Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 27 giugno 1998
Il principe e la morte
• Il cadavere di Francesco I fu messo alla testa del corteo funebre, la statua di cera che lo rappresentava, con le insegne regali, passò in posizione d’onore, cioé al termine della processione.
• Tra l’agosto e l’ottobre 1793, durante la Rivoluzione francese, i corpi dei re sepolti a Saint Denis vennero riesumati e messi in una fossa comune. Nonostante l’imbalsamazione le salme intatte erano pochissime. Enrico IV di Borbone, morto nel 1610, aveva «il corpo ben conservato e i tratti del volto perfettamente riconoscibili», al punto che fu drizzato in piedi e mostrato alla gente per dieci giorni. Luigi XV, sepolto diciannove anni prima, era del tutto corrotto. Luigi XIV appariva abbastanza integro ma «nero come una prugna».
• Beatrice, figlia del marchese Azzo Novello, morta nel 1262 nel monastero ferrarese di Sant’Antonio in Olesine, beatificata nel 1270: dissepolta, era integra. Allora, ogni anno, per tre secoli consecutivi, le monache tolsero il cadavere dal sepolcro e lo lavarono. A sentir loro, l’acqua era poi buona per curare ogni malanno e, versata nelle botti del vino, lo faceva fermentare.
• Nel Medioevo i sovrani erano sepolti con tutte le insegne. Da Carlo VIII in poi vennero messi nella tomba nudi, a parte il sudario.
• Dopo la morte di Edoardo II (1327) gli inglesi e i francesi facevano il funerale al re mettendo sulla bara la statua di cera del morto, con tanto di scettro e corona. Scopo: mantenere visibile il corpo politico del monarca.
• Alla statua di cera di Anna di Bretagna (morta nel 1514) vennero serviti pasti sontuosi. Una volta inumata, i cibi furono distribuiti ai poveri.
• Per il funerale di Alfonso I (1534), vennero bruciate torce da due libbre l’una, per un totale di seicentotrenta chili di cera.
• Nel 1547 l’effigie di Francesco di Valois fu esposta per quaranta giorni sul letto d’onore. Nei primi undici giorni furono serviti alla statua pasti regolari.
• I personaggi illustri che visitavano Ferrara prima dell’ingresso a corte soggiornavano nell’isoletta di Belvedere. Tra gli altri Renata di Francia (nel 1528), papa Paolo III (1543), Lucrezia de’ Medici (1560), Barbara d’Asburgo (1565). Per volere di Alfonso I il parco dell’isola ospitava dal 1515 animali esotici mai visti in Italia. Nel 1573 Torquato Tasso vi rappresentò la prima dell’Aminta.
• Alfonso I morì nel 1534 per una febbre causata da intossicazione alimentare. La sua agonia è descritta da una miniatura acclusa ad un legato testamentario a favore dell’Arcispedale ferrarese che porta la data del 26 ottobre 1534.
• Ercole II, quarto duca di Ferrara, morì il 3 ottobre 1559, poco più che cinquantenne, a causa di una febbre improvvisa. Tre giorni dopo il suo corpo, vestito di broccato d’oro arricciato, con manto e berretta di velluto scarlatto foderati di pelliccia, fu esposto nella loggia della corte: il popolo lo rimirava a testa in su, perché il cadavere era stato disteso su una piattaforma foderata di stoffa dorata e illuminata a giorno da quattro pirmidi cariche di lumi e sovrastata da un baldacchino di velluto nero con una croce di raso bianco. La salma fu poi imbalsamata, benché (secondo quanto riferiscono i cronisti) fosse "già corrotta e guasta". Il cadavere era stato svuotato delle interiora e del cervello e riempito di "cose aromatiche" e unguenti. Il 27 novembre, cioè quasi due mesi dopo, il duca venne sepolto in effigie, la sua statua di cera deposta in una bara nella stessa cappella ardente di due mesi prima, mostrava soltanto i piedi e il volto. Il corteo funebre passò dal castello al Duomo e si concluse alla chiesa del Corpus Domini. Il figlio suo Alfonso II indossava "una gramaglia nera longissima che gli era portata dietro da tre gentilhuomini con un cappuccio in capo". Questo Alfonso, che succedette a Ercole II, in occasione del suo insediamento fece aprire le prigioni. Tra i cinquantuno liberati, anche Giulio d’Este, di anni 82 e col volto sorprendentemente fresco e prosperoso. Egli era stato chiuso 53 anni in una cella murata.
• Nel 1612 il sinodo diocesano di Ferrara vietò di mettere cordicelle annodate nei feretri di morti impuri o ”implacati”. Queste cordicelle servivano per legare i morti e impedir loro di tornare sulla terra.
• Nel 1770 venne effettuata una ricognizione della tomba di Lucrezia, figlia illegittima di Ercole II d’Este, suora clarissa morta nel 1572 in odor di santità. Il suo corpo venne ritrovato "in scheletro", lo stomaco "totalmente fradicio". A quel tempo, però, la salma intatta dopo la sepoltura non era più considerata prova di santità.
• I cuori degli Asburgo vissuti tra il 1618 e il 1878 sono conservati in cinquantaquattro boccali d’argento nella Cripta dei cuori agli Agostiniani di Vienna. Un’unica eccezione fu fatta nel 1848: per accattivarsi le simpatie dell’Italia il cuore dell’ammiraglio arciduca Francesco Federico venne messo in un’urna di foggia marinaresca nella chiesa di San Biagio a Venezia.
• Nel 1118 Baldovino I, re di Gerusalemme, si trovava in Egitto. Sentendo la fine avvicinarsi chiamò il suo cuoco e gli spiegò come trattare il cadavere in modo che potesse essere trasportato e sepolto a Gerusalemme (le viscere restarono invece in terra infedele, sotto un tumulo di pietre).