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 2004  luglio 11 Domenica calendario


Ogni guerra ha un bagaglio di leggende, false notizie, voci, dicerie che si diffondono tra i soldati di ogni grado

• Ogni guerra ha un bagaglio di leggende, false notizie, voci, dicerie che si diffondono tra i soldati di ogni grado. Una lunga tradizione in tal senso accompagna da sempre i conflitti tra gli uomini. La prima guerra mondiale non fece eccezione. Emblema della modernità in tutta la sua essenza, in ogni suo aspetto, la guerra di trincea rappresentò paradossalmente, al livello dei rapporti tra gli uomini, un ritorno a forme di comunicazione orali proprie di epoche molto lontane. In un terreno di coltura ideale fatto di alienazione, terrore e ignoranza fiorirono varie false notizie. Alcune erano frutto delle contingenze, altre erano il percolato di antiche tradizioni popolari. C’erano poi le bugie del singolo che si propagavano, il telefono senza fili che ingigantiva ogni piccola cosa e pure, ma in piccola parte, le notizie diffuse dolosamente da provocatori di mestiere.
• è finita! Una delle forme di propaganda più nocive pare sia quella di far serpeggiare negli ambienti, nelle trattorie e nei ritrovi che i militari frequentano, discorsi e dicerie sulla imminente fine delle ostilità e sulla necessità di una pace ad ogni costo [...]. Fra le regioni dove disfattisti e pacifisti ad oltranza trovano buon campo d’azione vengono segnalati il Piemonte e la Toscana. Da queste regioni gli stessi soldati, che dai depositi vanno a raggiungere i reparti mobilitati sul fronte, porterebbero il velenoso fardello di idee e propositi uditi nel paese. Ministero dell’Interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Servizio informazioni del comando supremo, informazione per il presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando.
• Con noi ci fanno saponi Una grande discussione c’è stata tra ufficiali (in questi giorni di maggio, 1917) a proposito delle notizie date dal quotidiano Corriere della Sera e tratte dalla stampa straniera, riguardo alla utilizzazione di cadaveri di bestie e di soldati, per la fabbricazione (ciò avviene in Germania, naturalmente) delle materie grasse nessarie alla produzione della glicerina, e d’altro. Molti non credevano. Io si. Io credo tutto. Sottotenente A. Agabiti, taccuino personale del 1917.
• l’uomo delle montagne Corre voce, confermata da alcuni terrazzani, che un uomo si aggira continuamente sui monti facendo segnalazioni sospette: stendendo per terra, in territorio visivo, grandi fogli di carta colorata che dovrebbero servire da guida agli aeroplani, e sparpagliando piccoli foglietti riproducenti falsi ”Bollettini Ufficiali” dai quali risultano inverosimili sconfitte italiane. Molte nostre pattuglie esplorano continuamente senza però riuscire a rintracciarlo. Questo tipo sospetto si camufferebbe da vecchio con barba ora lunga, ora corta, poi da giovane, e si vestirebbe bene, poi male, insomma continuamente cambia connotati. [...]. Un montanaro è venuto al comando e ci ha dato spiegazioni sul modo di poter arrestare o fucilare quel tipo che si aggira sui monti. Archivio diaristico nazionale, diario di Bianchi Giuseppe, in data 27 e 29 agosto 1915.
• Caporetto E’ stato un complotto Mi si riferisce che si andrebbe facendo fra la truppa, specie nella zona del Grappa, una propaganda diretta a mettere i soldati contro gli ufficiali, dipingendo questi come gli unici responsabili del rovescio di Caporetto. All’uopo si darebbe grande evidenza alle voci che pure furono diffuse, per le quali non la ritirata, ma addirittura lo sbandamento sarebbe venuto per ordine degli ufficiali, e così pure l’abbandono delle armi. Telegramma del presidente del consiglio dei ministri, Vittorio Emanuele Orlando, al capo di stato maggiore Diaz dell’aprile del 1918.
• regalo di Natale Risulta a questo comando, per informazioni di varie fonti, che si tenta di far circolare fra le truppe la voce che per il 25 dicembre si avrà la pace. Occorre appena ricordare l’analoga voce, fatta correre in un recente passato, che la pace si sarebbe avuta per il 25 ottobre. Circolare riservatissima del 30 novembre 1917 del capo di stato maggiore dell’esercito Diaz ai comandi di armata e di divisione e al ministero della Guerra.
