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 1997  maggio 12 Lunedì calendario

Il computer è un cretino

• Il computer è un cretino. «Peccato che sia un inganno questa sfida fra superman e supercomputer. Peccato che questo Deep Blue II non sia affatto un Lucifero al silicone deciso a ribellarsi contro il suo creatore uomo, ma sia ancora, e soltanto, un formidabile cretino che sa fare i conti molto in fretta. Deep Blue non capisce, non ha opinioni, soprattutto non impara dai suoi errori. Esso si limita a calcolare milioni di probabilità basate sulle istruzioni che cinque programmatori umani, grandi maestri di scacchi pagati dall’Ibm, gli hanno dato e che essi modificano dopo ogni partita con Kasparov. Senza i suoi programmatori sarebbe nient’altro che un costosissimo tostapane [...] Ricordate il Mago di Oz? La scoperta finale che dietro il macchinario immenso e terribile c’è un omino bislacco e timido che ne manovra le leve? Profondo Blu è esattamente questo, come lo sono tutti i calcolatori elettronici del mondo, siano essi umili come il ferrovecchio che nostra figlia usa per giocare, o presuntuosi come la scatola blu che macina 200 milioni di possibili mosse al secondo». (Vittorio Zucconi).
• Questioni interessanti relativamente al match tra Kasparov e un computer all’Equitable Center di New York. Primo: se la macchina sia o no più intelligente dell’uomo. Secondo: se sia tutta una montatura pubblicitaria messa in piedi dalla Ibm. In questo secondo caso: sarebbe più conveniente, dal punto di vista della comunicazione, una vittoria finale di Kasparov o una del computer? E Kasparov ha veramente perso la partita che ha perso o ha lasciato vincere il computer per mantenere viva la suspense?
• Kasparov fa pubblicità al computer. «Garry Kasparov ha accusato il supercomputer Deep Blue di barare. Il campione di scacchi, che sta mostrando crescenti segni di nervosismo nella sua sfida a New York contro il cervello elettronico, ha insinuato che ”Deep Blue” avrebbe rivelato strani ”segni di intelligenza” umana nella seconda partita della serie, conclusasi con una brillante vittoria del computer». Dopo il pareggio nella terza partita il campione ha commentato: «La partita mi ha ricordato il gol di mano di Maradona nella sfida dei mondiali con l’Inghilterra. Maradona disse che era stata ”la mano di Dio”. Ebbene, domenica ”Deep Blue” ha giocato come un Dio. Ha fatto delle mosse impensabili per un computer».
• Kasparov fa pubblicità al computer. Kasparov: «Quando attacco il re dell’avversario, so che la sua adrenalina comincia a correre, il cuore batte più forte, e può commettere un errore». «Sono stanco. Se stessi giocando un normale incontro, a questo punto il mio avversario sarebbe esausto anche lui. Questo qui invece continua a giocare con la stessa forza dell’inizio». «Un pezzo lasciato per un paio di mosse incustodito, una momentanea accettazione della minaccia al proprio re, con un giocatore normale non sono nulla ma con il computer diventano errori micidiali perché lui può calcolare milioni di mosse in un minuto».
• «’L’orologio, l’orologio” ha esclamato a un certo punto Maurice Ashley, il Gran Maestro che stava curando la telecronaca, e per la sua audience quel grido è stato il segnale che tutti si aspettavano. Se Garry Kasparov, il campione del mondo di scacchi, aveva ripreso il suo orologio dal tavolo e se lo era di nuovo sistemato al polso, voleva dire che ormai si sentiva sicuro di vincere. Quel gesto - tutti gli appassionati lo sanno - è sempre il preannuncio della sua imminente vittoria, e infatti di solito getta nella costernazione i suoi avversari. In questo caso Deep Blue, il computer contro cui stava giocando, è rimasto indifferente perché i computer non hanno emozioni. Ma il risultato è stato lo stesso. Altre tre mosse e i programmatori di Deep Blue hanno dato ordine alla propria creatura di abbandonare [...] Kasparov si offriva all’applauso del pubblico con le braccia alzate, come fanno i pugili sul ring».
• «Garry Kasparov fissa la scacchiera come se vivesse in un sogno, anzi in un incubo. Poi batte le mani sul tavolo da gioco, si alza ed esce di scena a testa bassa: partita persa per abbandono». (Settembre ’94, Kasparov, giocando forse con troppa sufficienza, è battuto dal programma Genius II, che gira su un computer Intel Pentium). Come si è sentito, quando ha visto il computer prevalere? «Tremendamente male. L’ho considerata l’esperienza più umiliante di tutta la mia vita».
• «Mentre Deep Blue dipende da controllori umani, Kasparov dipende sempre più dal computer. Non nasconde che si allena facendo uso di una macchina che migliora le sue capacità di previsione: ”Attualmente, tutti i campioni si affidano ai computer per imparare. Il computer aumenta la mia creatività dandomi una mano nella razionalizzazione delle scelte. Oggi impiego dieci minuti per ottenere risultati che un tempo mi richiedevano ore”. Kasparov è diventato un vero fanatico del computer».
• Questo incontro è truccato? La frustrazione di Kasparov è stata aumentata dalla scoperta che la sconfitta nella seconda partita era evitabile. Il campione ha concesso la vittoria a Deep Blue, dopo 45 mosse, senza accorgersi di una mossa che gli avrebbe consentito di ottenere un pareggio, dando scacco perpetuo al re avversario.
• Questo incontro è truccato? L’ex campione del mondo Anatolij Karpov, interrogato sul livello di gioco del match, ha risposto: «Infantile» (testimonianza del presidente onorario della Federazione scacchistica italiana, Nicola Palladino, che lo ha sentito per telefono la settimana scorsa).
