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 2003  maggio 10 Sabato calendario

Quando la religione non era ancora noiosa

• Curiosità. Il peccato espiato da Sant’Apollo per quarant’anni nel deserto di Nitria: mentre pascolava le pecore aveva squartato una donna incinta incontrata per strada, solo per la curiosità di vedere il bambino nel ventre materno (dai Detti dei Padri).
• Tasse. Tra i motivi che spinsero molti cristiani a fuggire nel deserto e diventare anacoreti, gli effetti della riforma fiscale voluta da Diocleziano, imperatore dal 284 al 305, per ammodernare esercito e amministrazione. Spiegazione: "Lì nessuno era tormentato dall’esattore delle tasse" (Atanasio, biografo di Sant’Antonio).
• Vizi. Tra i vizi capitali elencati dai Detti dei Padri, la tristitia e la orgé, ”collera”.
• Accidia. L’ora in cui la tentazione è più forte, mezzogiorno, chiamata da Evagrio e Cassiano, "ora del demone dell’accidia".
• Scapoli. La condizione degli uomini che non generano figli, talmente disapprovata dalla società romana che per difinirla s’usava il grecismo ”monacus”, non esitendo in latino un termine corrispondente (’celibato”, da ”coelebs”, indicava lo status di ”signorina”, ”donna non sposata”).
• Cubito. Nelle norme di San Paconio per prevenire l’omosessualità fra i monaci, la "regula tactus": "Nessuno tenga la mano di un altro o qualunque altra cosa di lui, ma sia in piedi, sia seduti o in cammino si osserverà sempre la distanza di un cubito tra l’uno e l’altro".
• Sellula. Invenzione di San Paconio per impedire la promiscuità tra monaci: la sellula ad dormiendum (’sedile da notte”), giaciglio monacale appena sufficiente per un corpo, onde assicurarne l’uso da parte d’una sola persona.
• Digiuno. Prima d’iniziare un digiuno di quaranta giorni, San Simeone si fece murare ermeticamente in una piccola cella con dieci pani e una brocca d’acqua. Obiettivo: dimostrare, alla fine della prova, d’aver osservato l’astinenza. Quando lo scoperchiarono, le forme di pane intonse, per farlo riprendere i suoi discepoli gli cucinarono il suo piatto preferito: cappuccina e indivia.
• Rifugi. Sparsa la voce della sopravvivenza di Simeone a quaranta giorni di digiuno, molti pellegrini si recavano da lui nel tentativo di strappargli un capello e poi usarlo per guarire dai reumatismi Per difendersi il santo si procurò prima una scorta di cani, poi ebbe l’idea di salire su una colonna e lì rimanere in preghiera. Quando morì, un venerdì del 459, solo dopo averlo visto immobile per tre giorni un discepolo ebbe il coraggio di salire fino al capitello e scuoterlo per capire se era vivo.
• Catene. I ”santi delle catene siriani”, monaci cristiani erranti che andavano in giro incatenati per imitare la condizione dei primi martiri. Tra i più famosi Marcanio: quando morì, Sant’Agapito e sant’Eusebio si spartirono le sue catene aggiungendole alle proprie, per un totale rispettivamente di quarantacinque e ottanta chili. Alla morte di Sant’Agapito, Sant’Eusebio assunse anche le sue catene, per un totale di centoventicinque chili di ferraglia che lo costrinsero in un fosso, dove riceveva una folla continua di pellegrini.
• Inclusi. Gli asceti ”inclusi”, così detti perché si chiudevano in uno spazio il più stretto possibile (oikiskos, cioè ”casetta” a forma di cono appuntito). Per il rifornimento di cibo un passavivande stretto a forma di chiocciola, lo smaltimento dei rifiuti organici attraverso il sakkos, un canaletto di scolo verso l’esterno. Scopo della reclusione, espiare i peccati del paese e procurare la benedizione del cielo, cioè il bel tempo. Murato il santo, era anche garantito al suo paese il possesso anticipato delle sue spoglie, molto ambite da bande di cristiani armati e pagani a caccia di reliquie.
• Concorrenza. San Salamane che, nato a Capersana, sulla riva orientale dell’Eufrate, s’era fatto murare in un paese alla sponda opposta del fiume. I suoi compaesani fecero una spedizione notturna e, aperta la sua casetta di penitente, lo trasportarono su una barca a remi a Capersena, per murarlo lì, nulla obiettando il santo (che non fiatò nemmeno la notte in cui, di lì a poco, fu riportato definitivamente nell’oikiskos originario dagli abitanti del paese concorrente).
• Hypàithrioi. Thrinkion, ovvero l’oikiskos scoperchiato. A un certo punto in tutte le parti della Siria gli ascesi inclusi annunciarono d’esser diventati hypàithrioi, ”monaci all’aria aperta”. Tra questi san Taleleo, che traslocò in una gabbia per uccelli formata da due ruote unite lungo la circonferenza da alcuni assi.
• Molestie. La Costituzione di Nicotoro (morto nell’815) puniva con cinque anni di pubblico disprezzo le donne che salivano in cima alle colonne degli stiliti per molestarli sessualmente.
• Formicai. San Lazzaro stilita che, dotata la sua colonna di un tubo per scaricare i rifiuti (lakkos tou húdatos), quando lo trovò completamente ostruito dalle formiche s’adattò a vivere con loro (altri stiliti avevano a loro disposizione dei discepoli col compito di liberare lo scarico).