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 2002  settembre 02 Lunedì calendario

Il pianeta è sull’orlo del disastro

• Il pianeta è sull’orlo del disastro. Intervenuti la settimana scorsa durante il vertice mondiale sull’ambiente di Johannesburg, i principali gruppi ambientalisti hanno fatto profezie catastrofiche: negli ultimi 30 anni - hanno spiegato - abbiamo deforestato il 70 per cento della Terra, inquinamento e sostanze dannose per l’ambiente sono aumentati in quasi tutti i Paesi, la produzione di grano e cereali non riesce a tenere il passo dell’aumento della popolazione ecc.
• Già Orazio lamentava il fumo e il rumore di Roma. «Infamis aer era una delle parole per descrivere l’aria dell’urbe. Ma il disagio evolvette. A far lasciare il castello di Nottingham nel 1257 ad Eleonora di Provenza non fu Robin Hood, ma un nuovo vapore: quello del carbone bruciato. Qualche decennio e Edoardo I vietava che si bruciasse carbone mentre il parlamento era riunito. Senza effetto. Visto che la grande Elisabetta era lei pure tre secoli dopo afflitta dai fumi. Tanto che tale John Evelyn scrisse nel Seicento un suo trattato sull’inquinamento, proponendo parchi e fiori come rimedi convenienti. Ancora un secolo dopo non v’era però accordo se fosse peggio l’aria rovinata dal fumo di legna o di carbone. E Benjamin Franklin si complimentava per la conversione dal legno al carbone dell’industria settecentesca. E, sostenendo che essa aveva salvato quanto restava delle foreste inglesi, consigliava a Germania e Francia la rivoluzione industriale come rimedio ecologico» (Geminello Alvi).
• Gli antenati più rimossi dell’ecologismo nacquero in Occidente nell’800: i luddisti. «Fu addirittura Byron in un suo appassionato discorso nel 1812 alla Camera dei Lord a cercare di comprenderli. Ma era già nato il movimento di mitizzazione della Natura più potente: quel romanticismo che John Ruskin educò da Oxford ad avversare la rivoluzione industriale e il capitalismo. Non si badava ancora molto tuttavia alla teoria di Fourier secondo la quale il calore solare poteva intrappolarsi nell’atmosfera come in un vaso di vetro gigante. Neppure quando oltreoceano una svista lanciò un nuovo inquinante. Abramo Lincoln per far fronte alla guerra civile tassò con due dollari a gallone le bevande alcoliche. Inavvertitamente milioni di galloni l’anno di carburante per lampade di alcool o trementina vennero inclusi nella tassa. Si creò la domanda per un nuovo carburante dal petrolio, il cherosene. Qualche decennio: Rockefeller divenne la Standard Oil, e il petrolio divenne la materia prima da cui le economie ricavavano tutto. Anche una nuova parola: smog. Preparando un rapporto sull’accumulo di fumi che a Glasgow aveva ucciso nel 1909 almeno mille persone, il medico Des Voex usò per primo la parola smog, contrazione di smoke fog . Non servì a evitare che ancora nel 1952 a Londra e nel ’53 a New York se ne verificassero episodi mortali» (Alvi).
• Ecologisti. «Nel 1864 l’amministrazione coloniale britannica aveva istituito il Forest Department che controllerà un quinto dell’India. Il suo direttore era Dietrich Brandis, botanico tedesco pioniere della conservazione delle foreste che influenzerà il resto del mondo. Come era tedesco anche Ernst Heinrich Haeckel, zoologo, che nel 1866 coniò la parola ecologia. Così come ecologici, anche se non va di moda oggi dirlo, erano il nazismo e il suo Führer vegetariano, che avversava ”la cultura dell’asfalto” e auspicava il ritorno dell’unità tra città e campagna. Tra i nordici vi saranno non pochi ecologisti inattesi o contorti. Ad esempio il chimico svedese Arrehenius vide per primo che gli aumenti di biossido di carbonio avrebbero mutato l’atmosfera. Non se ne preoccupò molto: avrebbero reso più mite il clima. E fu poi l’austriaco dottor Rudolf Steiner a iniziare la prima e più efficace delle agricolture biologiche, e a prevedere sia mucca pazza, sia il buco d’ozono» (Alvi).
