Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 19 aprile 2003
Vita di casa. Abitare
• Buoi e letti. Età media a cui si sposavano i sardi nel Settecento: 27-28 anni per gli uomini, 25 per le donne. Motivo: "L’uso ha stabilito che alcuno non si mariti se prima quanto ai maschi non sono provveduti di buoi e attrezzi diversi inservienti all’agricoltura, e le femmine del letto e d’altri mobili ed utensili familliari" (A. Bongino, Relazione de vari progetti sopra diverse materie che riflettono la Sardegna).
• Lussi. Privilegio di pochi nel XVIII secolo, i vetri alle finestre erano considerati beni di lusso e quindi soggetti a tassazione in Inghilterra e in Francia.
• Sofa. Introdotto in Europa alla fine del Settecento, il divano si ispira ad abitudini orientali: il suo nome, sofa, deriva dall’arabo suffa, cuscino. Per tutto il secolo le sedie riservate alle donne erano più piccole della media.
• Forchette/1. Inventate a Bisanzio, le forchette sono presenti in Italia già nel X-XI secolo. Associate al mondo bizantino, dopo lo scisma tra Chiesa ortodossa e Chiesa Romana (1054) sono indicate dal clero cattolico come simbolo del demonio e il loro uso considerato peccaminoso. Ancora nel Seicento, Monteverdi fa dire tre messe per espiare il peccato ogni volta che è costretto a usarle per buona educazione.
• Forchette/2. L’uso della forchetta si diffonde in Europa attraverso l’Italia, dove compare per la prima volta nel 955, in occasione delle nozze tra la principessa greca Argillo e il figlio del doge di Venezia. Nella corte francese è introdotta nel 1533 da Caterina de’Medici, che in quell’anno sposa Enrico II (il figlio Enrico III cerca di renderne obbligatorio l’uso con regolamenti e ordini, ma invano). Più lenta la diffusione in in Germania (solo alla fine del Seicento) e in Inghilterra (famiglie che la usano nel 1725: 10 per cento).
• Posate. L’uso individuale delle posate a tavola si diffonde nella buona società europea a partire dal XVI secolo. In Germania più tardi: mentre in Italia il termine ”posate” viene da ”posare” e fa riferimento all’uso di metterle a tavola, in tedesco la parola corrispondente è Besteck, in origine il fodero appeso alla cintura, di dotazione maschile, in cui si infilava prima solo il coltello, poi anche cucchiaio e forchetta.
• Disonore. Lo svizzero Fritz Karl Watel, detto Vatel, responsabile degli approvvigionamenti e della preparazione della tavola del principe di Condé. Nel 1670, quando costui invitò Luigi XIV a fargli visita nel suo palazzo di Chantilly, Watel, convinto che il pesce che si sarebbe dovuto cucinare per l’occasione non sarebbe arrivato in tempo, si suicidò per evitare il disonore.
• Baliatico. Fra i motivi della diffusione del baliatico nel Cinque-Seicento tra i benestanti, la convinzione che i rapporti sessuali nuocessero alla qualità del latte (teoria risalente a Galeno).
• Cioccolata. In Europa si diffuse inizialmente fra gli aristocratici che, per tenersi su, presero a consumarla nei giorni di magro e durante i digiuni.
• Lingerie. Prima nascosta sotto altri vestiti, dal Quattro-Cinquecento la biancheria intima diventa visibile: intorno al collo e ai polsi grazie a strisce di stoffa dette in Italia ”lattughe”; in corrispondenza dell’allacciatura alle spalle delle maniche (all’epoca staccabili); in tagli praticati apposta nelle vesti. Motivo: provare la propria pulizia e mostrare capi di lusso.
• Ricambi/1. Minore attitudine a cambiare le mutande rispetto ad altri indumenti: prima del matrimonio (1767) il barone di Schomberg cambia camicia e colletto ogni giorno, fazzoletto ogni due, mutande ogni quattro settimane (dopo il matrimonio una volta alla settimana).
• Ricambi/2. Tradizione nelle campagne sarde del Settecento: non cambiare camicia per un anno in segno di lutto. In Inghilterra, all’inizio dell’inverno, l’abitudine di spalmare i bambini di grasso e cucir loro addosso i vestiti, perché restino sempre ben coperti.
• Mutande/1. Prima attestazione del termine per indicare le mutande in Italia: in un testamento del 1268, dove sono elencate "mutandas de lino".
• Mutande/2. Introdotte in Francia da Caterina de’ Medici, che le indossa per poter cavalcare, le mutande femminili sono disapprovate a lungo perché considerate un’usurpazione dell’abbigliamento maschile e una violazione delle norme ecclesiastiche contro il travestimento con i panni dell’altro sesso.
• Distintivi. Nati nel Cinquecento in Spagna e poi diffusi nel resto dell’Europa, la ”vertugada” e il ”guardinfante” erano un segno distintivo delle donne che non avevano bisogno di lavorare. Il primo, un cuscinetto portato sul ventre per dare volume alle vesti; Il secondo, costituito da ampi cerchi di legno o di ferro, in origine per proteggere le donne incinte dagli urti, poi solo in funzione estetica, ma così ampi da rendere impossibile sedersi senza l’aiuto di qualcuno. Di moda nel Cinquecento anche scarpe con tacchi di sessanta centimetri, che rendono necessario il sostegno di due servi per camminare.