco è molto grossolana per almeno due motivi che possiamo italianizzare per renderli più comprensibili: 1) l’oro è di proprietà della società per azioni Banca d’Italia e non dello Stato italiano. Se questa distinzione cade, diventa inutile ogni separazione giuridica del ”debito pubblico”. Potremmo affibbiarlo tutto alla Banca d’Italia e dire che da quel momento sono affari del dottor Fazio invece che del dottor Ciampi. Ma non si può [...] perché l’oro è iscritto all’attivo dello stato patrimoniale della Banca d’Italia ed è valutato al 31 dicembre di ogni anno; 2) stato calcolato recentemente che con tutto l’oro della Banca d’Italia si coprirebbe forse il 2% del debito pubblico, come a dire: meno di un semestre di interessi. Quindi lasciamo perdere, perché l’oro non serve più a niente» (Pietro Bonazza).«Anche se la revisione fosse effettuata immediatamente, la plusvalenza dovrebbe essere iscritta nel bilancio 1997 che la Buba approva nell’aprile 1998, troppo tardi per alleggerire il deficit dell’anno prima».Non è escluso che il principio della rivalutazione finisca per riguardare anche i 22 miliardi di dollari delle riserve tedesche, pure contabilizzati a livelli assai inferiori a quelli di mercato (1,36 marchi per un dollaro contro l’attuale cambio a 1,70).
• «Se la Germania rivaluta l’oro, noi rivaluteremo monumenti e bellezze artistiche» (Clemente Mastella).
• E tuttavia, più del trucco contabile per entrare a Maastricht quello che Kohl sta cercando di fare è probabilmente diminuire il potere della Banca, cioè far prevalere la politica. una linea generale in Europa: «Il problema ha cominciato a farsi grave per la Bundesbank quando la madre di tutte le banche centrali, la Banca d’Inghilterra, è stata inopinatamente privata dal nuovo governo laburista della gestione del debito pubblico e della vigilanza sulle banche [...] La prevista vittoria della sinistra in Francia ha aggravato il problema, promettendo una ulteriore rivincita dei politici sui banchieri. [...] La sortita del governatore Tietmeyer è dunque un tentativo di forzare un blocco che rischia di divenire più minaccioso ogni giorno che passa» (Marcello De Cecco). Anche in Italia è in atto uno scontro tra banchieri e politici, oggetto il potere di vigilanza della Banca d’Italia. Un progetto attualmente in discussione prevederebbe di trasferire questo potere alla Consob o ad un’apposita authority.
• La Bundesbank può però rovinare i piani di Kohl, ad esempio alzando i tassi d’interesse nei prossimi 6-12 mesi, creando così le condizioni perché i socialdemocratici della Spd vincano le prossime elezioni (autunno 1998).
• «Le analisi degli operatori finanziari prevedono che in caso di vittoria delle sinistre in Francia, Parigi riapra immediatamente il tavolo delle trattative con i partner europei, e segnatamente con la Germania, per rinegoziare gli accordi di Maastricht in chiave meno restrittiva e per rilanciare l’occupazione. Ma Bonn potrebbe anche non accettare le richieste francesi: di qui nascerebbero il rinvio, o con ogni probabilità il naufragio dell’Euro, nel qual caso il marco tornerebbe a far valere la propria potenza grazie al desiderio di stabilità monetaria della Germania» Gianfranco Modolo.
• Un accordo tra Kohl e Jospin per ridefinire l’Unione monetaria tenendo conto dell’occupazione non sarebbe facile: il programma del francese prevede una riduzione in tre anni della settimana lavorativa a 35 ore, a parità di salario. Quest’ipotesi, ovviamente, fa discutere. Un esempio: «Sarà una catastrofe nazionale, il suicidio dell’economia francese. pazzesco il loro obiettivo di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore, pagate come 39. stupido considerare l’occupazione come una quantità fissa, pensare che tagliandola in fette sempre più sottili si moltiplicano i posti» (Jacques Calvet, presidente del gruppo Psa-Peugeot Citroen).