• ufficiale traditore Il 28 corrente fui informato essersi diffusa in alcuni comuni della Valtellina, e specie a Tirano, l’infondata notizia di avere lo Stato Maggiore della divisione di Edolo affidato ad un soldato un plico contenente i piani del Tonale, per essere portati al nemico, dando ingiunzione a questo di uccidere il messaggero del plico. Ma costui, lettone il contenuto, ritornava sui suoi passi e uccideva l’ufficiale mandatario. La notizia pervenuta in Valtellina a scopo disfattista parte da militari di Edolo ed ha prodotto senso di sgomento nella popolazione civile e di sfiducia nei militari delle classi più creduli. Il 28 stesso mandai sul posto questo Commissario Cav. Wenzel, il quale stamani è ritornato dopo di avere accertato che la stessa notizia fu data nel novembre dell’anno scorso, subito dopo Caporetto, da alcuni soldati valtellinesi ad una signora residente a Milano; una patriottica donna, che tanto benefica i militari al fronte. Detta signora ne parlò ad un magistrato, e questi all’Arma dei Carabinieri Reali, che indagò infruttuosamente. La cosa allora fu tenuta segreta e non se ne ebbe sentore nemmeno in questo ufficio. Il fatto di ridestarsi questa stessa notizia con tanta propagazione, fa pensare al determinato proposito dei nostri nemici di sgomentare le masse ignoranti civili e militari, e poiché in novembre le indagini non furono approfondite, avrei in animo di farlo ora, facendo interrogare dallo stesso Commissario Wenzel, a Milano, la signora cui si accenna, tanto più che il magistrato che la conosce afferma che se quella signora è interrogata con garbatezza, potrebbe fornire preziose notizie, a causa del contatto continuo e benefico che conserva coi militari in specie di truppa. Raccomandata riservatissima del 30 marzo 1918 del prefetto di Sondrio al ministero dell’Interno.
• Il grappa è infrangibile Una gentile e graziosa leggenda si propaga con fede tra i soldati combattenti nella zona del monte Grappa. La difesa del monte Grappa da parte degli italiani è infrangibile, poiché il valore dei soldati, già grande, è ingigantito e protetto dalla santa memoria di Papa Sarto. Da quale fonte scaturisce questa leggenda? Ecco di che si tratta. Per volontà di Papa Pecci, e con denaro raccolto nelle parrocchie del Veneto, fu fatta costruire sul monte Grappa una chiesetta votata alla Madonna [...]. La chiesetta fu terminata nel 1901. In quell’anno, il santo uomo, Giuseppe Sarto, Cardinale Patriarca di Venezia, da Bassano, partì in pompa magna, su una mula bianca, circondato da parroci e sacerdoti e spesse turbe di fedeli delle diocesi circostanti, e s’avviò al monte. La notte riparò a mezza via. Il mattino seguente ascese alla vetta, e qui consacrò la chiesetta con funzioni religiose e disse la messa, ascoltata con devoto fervore, dalle moltitudini presenti. Poi fece scoprire una lapide murata su una parete della chiesetta con iscrizione dettata da Papa Pecci. Il Cardinale Patriarca Sarto, che fu poi Papa Pio X, morto per i fedeli in credito di santità, straziato dalla terribile guerra, nelle campagne del Veneto è oggetto di culto pietoso. Da questo fatto è nata la leggenda che fortifica l’eroismo dei nostri cari soldati. Servizio informazioni del comando supremo, lettera anonima, 23 gennaio 1918.