• La distruzione della terra. «Nel 1934, l’humus inariditosi iniziò il Dust Bowl in Oklahoma e nel Midwest. Nuvole di polvere rincorsero miriadi di agricoltori in fuga, della cui miseria i film non danno l’idea. La Grande Depressione fu negli Stati Uniti anche catastrofe ecologica indotta dagli abusi dell’agricoltura intensiva. E già Oltreoceano avevano primeggiato nelle distruzioni di razze e animali. Agli inizi dell’Ottocento c’erano 40 milioni di bufali nelle praterie; un secolo dopo erano ridotti soltanto a poche centinaia. Ma le culture anglosassoni furono anche quelle da cui si originò il moderno ecologismo. Ad esempio il primo e più grande ecologista del Terzo Mondo, Gandhi, predicò ”vivi semplice cosicché gli altri possano semplicemente vivere”, dopo aver appreso proprio dagli scrittori inglesi a diffidare dell’industrialismo. L’opposto di quanto accadde ai comunisti che, entusiasti di Marx e dei suoi miti prometeici, lasciarono dietro di sé in Russia o in Asia centrale disastri ecologici senza pari e ben prima di Chernobyl» (Alvi).
• Dovremmo essere già morti. «Nel 1960 si prevedeva che per gli Anni 80 il mondo sarebbe stato alla fame. Nel 1975 spergiurarono che un’imminente era glaciale avrebbe congelato Europa e Usa. Un decennio dopo si scoprì che per gli Anni 90 non sarebbe rimasta una goccia di petrolio. Eppure l’umanità c’è ancora» (Gabriele Beccaria). [3] Anzi, in Italia, ad esempio, l’aria è addirittura migliorata: uno studio del Cnr mostra che negli ultimi trent’anni sono spariti dalle nostre metropoli piombo e anidride solforosa e sono diminuiti biossido di azoto e monossido di carbonio. Grazie allo sviluppo tecnologico dei mezzi di trasporto e al miglioramento dei carburanti, tutto ciò si è verificato nonostante livelli di traffico più elevati che in passato. Ivo Allegrini, direttore dell’Istituto dell’inquinamento atmosferico: «è vero, l’aria nelle città italiane è più pulita di un tempo. E se spesso si continuano a superare i limiti consentiti per alcuni inquinanti, è anche perché le soglie fissate si riducono sempre di più: lo standard del benzene nel 1994 era di 15 microgrammi per metro cubo e nel 1999 è sceso a 10. A partire al 2002 è stato fissato da una direttiva europea a 5. Da rispettare entro il 2010».
• Il catastrofismo? Una moda. Chicco Testa, leader di Legambiente dal 1980 al 1987, deputato ”verde” del Pci-Pds, nominato presidente dell’Enel dal governo di centrosinistra di Romano Prodi, guida del ”Kyoto club”, associazione di imprese che condividono gli obiettivi dello sviluppo sostenibile: «Il catastrofismo consiste nella moda dilagante di giudicare la propria situazione reale confrontandola con l’ideale. Se io paragono la mia condizione presente all’idea che ho della felicità è evidente che il giudizio sarà sempre negativo. [...] Prenda la questione dell’elettrosmog, per la quale da presidente dell’Enel sono stato anche indagato perché un palo della luce era qualche metro più vicino del consentito a una abitazione. Bene: l’elettrosmog non è considerato un problema rilevante per la salute in nessun Paese del mondo. In Giappone, la nazione con gli abitanti più longevi del pianeta, i cavi e le altre installazioni sono addirittura a cielo aperto, non è previsto neanche che vengano interrati [...] L’ecologismo deve convincersi che vedere soltanto il bicchiere mezzo vuoto è autolesionistico: se sposti sempre l’asticella un po’ più in alto finisce che non vinci mai la partita; e perché un cittadino dovrebbe militare in un movimento che non ottiene mai nulla?».