• Il successo delle sinistre francesi determinerebbe il rafforzamento delle posizioni contrarie a un’impostazione di rigore nella politica di bilancio e renderebbe più incerto il cammino dell’Unione Monetaria. In Italia, ad esempio, Bertinotti crederebbe di poter uscire dalla ”prigione” di Maastricht; Antonio Fazio, che deve cautelarsi da un’impennata dei tassi d’interesse europei, non farebbe scendere i nostri tassi d’interesse.
• da tenere presente che il leader socialista, Lionel Jospin, alla fine di aprile ha firmato, in vista delle elezioni, il cosiddetto ”Accordo comune” con il Partito comunista francese nel quale venivano fissate tre condizioni: la Francia non entra nell’Unione monetaria senza l’Italia e la Spagna; il patto di stabilità deve essere sostituito con un patto di solidarietà e di crescita; istituzione di un governo economico in grado di bilanciare il potere della futura Banca centrale europea. [...] Condizionare l’avvio dell’Uem all’ingresso di Italia e Spagna non può che farci piacere. Ma siccome l’Italia arranca nel rispetto dei parametri, questa condizione potrebbe tradursi, nei fatti, o in un annacquamento dei parametri o in un rinvio per tutti dell’Uem. Sostituire il patto di stabilità (che fissa limiti invalicabili di spesa pubblica e di rigore macroeconomico) con un patto di solidarietà e di crescita (che indica invece la volontà di allentare i cordoni della spesa pubblica per rilanciare l’economia) esprime la preferenza per una gestione meno attenta alla stabilità nel tempo del valore della moneta. E infine, sull’istituzione di un governo economico europeo, nulla da dire: è già prevista dal trattato di Maastricht. [...] Se il Ps, per raggiungere la maggioranza dei seggi, avrà bisogno dei voti del Movimento dei cittadini di Jean Pierre Chevénement e, soprattutto, dei comunisti di Robert Hue, le cose, sul piano delle prospettive dell’euro, si metteranno davvero male» (Pierluigi Magnaschi).

• Possibili collegamenti con l’allargamento ad Est della Nato e dell’Unione Europea. «Due settimane fa, il Presidente degli Stati Uniti ha concluso un accordo strategico con la Russia che, di fatto, scavalca l’Europa e ripropone il primato americano sul continente europeo» (Mario Deaglio). «L’operazione Nato, per esempio, consolida la presenza politica dominante degli Stati Uniti in Europa, e configura un sistema transatlantico di sicurezza e commerci a guida americana che incorpora la Russia, lasciando in posizione subordinata l’Unione Europea» (Rodolfo Brancoli). Oppure: «La Germania preme per procedere all’allargamento della comunità ai paesi dell’Est europeo (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Croazia) ed è dibattuta, all’interno degli ambienti finanziari e industriali, se accettare o meno l’Italia sin dall’inizio nella moneta unica. La Francia teme, non senza ragione, che un allargamento ai Paesi dell’Est europeo senza più forti istituzioni politiche comunitarie e innanzitutto con un euro che lasciasse fuori per alcuni anni l’Italia o altre nazioni, determinerebbe uno squilibrio intollerabile a favore dei Paesi del centro europeo sotto la guida della grande Germania. Di qui la scelta francese di porsi come ”tutore” delle aspettative italiane ma anche della Spagna e del Portogallo per poter fare da contrappeso alla crescente potenza di economie come quelle del Benelux, della Danimarca, dell’Austria, dell’Ungheria, della Repubblica Ceca e della Polonia che sono già fortemente integrate con la Germania di Kohl» (Geronimo).
• «Io vedo tre tendenze. La prima, che non ha niente a che vedere con l’Europa ma è mondiale, sta nel fatto che i governi sono costretti a rivedere le politiche delle tasse e della spesa: ed è una revisione dolorosa. La seconda è che è diventato evidente che l’Unione monetaria è un’idea lanciata da una piccola classe politica, addirittura da pochi governi e mai accettata dai cittadini. La terza tendenza è molto seria: io vedo un’Europa che si sgretola, vedo il ritorno di ostilità tra Paesi, vedo che la fine della Guerra Fredda ha fatto tornare in superficie i risentimenti del passato. Il mix delle tre tendenze ha un impatto emozionale forte» (Ralf Dahrendorf).