• la leggenda di Pio X Pio X non è morto, ma è vivo ed è prigioniero di Guglielmo. Secondo altri, Pio X è in Austria ove col suo denaro aiuta la guerra. Un’altra più gentile corse di bocca in bocca in questi ultimi tempi [...]. Apparve un giorno - racconta la leggenda nella forma più comune - ad un pastorello un vecchio venerando, e gli chiese alcune pecore del suo gregge. Questi va dal padre che al racconto del fanciullo, riconosce trattarsi di Pio X. E il padre gli dà ordine di dare al defunto Papa, apparso miracolosamente, quante pecore vuole, e Pio X trasceglie quattro pecore; ed incomincia, ad onta delle proteste del fanciullo, a buttarne una nel burrone, poi una seconda, poi una terza, e alfine la quarta si pone sulle spalle e porta con sé. Dicono i soldati che, mentre Pio X non ha voluto salvare le altre nazioni, invece salva l’Italia che è raffigurata dalla pecorella che si è posta sulle spalle. A. Gemelli, Il nostro soldato. Saggi di psicologia militare, Treves editori, 1917.
• terremoto in calabria Tra le nostre truppe combattenti viene diffusa ad arte la notizia di un terremoto che avrebbe colpito in questi giorni la Calabria, producendo danni pari a quelli del 1908. La notizia è assolutamente falsa e rappresenta soltanto un misero espediente del nemico. Comunicato dell’agenzia Stefani, giugno 1915
• Salame di bimbo Nei comuni di Borgara Torinese e Caselle Torinese è stata diffusa la voce della scomparsa di bambini destinati ad essere ridotti in salami. Tale diceria corse in questa città, per brevissimo tempo, nei primi giorni del passato maggio. Lettera del prefetto di Torino del 12 giugno 1918 al ministero dell’Interno.
• Meteore, tramonti e comete Molte leggende hanno carattere meteorologico. E si capisce come certi tramonti dalle tinte strane, ovvero certi fenomeni di luce accompagnanti il sorgere del sole non possono non scuotere la fantasia del popolo. Altri segni sulla fine della guerra sono alcuni fenomeni astronomici. Lo splendore di un pianeta, la congiunzione di altri, come quella se bene mi ricordo, di Giove e di Venere sulla fine del 1915, vengono variamente interpretati dai soldati. In un punto del fronte Venere era chiamata dai soldati la stella della pace. In un altro caso fu variamente interpretato, ma sempre in relazione alla fine della guerra, un alone giallastro dal quale parve una notte circondata la luna. In una azione fortunata sul Carso i soldati di una brigata meridionale asserirono di aver visto splendere tutta la notte nel cielo una stella tricolore. Su di un altro fronte, in un battaglione alpino, si affermava che nella notte era apparsa nel cielo una spada di colore rosso fiammeggiante. Comete, un anello intorno alla luna, meteoriti, la congiunzione di due pianeti, il passaggio di uccelli, ecc., sono per lo più considerati segni della fine della guerra. A. Gemelli, Il nostro soldato. Saggi di psicologia militare, Treves editori,1917.
• L’amnistia ai disertori Il signor Questore mi comunica quanto segue: mi viene riferito che, da qualche giorno, specialmente fra i militari che ritornano dal fronte in licenza invernale, circola insistente la voce che, a pace conclusa, sarà certamente concessa l’amnistia ai renitenti e ai disertori. Finora non è stato possibile accertare come e ad opera di chi sia sorta tale diceria. Lettera del prefetto della provincia di Palermo al ministero dell’Interno.
• Bambini avvelenati [In un asilo di S. Vito Romano, n.d.r.] quasi tutte le donne madri di bambini [...] si recarono improvvisamente a rilevare i loro figli da detto ricovero con grande baccano protestando perché ai loro figliuoli si voleva procurare la morte mediante iniezione di sostanze velenose allo scopo di far diminuire i sussidi governativi ai figli dei richiamati. Tale voce si sarebbe diffusa in seguito ad una lettera scritta da un soldato dal fronte il quale avrebbe avvertito la propria moglie di non mandare i bambini a scuola perché nel paese ove lui si trova avrebbero fatto cose analoghe. Le anzidette donne con i figlioletti in braccio tratti a viva forza dalla scuola andarono tumultando per il paese incitando le altre donne a fare altrettanto se volevano i figli salvi. Telegramma del 30 giugno 1917 inviato dalla prefettura di Roma al ministero dell’Interno.
• La pace di sant’antonio Si racconta della comparsa dinanzi alla trincea di Sant’Antonio, il quale avrebbe predetto la fine della guerra per la fine d’agosto del 1916. A. Gemelli, Il nostro soldato. Saggi di psicologia militare, Treves editori, 1917.