• L’ambientalista scettico. Bjorn Lomborg, classe 1965, esperto di statistica all’università di Aarhus (Danimarca), autore di numerose ricerche scientifiche e simulazioni al computer in base alle quali ha scritto il best-seller The Skeptical Environmentalist (l’ambientalista scettico, 500 pagine con oltre 2.800 note che rimandano ad altrettanti lavori scientifici): «Nel 1997 ho letto per caso in una libreria di Los Angeles un’intervista a Julian Simon, un economista americano secondo cui molte tesi ambientaliste sarebbero prive di fondamento. Le conclusioni a cui arrivava mi sembravano in assoluta controtendenza rispetto alle mie idee del periodo e così ho deciso di verificarle».
• I dati raccolti da Lomborg mostrano che le foreste distrutte sono ”solo” il 20 per cento, le emissioni di anidride solforosa sono scese negli ultimi 30 anni del 37 per cento in Usa e del 50 per cento in Europa, la produzione di riso nei paesi in via di sviluppo è salita dagli anni 60 del 122 per cento, quella del mais del 159 per cento, quella del grano del 229 per cento. La percentuale di individui dei paesi in via di sviluppo morti per fame è scesa dal 30 per cento del 1970 al 18 per cento del 1996. La situazione resta particolarmente grave nell’Africa subsahariana, ma se nel 1978 soffriva la fame il 38 per cento della popolazione, nel 1996 si era scesi al 33. Quanto all’acqua potabile, nel 1970 vi aveva accesso il 30 per cento della popolazione dei Paesi in via di sviluppo, oggi siamo all’80 per cento.
• L’allarme foreste. Lomborg: «Una pubblicazione del Worldwatch Insititute del 1998 affermava che la deforestazione è un dato costante degli ultimi decenni. Ma alcuni dati dimostrano il contrario: le foreste che nel 1950 costituivano il 30,04 per cento della superficie totale delle terre emerse, nel 1994 coprivano il 30,89 per cento. Lo stesso rapporto sosteneva che in Canada si abbattono ogni anno 200 mila ettari di foreste, invece aumentano di 174 mila ettari l’anno. Va dato atto che l’esperta del Worldwatch, Janet Abramovitz, ha ammesso l’errore e riconosciuto che si tratta di dati non corretti. Non c’è dubbio che in alcuni Paesi la superficie delle foreste sia calata, ma con un tasso assai inferiore a quello indicato».
• L’allarme biodiversità. Lomborg: «Anche questo è un fenomeno sopravvalutato. L’allarme è iniziato nel 1979, da una stima del biologo americano Norman Myers, dove si sosteneva che la media annuale di estinzioni fosse di 40mila specie. Dato che si cita ancora adesso. Significherebbe che dal 1975 a oggi ne sarebbero scomparse circa un milione. Ma sono numeri sovrastimati: la media annuale è in realtà di 2.300. In altre parole, lo 0,7 per cento del numero totale di specie che si presume vivano nel pianeta scompariranno nel prossimo mezzo secolo. Questo per dire che il fenomeno esiste, certo, ma in termini più contenuti di quanto si pensi».
