Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 18 maggio 1996
ìSplendori e miserie di Picassoî
• Questione. In base a che criterio un pittore scelga un certo soggetto da dipingere piuttosto che un altro.
Prima risposta. Di solito la società stessa avverte il pittore su che cosa è bene che sia dipinto. Soggetti tipici dei vari popoli e tempi: le Madonne col bambino nostrane, i giunchi sull’acqua cinesi, i nudi rinascimentali, le teste di animale africane. L’arte del Rinascimento non avrebbe avuto alcun significato per gli aztechi (idem il contrario).
• Il nostro tempo, non sapendo in cosa credere, non dice al pittore che cosa è bene dipingere. Il pittore, alla ricerca di una ragione per dipingere questo piuttosto che quello, innalza magari a dignità di quadro gli oggetti della vita quotidiana (Van Gogh, Gauguin), oppure mostra in che modo vede il mondo (puntillisti, impressionisti), o infine rinuncia al soggetto (astrattisti).
• «Quando si tratta di scegliere, ci sono ben pochi soggetti. Non si fa altro che ripeterli. Venere e Cupido diventano la Vergine con il Bambino, poi madre e figlio, ma è sempre la stessa cosa. Prendiamo Van Gogh. Le sue patate: una cosa di tutti i giorni. Averle dipinte o aver dipinto i suoi vecchi scarponi: questa è stata davvero una gran cosa!» (Picasso).
• Ossessione. Cézanne ossessionato dai cambiamenti della visione provocati da uno spostamento della testa anche minimo. Si guardano delle mele tenendo un occhio chiuso e appaiono in un modo, ed ecco se si tien chiuso l’altro occhio appaiono in tutt’altro! Tormento per decidere quale punto di vista assumere e perchè. Risoluzione alla fine di dipingere quadri dove le due visioni fossero presenti simultaneamente e dove fossero ammessi anche altri punti di vista, per esempio quelli del pubblico che guardava (in Alberi sull’acqua ampi spazi bianchi a disposizione dei punti di vista degli spettatori).
• Picasso da vecchio, pieno di cose da dire ma privo di soggetti per dirle, costretto a rifare in termini caricaturali le grandi opere del passato oppure a rappresentare se stesso decrepito e impotente, eccolo in forma di buffone basso, rugoso e panciuto, può solo guardare, spiare o, al culmine del ridicolo e della disperazione, ritrarre una femmina giovane e sensuale. Costei lo considera con benevolenza, forse con pietà, e molto spesso gli preferisce una scimmia (altrove, la scimmia fissa Picasso con severità).
• Virtuosismo. Meravigliosa sintonia con i suoi amici, invece, tra il 1907 e il 1913. «Era come se, con la sparizione del suo prodigioso virtuosismo, Picasso non fosse più isolato, legato al passato, ma aperto al libero scambio delle idee».
• Ne Les Demoiselles d’Avignon (1907, il quadro che dà inizio al cubismo) pittura brutale, dove l’enorme talento dell’autore viene volontariamente mascherato. Mostra cinque donne prive di attrattiva, senza sentimenti, ”pali di uno steccato attraverso il quale sembra di assistere a un decesso”. Rabbioso attacco frontale contro la vita come Picasso la conosceva, l’inutilità, la malattia, la bruttezza, la crudeltà della vita. Gli amici, posti per la prima volta di fronte al dipinto, ne rimasero spaventati. Il quadro, talmente scandaloso da restare nascosto fino al 1937. Il titolo deriva da una strada di Barcellona ("Via d’Avignone"), sede di un bordello.
• Malattia venerea. In un primo momento ne Les demoiselles apparivano anche un marinaio e un uomo che portava un teschio su un vassoio, allusione alle "Tentazioni di Sant’Antonio". Altra allusione possibile: una malattia venerea che Picasso temeva di aver contratto.
• Amici del periodo cubista: Apollinaire, Juan Gris, Léger, Marcoussis, Braque.
• I quadri di Braque di quel periodo a mala pena distinguibili dai suoi.
• Imbianchino. Braque, figlio di un imbianchino.
• Ne La corsa (1922) la mano in primo piano più piccola della mano che sta dietro.
• Enormi ricchezze di Picasso: i mercanti cominciarono a comprare le sue opere nel 1906, nel 1909 assunse una cameriera che servisse in tavola in grembiule e cresta, nel 1919 traslocò in un grande appartamento in uno dei quartieri più costosi di Parigi, nel 1930 - a 49 anni - acquistò come residenza di campagna il castello secentesco di Boisgeloup. Dall’età di 28 anni Picasso è libero da problemi di denaro, dall’età di 38 è senz’altro ricco.
• Sozzo. «Il sozzo e il bello son parenti stretti/E la bellezza esige la sozzura» (Yeats).
• Questione. Che cosa sarebbe stato capace di dipingere se il suo tempo avesse saputo parlargli, se non lo avesse lasciato solo con il suo successo.