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 2003  giugno 28 Sabato calendario

Kamikaze. L’epopea dei guerrieri suicidi

• Ciliegi in fiore. Strategia suicida messa a punto dai giapponesi durante la Seconda guerra mondiale per rispondere all’attacco americano nelle Filippine (1944): far schiantare contro le portaerei americane caccia carichi di bombe da duecentocinquanta chilogrammi. I soldati scelti per pilotare i velivoli, tra i venti e i venticinque anni, furono chiamati ”ciliegi in fiore”. "Lo spirito del samurai ha scelto a purissimo simbolo il delicato fiore del ciliegio. Come nel raggio di sole mattutino un petalo di ciliegio si stacca e scende a terra luminoso e sereno, così l’uomo impavido deve potersi staccare dall’esistenza silenziosamente e senza turbamento" (Herrigel, Lo zen e il tiro con l’arco).
• Fogli. Procedura stabilita dal tenente colonnello Nakajima per reclutare soldati da spedire nel primo attacco suicida, il 25 ottobre 1945, contro una portaerei americana: "La procedura è questa. Chiunque intenda partecipare all’unità scriverà il suo nome su un foglio di carta. Chi è di diverso avviso lo consegnerà in bianco. Inserite i fogli in una busta che mi consegnerete entro le ventuno".
• Shimpu. ”Vento divino”, termine usato al posto di kamikaze per indicare le unità d’attacco suicide. Fu coniato nel 1274, quando il Giappone si salvò dalla prima invasione mongola guidata da Kublai Khan grazie a un tifone improvviso che costrinse i nemici a virare verso la Corea. Secondo la teoria zhengming di Confucio, data la funzione poietica della parola, dare quel nome alle forze impiegate contro gli americani avrebbe garantito la stessa efficacia del tifone che aveva respinto i mongoli.
• Imperatore. "Diecimila anni di vita", augurio all’imperatore gridato dai soldati prima di ogni attacco suicida.
• Compiti. "Qual è il compito di oggi? Combattere. Qual è il compito di domani? Vincere. Qual è il compito quotidiano? Morire" (dal Diario del guardiamarina Okabe Heiichi).
• Piume. "Il dovere è più pesante di una montagna, mentre la morte è più leggera di una piuma" (Editto imperiale ai soldati e ai marinai).
• Nikudan. ”Uomini proiettile”, si chiamavano così i soldati incaricati di buttarsi sotto ai carri armati americani imbottiti di esplosivo.
• Kaiten. Nome dato alle torpedini prodotte dall’esercito giapponese nel 1944 e destinate a operazioni suicide (kaiten, in giapponese, ”venir meno di una situazione sfavorevole, in seguito a un colpo ben assestato”). In un primo momento l’uso del kaiten fu autorizzato a condizione di prevedere una via di scampo per il pilota. Quando si scoprì la difficoltà di installare boccaporti o altre vie di uscita, per non pregiudicare la certezza di colpire il bersaglio (l’abbandono del kaiten avrebbe potuto provocare una deviazione dalla rotta), si decise di sacrificare il pilota. Siccome le adesioni dei volontari all’operazione furono più numerose delle torpedini disponibili, si adottarono criteri di reclutamento: preferenza per chi non fosse primogenito, sposati esclusi.
• Crisantemi. Simbolo intarsiato sulla cabina di pilotaggio dei kaiten, un crisantemo bianco.
• Collaudi. Il primo a morire in una torpedine kaiten fu il suo inventore, Kuroki, che finì risucchiato nel mare durante il collaudo, il 6 settembre 1944. Le sue ceneri furono portate a bordo di un altro kaiten durante l’attacco del volontario Nishina.
• Gochin. Colpo andato a segno, in genere l’affondamento di una nave. Nel linguaggio comune, il termine designava il risveglio da una sbornia o lo stupro di un uomo da parte di una donna.
• Onishi. In seguito alla dichiarazione di resa del Giappone, preceduta il 14 agosto 1945 da un documento dell’armata imperiale che definiva sovversivi gli interventi kamikaze, il 16 agosto il viceammiraglio Onishi si suicidò secondo il rituale samurai, seppuku, squarciandosi il ventre con una spada. Non essendo riuscito nell’intento, Onishi rifiutò il colpo di grazia offerto dal suo secondo, Kodama, e agonizzò a lungo prima di morire.
• Commemorazioni. Il party organizzato il 15 agosto 2001 in un albergo di Tokyo per onorare la morte di Onishi: canti e discorsi alla presenza di parlamentari, imprenditori e intellettuali.
• Ghiande. Nel periodo che precedeva l’attacco suicida, i kamikaze facevano ginnastica quaranta minuti al giorno e godevano di un regime dietetico privilegiato (ma dal luglio 1945, dopo il razionamento delle sostanze alimentari, anche loro presero a nutrirsi quasi esclusivamente di ghiande).
• Bambole. "Porterò sul mio aereo la bambola che ti piaceva tanto appena nascesti. Così, mi accompagnerai sino all’ultimo. Volevo soltanto farti sapere che sarai con me. Tuo padre" (lettera scritta dal guardiamarina Uemura Motohisa alla figlia Motoko prima di un attacco suicida).