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 1998  febbraio 14 Sabato calendario

Le donne del Cremlino

• I russi hanno un nome, un patronimico derivante dal primo nome del padre e un cognome. Nei nomi femminili, sia il patronimico che il cognome terminano di frequente in ”a” (per esempio: Kostantinovna Krupskaja, cioé "figlia di Costantino" della famiglia Krupskij).
• Nadezda (Nadja) Konstantinovna Krupskaja, moglie di Vladimir Lenin, nacque a San Pietroburgo nel 1869. Quando aveva tre anni, il padre fu rimosso dalla carica di funzionario governativo per le sue simpatie rivoluzionarie. I Krupskij, pur caduti in disgrazia, iscrissero la bambina al gimnasium della principessa Obolenskaja, una delle migliori scuole private russe. Nel 1877 Nadezda si diplomò istitutrice domestica.
• Per avvicinare il popolo alla letteratura, Tolstoj lanciò un appello sul giornale invitando le ragazze istruite a riscrivere in lingua semplice i libri più importanti. Nadezda si offrì volontaria e riscrisse Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Nel 1890 lesse Il Capitale di Carl Marx e cominciò ad insegnare agli operai.
• Nei lunghi periodi d’esilio, i giovani rivoluzionari non sposati si facevano tenere compagnia da "fidanzate provvisorie" in genere assegnate dal partito. Lenin scelse da solo e si fece raggiungere da Nadezda in Siberia (era il 1898). Entrambi atei, furono costretti a sposarsi in chiesa dalle autorità. Durante il confino presero a servizio Pasa, una ragazza di 13 anni "magrissima e coi gomiti appuntiti". Nadezda le insegnò a leggere e a scrivere. Lei pitturò sulle pareti tutte le istruzioni che riceveva, ad esempio "non rovesciare mai il tè".
• Dopo la rivoluzione Lenin incaricò Nadezda di "istruire la Russia". Lei vietò la lettura di Sergej Esenin, Dostoevskij, Bulgakov, Pasternak, Racine, Nietzsche, Kant, Platone, Taine.
• Il 26 febbraio 1939 Nadezda organizzò una festa per i suoi settant’anni (Lenin era già morto da quindici anni). Stalin non partecipò ma inviò una torta. Quella sera stessa Nadezda morì per un’intossicazione alimentare. Nessuno degli ospiti si sentì male, tuttavia molti sono convinti che la torta fosse avvelenata. Al funerale Stalin portò l’urna con le ceneri.
• Polina Semenovna Zemcuzina, povera ragazza ebrea del villaggio cosacco di Zaporoze, venne notata da Molotov durante la Conferenza internazionale delle donne. Lei aveva 19 anni, lui 31. Era il 1921 (Zemcuzina significa "perla").
• Il giorno in cui i nazisti invasero la Russia, Polina era in Crimea. Molotov la chiamò al telefono ordinandole di tornare subito a Mosca. Lei fece con calma la valigia, chiamò la parrucchiera, si fece fare la manicure e ascoltò alla radio la dichiarazione di guerra.
• Dopo la fine della guerra Polina, che non nascondeva la sua origine ebraica, organizzò un ricevimento in onore di Golda Meir, il nuovo ambasciatore israeliano a Mosca. Nel 1948 le relazioni tra i due paesi si raffreddarono, lei però non interruppe i suoi incontri con Golda Meir. Per questo motivo Berija, allora impegnato nella "caccia alle streghe ebree", la fece arrestare a poi la mandò al confino.
• Il giorno del funerale di Stalin (9 marzo 1953), era anche il compleanno di Molotov. Chruscev e Malenkov gli chiesero cosa volesse per la sua festa. Lui rispose: «Restituitemi Polina». Il giorno dopo sua moglie fu liberata.
• Nina Tejmurazova Berija, bella, bionda, viso dolce e gentile, grandi occhi marroni, bel corpo, gambe leggermente storte, seni piccoli. Thaddeus Wittlin, uno dei più critici biografici di Berija, racconta che Nina conobbe il marito alla stazione di Suchumi. Lei, allora sedicenne, voleva chiedere pietà per il fratello arrestato. Lui, che viaggiava su un lussuoso treno speciale (vagone letto, sala con bar, vagone ristorante) le ordinò di spogliarsi e la violentò. Poi la chiuse a chiave nel vagone letto e andò a cena. Il mattino dopo ordinò all’attendente colazione per due. Completamente diversa la versione di Nina: lei lo vide una mattina lungo la strada per andare a scuola e lo seguì in un parco. Lui, seduto su una panchina, le chiese di sposarlo. Nina, sempre elegante, sempre curata, non indossava mai diamanti. Giocava spesso a tennis con le guardie del corpo (il marito non le permetteva di giocare con estranei). Era circondata da sorveglianti anche quando andava in bicicletta nel cortile della villa.
• Quando Berija cadde in disgrazia, anche Nina venne arrestata. Passò più di un anno in una cella d’isolamento dove non si poteva stare né sdraiati né seduti. Quella cella era un’invenzione del marito.
• Nina Petrovna Chrusceva, moglie di Nikita Sergheevic Krusciov, aveva l’aspetto della tipica casalinga sovietica: niente trucco, gonna nera, camicetta bianca, la borsetta stretta sulla pancia. Era nata il 14 aprile 1900 nel villaggio di Vasilev, provincia di Chelm. Sua madre aveva avuto come dote un acro e un quarto di terra, un piccolo querceto e un baule pieno di vestiti e lenzuola. Famiglia così povera da non possedere un tavolo, tutti mangiavano in un’unica ciotola, seduti su una panca.
• Nel 1912 il padre la portò a Ljubin, da uno zio, per farla studiare. Nell’autunno del 1922, mentre insegnava economia politica alla scuola distrettuale del partito a Juzovka incontrò Nikita, vedovo di Efrosin’ja Ivanovna, morta di tifo nel 1918. I due si sposarono nel 1924.
• I Krusciov tennero sempre appesi in sala da pranzo i ritratti di Marx, Engels, Lenin e Stalin.