Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 maggio 1997
«I cittadini non possono indicare le specifiche finalità per le quali vogliono che siano usate le loro tasse» e dunque «è lecito anzi doveroso pagare le tasse al cento per cento» (John Finnis)
• «I cittadini non possono indicare le specifiche finalità per le quali vogliono che siano usate le loro tasse» e dunque «è lecito anzi doveroso pagare le tasse al cento per cento» (John Finnis).
• «Come si devono comportare i cattolici di fronte al pagamento delle imposte, quando una parte di esse ”è destinata ad attività riprovate dalla Chiesa, come la propaganda antinatalista e antifamiliare, la corsa agli armamenti, la repressione dei diritti sociali o della libertà religiosa?”. un interrogativo che si pone un articolo che verrà pubblicato domani dall’’Osservatore Romano”, il cui testo è stato distribuito - fatto piuttosto insolito - oggi dalla Sala stampa vaticana. La nota non firmata prende spunto dalla recente pubblicazione di un libro da parte delle Edizioni Domenicane di Bologna: I cattolici e la società pluralista. Il caso delle leggi imperfette...».
• «In Italia le imposte di scopo - buono o cattivo che sia - non esistono e, fatta eccezione per alcune addizionali utilizzate a volte per fronteggiare spese straordinarie dovute a calamità o altre emergenze, le tasse finanziano l’Erario e l’Erario finanzia la spesa pubblica. Perché allora non preoccuparsi dell’atteggiamento che i cattolici devono assumere rispetto a ”spese” ingiuste?» (Vincenzo Visco, ministro delle Finanze).
• «Le tasse e i problemi fiscali sono problemi trattati abbastanza marginalmente dalla dottrina della Chiesa cattolica. Tuttavia le indicazioni su questa materia sono state finora piuttosto chiare. dovere dei cristiani pagare le imposte. Il nuovo catechismo universale, voluto da Giovanni Paolo II nel 1992, definisce ”un peccato” l’evasione fiscale. Ed è questa una linea su cui si sono assestati i teologi cattolici. Del resto, già negli anni Sessanta, l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII esortava all’obbedienza fiscale anche se sottolineava la necessaria equità delle tasse e il problema di una giusta distribuzione dei beni. Per la Chiesa è compito dei legislatori cattolici vigilare perché poi il gettito fiscale sia usato in modo corretto. In un libro del 1995, Etica fiscale, il teologo Gino Concetti sottolinea come in un regime democratico ”la politica fiscale venga stabilita dal Parlamento, organo sovrano eletto dal popolo”. I cittadini, dunque, sono tenuti a rispettarla. Ogni forma di evasione è, a suo avviso, da condannare. Se una determinata politica fiscale è ritenuta ingiusta, o finalizzata a scopi non condivisibili (fu il caso del finanziamento della guerra americana in Vietnam), i cittadini hanno - secondo padre Concetti - tutti gli strumenti atti a modificarla, senza però ricorrere all’obiezione fiscale».
• «Molti cittadini comuni vivono con angoscia, più che i problemi politici cronici che affliggono il nostro Paese, la miriade di astruserie, intoppi, regole vessatorie sperimentate sulla propria pelle nel contatto quotidiano con la burocrazia».
• «Non pagare le tasse è un diritto. Non è un reato seguire la propria coscienza e dire no alle imposte che andrebbero a favore degli armamenti militari. Oppure rifiutare di pagare le quote riservate alle pratiche abortive [...] un sacrosanto diritto rifiutarsi di finanziare attività che non si condividono. Nella nostra comunità sono molti i ragazzi che scelgono questa obiezione di coscienza. Che detraggono nel pagamento del 740 le quote percentuali riservate, per esempio, alle spese militari. un’operazione che a volte crea problemi, si incorre in denunce, pignoramenti, ma quando è motivata dalla coscienza diventa un gesto nobile. [...] Non può e non deve essere una scorciatoia per intascarsi illegalmente il denaro. Insomma, quei soldi vanno accantonati e poi inviati al presidente della Repubblica chiedendogli che vengano destinati ad altre attività, a spese sociali, alla lotta contro l’Aids per esempio. Non solo, al capo dello Stato sarà anche chiesto di rendere conto di quelle spese. E sappiamo tutti che le attività, i settori che hanno bisogno di denaro sono tanti, tantissimi». (Don Oreste Benzi).
• «Sciopero fiscale? No, non credo sia una buona idea. Se fosse davvero praticata da tutti i cittadini metterebbe in pericolo l’esistenza stessa dello Stato. Dire no alle tasse perché non si condividono i fini è un’idea azzardata. E poi, se i cattolici si unissero in questa protesta, ciascun gruppo potrebbe per qualche motivo decidere per l’evasione. Io ci starei molto attento. [...] Il problema è che in Italia le tasse sono diventate insopportabili. Lo Stato ormai si prende tutto. E in un certo senso evadere le tasse diventa un problema di legittima difesa. Così come è doveroso difendersi da un’aggressione ingiusta, diventa un dovere difendersi da uno Stato che è diventato predone. Se potessi, personalmente, cercherei di evadere le tasse, ma purtroppo il mio lavoro non me lo permette» (Vittorio Messori).
• «In effetti negli anni in cui la Democrazia cristiana c’era e corrompeva e occupava lo Stato, dei dubbi del genere non sono mai venuti all’’Osservatore Romano”».
• Nel 1986, fatti uguali a cento i soldi spesi per il proprio sostentamento o piacere da ogni italiano, i soldi dati allo Stato non arrivavano a 50. Nel 1996, per la prima volta nella nostra storia recente, gli italiani hanno speso più denaro in versamenti allo Stato che in cibo, vestiario e piaceri personali (956.873 miliardi contro 867.104).
• Secondo l’Ocse abbiamo l’amministrazione finanziaria più mastodontica, inutile e costosa del mondo. Ogni anno per incassare circa 450 mila miliardi di imposte dirette ed indirette spendiamo 21 mila miliardi, cioè il 4,6 % del totale. Significa che per ogni 200 lire di gabelle pagate quasi 10 servono per mantenere i gabellieri ed i loro uffici. Il fisco vanta 83.000 dipendenti, uno ogni 690 abitanti. L’efficientissima struttura degli Stati Uniti se la cava con 90.000 uomini, cioè uno ogni 2.892 abitanti; in Giappone ne bastano 53.000, uno ogni 2.354; in Francia 80.000, uno ogni 707; in Gran Bretagna 55.000, cioè uno ogni 1.028 abitanti. L’Ocse sostiene che il fisco italiano è caratterizzato da un alto grado di frammentazione organizzativa e da alti costi di riscossione.
• «Sono un lavoratore dipendente, ho sempre pagato tutte le tasse, giuste o ingiuste, fino all’ultimo centesimo, e quindi pagherò anche la tassa per l’Europa: forse un giorno ne trarrò dei benefici. Devo tuttavia pagare questa tassa anche per mio padre deceduto nell’ottobre del 1996. Escludo che lui ne possa trarre dei benefici futuri, ma chi ha pensato di applicare l’Eurotassa anche ai defunti?». Lettera di Marco Milanese, Basiglio (Mi).