• L’allarme popolazione. Lomborg: «è un vecchio scenario che risale al 1968, quando fu pubblicato il libro The population bomb di Paul Erlich. A quel tempo c’erano stime preoccupanti sulla crescita della popolazione mondiale, che in effetti è raddoppiata rispetto ai dati del 1961. Ma quello che ci interessa è analizzare la quantità di calorie procapite che vengono assunte ogni giorno. Il dato mondiale dice che sono aumentate del 24 per cento, e se guardiamo ai Paesi in via di sviluppo scopriamo che sono cresciute del 38. Ovviamente ci sono Paesi dove questo non è avvenuto in maniera così vistosa. Resta il fatto che la tendenza generale, e non solo nei Paesi industrializzati, è verso l’aumento: la previsione di un futuro planetario dominato da carestie e pestilenze si è dimostrata sbagliata».
• L’allarme riscaldamento del pianeta ed effetto serra. Richard S. Lindzen, docente di meteorologia al Massachusetts Institute of Technology: «Tra un secolo il clima sarà diverso rispetto a oggi, ma semplicemente perché le mutazioni atmosferiche sono la norma. Sono convinto che tra qualche migliaio di anni avremo un’altra era glaciale. Ma le emissioni di biossido di carbonio non c’entrano. Pensi alla ”piccola era glaciale” che portò nell’Europa del XVII e XVIII secolo neve e ghiacciai. O all’optimum medievale, mille anni fa, quando la parola inquinamento non esisteva ancora, ma l’Islanda e la Groenlandia erano zone temperate e abitate dove si coltivava la vite. Le temperature, allora, erano tra i 2 e i 5 gradi centigradi più elevate di oggi [...] La verità è che non abbiamo una spiegazione vera e plausibile per capire gli sconvolgimenti meteorologici del presente e del passato. La scienza del clima è ancora a uno stadio primitivo». [8] Lomborg: «Contesto l’efficacia delle soluzioni proposte. Sarebbe molto più costoso tagliare radicalmente le emissioni di anidride carbonica piuttosto che pagare i costi di adattamento all’aumento della temperatura. Il Protocollo di Kyoto promette risultati tutto sommato modesti a costi altissimi, fra 150 e 350 miliardi di dollari l’anno. Se le simulazioni dell’Istituto per i cambiamenti climatici dell’Onu sono esatte, l’effetto del Protocollo sarebbe di ritardare di soli sei anni in un secolo questo aumento di temperatura. Applicando Kyoto avremmo 3 gradi in più nel 2100, senza provvedimenti avremmo lo stesso risultato nel 2094».
• La litania degli ambientalisti. Lomborg: «Noi tendiamo a credere che ci dicano la verità, anzi, una verità scomoda che altri non vogliono ammettere. Ma resta il fatto che queste organizzazioni che dipingono uno stato del pianeta così disastroso sono anch’esse parti in causa. Qualsiasi persona se si sentisse dire da un gruppo di industrie che non è il caso di essere preoccupati proverebbe, e a ragione, un naturale senso di diffidenza. Ma se qualcuno di noi sente dire da Greenpeace che le cose vanno di male in peggio non considera che anche questa organizzazione ha interesse a esagerare l’allarme perché ne trae un innegabile vantaggio politico e mediatico». [6] Lindzen: «Le associazioni ambientaliste sono gruppi che fanno soldi allarmando la gente per poi chiedere donazioni. Hanno i loro interessi. Purtroppo nella maggior parte del mondo, Europa in testa, il sostegno dei governi alla scienza del clima è basata sul fatto che c’è una emergenza. Ma finché non impariamo a sostenere la scienza a prescindere dalle emergenze, avremo rapporti faziosi».
• Concentrarsi sul Terzo Mondo. Lomborg: «Risolviamo i suoi drammi: l’acqua potabile, la sanità, l’educazione, le infrastrutture. Basta un quarto delle risorse per il Protocollo. è ora di smetterla di agire solo perché il Primo Mondo si senta moralmente meglio. Sono i poveri che devono stare meglio [...] Stacchiamo un assegno per il Terzo Mondo e apriamo i mercati ai suoi prodotti, eliminando i sussidi all’agricoltura. Dobbiamo permettergli di competere con noi. è così che lo si aiuta e si aiuta la Terra».