Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 21 dicembre 2002
Casanova a Venezia
• Frazioni. "Ho sempre preferito trattenermi il più possibile, anche perché il piacere della donna ha sempre rappresentato per me quattro quinti del mio. Questa è la vera ragione perché siamo naturalmente portati a detestare la vecchiaia, che può procurarsi piacere ma non darne" (Casanova).
• Prediche. Nato da attori di scarso successo, il 2 aprile 1725 a Venezia, in Calle della Commedia, nel sestiere dei teatri, cresciuto dalla nonna Marzia, a nove anni Casanova venne affidato di nuovo alla mamma (a quel tempo convivente con un amante a Padova). Poi entrò in seminario dove rimase fino a sedici anni. Eccellendo tra tutti gli allievi, ricevette quattro degli ordini minori e tenne una predica nella Chiesa di San Samuele (proprio in quell’occasione rinvenne nella borsa delle offerte, oltre a cinquanta zecchini, anche biglietti d’amore a lui destinati).
• Travestimenti. L’abitudine, fin da quando indossava il vestito nero in seminario, di scambiare il proprio abito con quello femminile della compagna del momento. La sua maschera preferita durante il Carnevale, Pierrot.
• sù. La volta che, invitato all’Opéra di Parigi, la Pompadour, favorita di Luigi XV, incuriosita dal suo accento gli chiese da dove veniva:
"Venezia".
"Venezia? Voi venite veramente da laggiù?".
"Madame, Venezia non è laggiù, ma lassù" (risposta che gli assicurò l’ingresso nella società parigina).
• Alfabeto. I diversi nomi assunti nel corso delle sue avventure: Carlo Farussi (poi Conte Farussi), Paralisée Galtinarde, Cavaliere di Seingalt. "L’alfabeto appartiene a tutti e chiunque è padrone di servirsene per creare una parola e farsene il proprio nome" (Casanova).
• Foulard. La piazzetta sulla banchina del Canal Grande, nelle vicinanze del Ponte di Rialto, luogo di scarico di frutta e ortaggi provenienti dalla terraferma per l’approvvigionamento di Venezia. Qui Casanova e altri nottambuli si ritrovavano all’alba, prima di far rientro nelle proprie abitazioni, mostrando un nastro o un foulard sottratto all’abito di una donna e annodato alla manica della giubba per provare d’aver trascorso la notte in sua compagnia.
• Pappagallo. Il primo fallimento amoroso, a trentotto anni a Londra. Poiché la diciassettenne Charpillon, cortigiana, gli si negava, prima tentò di annegarsi nel Tamigi, poi insegnò al suo pappagallo a ripetere: "Miss Charpillon è più puttana di sua madre".
• Bagaglio. Oltre ai vestiti alla moda di taglio eccentrico e alla biancheria fine, nel suo bagaglio infilava sempre orologi d’oro, tabacchiere smaltate, una manciata di gioielli, i medaglioni con un congegno nascosto che, scattando, scopriva il ritratto di una donna amata o una nudità femminile.
• Provvidenza eterna. Nanette e Marton, le sorelle di cui Casanova s’innamorò a diciassette anni durante un corso di ricamo a Venezia. Ricevuto da Nanette un pezzo di cera con l’impronta della chiave della loro stanza, se ne procurò una copia e gustò "per la prima volta il piacere di cogliere le primizie di entrambe. Tutti e tre ci sentivamo spessissimo in dovere di sollevare i nostri cuori alla Provvidenza Eterna, e ringraziarla della protezione con la quale aveva tenuto lontano da noi tutti gli incidenti che avrebbero potuto turbare la dolce pace di cui avevamo goduto" (Casanova).
• Alcova. Anziché il letto a molla, per non fare rumore preferiva assi di legno e sacconi imbottiti di lana e di crine.
• Operazioni. Tra i successi ottenuti in Europa per le sue conoscenze di cabala, alchimia e astrologia, il caso della marchesa Jeanne D’Urfé, da cui ottenne un milione di franchi per eseguire una ”divina operazione”. Avanti con l’età, volendo cambiare sesso, la marchesa aveva saputo che bastava una successione di tre amplessi, preceduti da lavacri purificatori, in una notte di plenilunio e in corrispondenza con le ore astrologiche del Sole, di Venere e di Mercurio. Prestandosi per l’unione, Casanova si fece sostituire da un’amica nel letto per ingannare la marchesa, dopodiché fuggì a Londra.
• Fortuna. Nel 1755 l’Inquisizione lo condannò, per empietà, a cinque anni di reclusione nelle carceri dei Piombi, a Venezia, pena non scontata perché Casanova evase: "Confesso di essere fiero della fuga: la mia vanità però non deriva dal fatto che riuscii a scappare perché la fortuna vi ebbe gran parte, ma dal fatto che giudicai l’impresa realizzabile ed ebbi il coraggio di intraprenderla".
• Inferno. Inguaribile giocatore d’azzardo, descriveva la sua passione come "l’inferno che Dante si è dimenticato di scrivere".
• Giochi. Per divertirsi con le sue compagne Casanova talvolta affittava un giardino sul canale della Giudecca. Tra i suoi giochi preferiti, fare gare di corsa e inventare una penitenza per il perdente (se la ragazza vinceva si nascondeva addosso un anello e lui doveva ispezionarla per trovarlo).
• Casaneus. Morì il 4 giugno 1798, a settantatré anni, nella cittadina boema di Dux, dove il conte Joseph Charles Emmanuel Waldstein gli aveva affidato la biblioteca del suo castello. Nel libro dei defunti della cattedrale del paese, fu registrato come ”Casaneus”, di anni ottantaquattro, e la sua tomba non fu mai ritrovata.