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 1996  luglio 20 Sabato calendario

ìFughe dal Re Sole. Memorie di cortigiani riluttantiî

• «Erano alcuni tra i più grandi scrittori del seicento: una sera, si alzarono tutti da tavola per andarsi a buttare nel fiume. Sul greto, Molière, più ubriaco degli altri, farfugliò che non si doveva seppellire nelle tenebre un’azione così eroica. ”Ha ragione”, concordarono gli altri: ”anneghiamoci domani, e intanto andiamo a finire il vino"».
• Gli amici: Molière, La Fontaine (quello delle favole), Chapelle (metteva in versi le prose), Boileau, La Bruyère, Furetière, Racine, Bernier. Gare di versi e, se mediocri, obbligo per il colpevole di leggere pubblicamente Chapelain, ”gran maestro delle cerimonie culturali di regime”. Pena minima, dodici versi. Una pagina intera come una condanna a morte.
• Per conto di Luigi XIV (il re Sole), questo Chapelain distribuiva pensioni ai poeti disposti a cantare il regime. La Fontaine riceveva però la sua mercede dal sovrintendente Fouquet: in cambio doveva fornire ogni tre mesi idilli eroici e madrigali d’occasione. Nel 1661 Fouquet «diede in onore del re una famosa festa di intollerabile magnificenza nel troppo elegante castello di Vaux: venti giorni dopo, veniva arrestato, e sarebbe morto in carcere nel 1680».
• Proverbiale distrazione di La Fontaine. Essendo la moglie fuggita nel paese natale, gli amici lo persuasero che era necessaria una spiegazione. La Fontaine partì e giunto alla casa non trovò la donna, che stava a messa. Andò dunque a trovare un amico col quale s’intrattenne per un paio di giorni, al termine dei quali tornò senz’altro a Parigi.
• Racine. Il re cercava uno storiografo ufficiale, persuase alla fine Racine promettendogli una congrua pensione. Si trattava in definitiva «di magnificare il sovrano, il cerimoniale bellico e le splendide sorti della guerra d’Olanda». Ma Racine, per non correre rischi, preferisce non scrivere e una volta che il re si lamenta perchè lui non l’ha raggiunto sul luogo della battaglia risponde: «Non avevo un abito adatto, e le vostre vittorie, Maestà, sono più fulminee del mio sarto».
• Stupore quando la Palatina - poi madre di Filippo d’Orléans - arriva a Metz, per andar sposa a Monsieur, vestita di taffetà azzurro chiaro. A Ognissanti! Si suppone che l’abbia fatto perchè è tedesca e avrà pensato che il taffetà è più parigino. A Versailles però eccola in broccato d’argento e senza maschera, incanta tutti perchè, contro il freddo, ha mangiato melograni e le labbra le si son fatte violette.
• La Palatina bambina - cioè Liselotte, cioè Elisabeth-Charlotte, principessa Palatina - convinta della sua bruttezza, tenta di diventare uomo saltando incessantemente la corda, come ha letto in Montaigne. Resta tuttavia una ragazza brutta.
• Monsieur, cioè il fratello del re, omosessuale. Era obbligato a una discendenza e fece fare alla Palatina tre figli, di cui l’ultima nel 1676. Tornò quindi e per sempre ai suoi amati ragazzi. La Palatina, nel 1695: «Chissà se si ridiventa vergini dopo 19 anni?».
• Monsieur giovane, secondo Saint-Simon, «un piccolo uomo panciuto, montato su trampoli, tanto erano alti i suoi tacchi, sempre agghindato come una donna, pieno di anelli, di braccialetti, di pietre preziose da ogni parte, con una lunga parrucca tutta portata in avanti, nera e incipriata, e nastri dovunque poteva metterne, carico di ogni sorta di profumi, e in tutto e per tutto la pulizia personificata. Lo accusavano di mettere impercettibilmente del rouge». E poi vecchio, nel 1701, «debosciato, grasso, corto di collo, e sicuramente destinato a una morte per apoplessia».
• Morto Luigi XIV, «lungo il percorso del feretro si distribuiscono cipolle perchè si pianga, ma il pubblico balla».
• «...una corte dove si tratta di governare tramite bastardi, Tartufi, ministri borghesi, medici incompetenti, confessori gesuiti...».
• Cristina di Svezia, lesbica, ma poi a Roma innamorata del cardinale Azzolino («voglio vivere e morire schiava vostra»), vestita sempre da uomo e scandalosa per tutti in Francia quando, a teatro, siede a gambe spalancate sui braccioli.
• I Borghesi che ispezionano un baule della regina pieno di guanti di Spagna e che prendono a starnutire perchè non avvezzi a odori così forti.
• I bagni di Parigi, dove i gentiluomini si recavano a far toilette per le grandi occasioni, un duello o un incontro galante.
• Ortensia Mazzarino, uccisa una lepre a caccia, l’aprì e si lavò braccia, mani e viso con il sangue, convinse poi madame Delecheraine a fare lo stesso con l’argomento che niente è meglio del sangue di lepre per sgrassare «e se ne vennero a Saint-Pierre così, con tutti i ragazzini appresso, vedendole così rosse».