• Kasparov è in crisi come campione e sta spremendo tutto quello che c’è da spremere prima che sia troppo tardi? Kasparov è il campione del mondo di scacchi. Se si chiede a Nicola Palladino quanto sia forte, risponde che «crede di essere forte come il Tomba di due anni fa. Ma, in realtà, vale più o meno il Tomba di oggi».
• Quanto ha investito l’Ibm. L’Ibm ha investito finora quattro miliardi nelle sfide tra un computer e il campione mondiale di scacchi. Per arrivare al primo match (l’anno scorso) ci sono voluti cinque anni. I ricercatori erano dell’università di Carnegie Mellon, li coordinava un esperto di supercalcolatori. L’Ibm si vanta del fatto che, in questa fase, non lavorò sulla macchina nessun maestro di scacchi. Spiegazione: Deep Blue è matematica pura, capace di fare qualunque cosa, dal controllo del traffico in aeroporto all’analisi dei dati finanziari. La versione di Deep Blue contro cui sta giocando adesso Kasparov è capace di analizzare duecento milioni di mosse al secondo e di prevedere gli eventuali sviluppi di ogni combinazione fino alla settantaquattresima mossa successiva. In pratica si tratta di analizzare quaranta miliardi di posizioni ad ogni mossa. Gli sono state ficcate dentro anche le partite più importanti giocate negli ultimi cento anni. Altre caratteristiche: età, otto anni; altezza, due metri e cinque; peso, 650 chili; microtransistor, 250 milioni; alimentazione, elettrica; raffredamento, tramite ventilatori.
• Il computer è un cretino. «Le differenze tra il modo di pensare degli uomini e quello dei calcolatori sono ben maggiori di quante siano le affinità: il calcolatore procede come i mandarini cinesi, con una serie enorme di passettini minuscoli e rigidi, mentre il cervello avanza come un saltatore di triplo, con un piccolo numero di balzi lunghi e fluidi. Per questo motivo i programmi per gli scacchi non giocano affatto, nel senso che noi diamo alla parola: perché gli uomini non memorizzano volumi di aperture, finali e partite, né analizzano milioni di mosse prima di muovere. Le sfide con i computer sono dunque di interesse relativo: quando anche essi vincessero, e lo faranno certamente fra breve, non si tratterà d’altro che della vittoria di un motore a reazione contro un battito d’ali». (Piergiorgio Odifreddi).
• Il computer è un cretino? «Con un calcolatore classico per trovare i fattori primi di un numero di 200 cifre occorrerebbero due miliardi di anni; con un calcolatore quantistico basterebbe una frazione di secondo. Nel primo caso saremmo davanti a un classico problema intrattabile, che diventa trattabile nel secondo. [...] Un calcolatore classico è in grado di elaborare un input alla volta, sia pure con grande rapidità; per accrescere la velocità di calcolo dei computer le dimensioni devono essere sempre più piccole in modo che i singoli componenti possano comunicare tra loro in tempi sempre più brevi. La prossima frontiera prevede di utilizzare come componenti atomi e particelle subatomiche, un livello in cui la meccanica quantista, la teoria fisica che si occupa delle interazioni delle particelle elementari, offre possibilità sorprendenti. Secondo le premesse teoriche un calcolatore quantistico potrebbe lavorare contemporaneamente su più input di sovrapposizione. ”Ciò è la conseguenza del fatto che una particella ’classica’ è qui o là mentre una particella quantistica può essere in più posti nello stesso tempo, e che quindi un calcolatore quantistico può essere in più stati nello steso tempo” (Giuseppe Castagnoli). E l’intelligenza artificiale? Sarà il calcolo quantistico la strada per creare macchine capaci di funzionare come il cervello umano? Su questo punto Sir Penrose è categorico: ”Certamente sarà possibile costruire macchine molto più avanzate. Ma il cervello umano è un’altra cosa; si può parlare di intelligenza in senso proprio solo quando vi è attività cosciente e capacità di giudizio. Un traguardo che nessun computer potrà mai raggiungere”».
• Il computer non è un cretino. «Si chiama Magnus ed è un computer davvero senza uguali: sa di essere vivo, apprende dalla realtà circostante, sembra persino possedere un barlume di libero arbitrio. Il primo computer cosciente è stato messo a punto a Londra da ricercatori del prestigioso Imperial College con a capo il prof. Igor Aleksander e rappresenta una tappa potenzialmente cruciale nella lunga marcia verso un mondo affollato di macchine intelligenti e umanoidi artificiali. [...] Frutto di sei anni di studi costati circa un miliardo e duecento milioni di lire, la creatura informatica del prof. Aleksander è programmata usando l’avveniristica tecnologia delle reti neurali: invece di reagire meccanicisticamente ai comandi sulla base del software immesso, opera come se fosse costituita da cellule del sistema nervoso umano e viene pertanto addestrata a svolgere certe funzioni. La capacità di apprendimento consente a Magnus di associare oggetti e nomi nelle simulazioni virtuali e il ”Sunday Telegraph” si è spinto a parlare di computer che sa di essere vivo in quanto la macchina capisce i risultati delle sue azioni. Questa consapevolezza comporta anche un briciolo di libero arbitrio perché Magnus è in grado di valutare una gamma di possibili azioni e optare per quella che considera la migliore. [...] Il prof. Aleksander ha dato alla macchina lo stimolo della fame e ne ha così scoperto l’istinto all’egoismo: Magnus sceglie sistematicamente per sè il piatto migliore».