Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 3 aprile 2000
Cronologia
• Cronologia. 17 gennaio: il colonnello dei carabinieri Antonio Pappalardo scrive il documento informativo ”Relazione sullo stato del morale e del benessere dei cittadini”. 7 febbraio: il testo viene inviato in tutte le stazioni dei carabinieri e resta affisso nelle bacheche fino a giovedì 30 marzo, in Parlamento si discute il ”pacchetto sicurezza” (la riforma che dovrebbe trasformare i carabinieri nella quarta forza armata del paese). 9 febbraio: Pappalardo telefona a D’Alema per lamentarsi del pericolo che le misure in discussione al Parlamento siano un attacco all’autonomia dell’Arma. 11 febbraio: il ministro Diliberto e il responsabile giustizia Ds Pietro Folena assicurano al Cocer (l’organismo rappresentativo di cui Pappalardo è presidente) che i provvedimenti contestati saranno ritirati. 22 febbraio: inserzione a pagamento dei funzionari di polizia che denunciano le pressioni dell’Arma sulle istituzioni. 20 marzo: Pappalardo racconta ai giornali della sua telefonata con D’Alema. 27 Marzo: seconda inserzione dei poliziotti sui giornali, si parla apertamente di golpe strisciante evocando il ”Piano Solo” del generale De Lorenzo. 30 marzo: il Senato approva la riforma delle forze di polizia. 31 marzo: Pappalardo viene sentito dalla procura, in serata presenta le sue dimissioni da presidente del Cocer.
• Gli alti ufficiali dei carabinieri hanno dimostrato di non essere affidabili dal punto di vista democratico. Alessandro Pardini, senatore Ds, secondo molti il parlamentare che avrebbe avvertito D’Alema dell’esistenza del dossier: «Come è stato possibile che all’interno dell’arma decine di ufficiali leggano queste pagine dove si parla di sostituire i partiti politici con gli ufficiali dei carabinieri e nessuno pensa di chiamare il generale Siracusa per dirgli ”Guarda che c’è il presidente del Cocer che sta dando i numeri”?».
Per leggerezza o per tendere un tranello secondo lei?
«Detto che è fuori questione la serietà dei Carabinieri e la stima che gli italiani hanno di loro, io credo che all’interno dell’Arma non ci siano ancora sufficienti anticorpi per riconoscere le patologie di questo genere [...] Ad alcuni livelli dell’Arma dei Carabinieri, al livello degli ufficiali superiori, non c’è ancora una coscienza democratica così salda da far immediatamente suonare un campanello d’allarme di fronte a una cosa del genere, questa è la verità. Troppi di questi ufficiali hanno considerato normale un dossier in cui si pensa di sostituire il potere dei militari a quello dei partiti politici».
• Questa storia è soprattutto un inequivoco segno della debolezza della politica. «Del rachitismo di una élite incerta e confusa che ha bisogno di altri poteri, di istituzioni e apparati a lei sottordinati per vivere o sopravivvere. questa debolezza che mette in sofferenza la democrazia. Non è il colonnello Antonio Pappalardo, autore dello scartafaccio e carabiniere senza particolari qualità. Né Giovanni Aliquò poliziotto-inserzionista e leader sindacale senza particolare seguito. Né una tentazione golpista dei carabinieri che è soltanto un fantasma e quindi, come tutti i fantasmi, immaginazione paranoide e non realtà».
• Sul ”Corriere della Sera” di sabato D’Avanzo chiedeva le dimissioni del comandante generale dell’Arma Sergio Siracusa e invitava il capo della polizia Ferdinando Masone a seguirlo. « giustificato domandarsi se Sergio Siracusa, che finora ha fatto bene il suo mestiere, non debba lasciare l’incarico. C’era un virus che circolava nel corpo sano dell’Arma. Se lo ha visto, non ne ha compreso la gravità. Se non è riuscito nemmeno a vederlo, non offre nessuna garanzia che altri e più dannosi virus gli sfuggano. [...] Anche Masone dovrebbe valutare attentamente la propria posizione. Pure se di diverso peso e qualità ha le sue colpevoli responsabilità. La crisi è gonfiata con l’irrituale e gravissima presa di posizione pubblica di un funzionario di polizia».
• Questa legge che promuove l’Arma a quarta Forza armata è priva d’ogni seria motivazione e concede al corpo dei carabinieri un’autonomia strutturale e un’autoreferenzialità che non hanno alcun riscontro in nessun altro paese d’Europa. «La gendarmeria francese e la Guardia civile spagnola, tanto per fare esempi analoghi, sono entrambe comandate da un civile. Negli altri paesi ordine pubblico e investigazioni giudiziarie non sono affidati ad alcun corpo militare. L’Esercito difende i confini territoriali della patria, la Marina i mari e l’Aeronautica i cieli. Che cosa difendono i carabinieri? La sicurezza. Ma c’è già la polizia che agisce in condominio con loro. Dunque non bastava farne un corpo militare come la Guardia di Finanza? E perché tanto lobbismo sui membri del Parlamento per ottenere questa legge?».
• La legge dà finalmente la necessaria forma giuridica a un fatto già realizzato: l’abbandono del modello di ”gendarmeria”, «cioè di forza miliare avente come compito il presidio militare e anche di polizia del territorio, e la trasformazione dell’Arma in forza di polizia generale. Anzi, direi, preminente nel Paese per la sua capillarità e la sua forte strutturazione di carattere, se non militare, almeno paramilitare. In fondo, l’Arma è tornata alle sue lontane origini, quando era corpo unico di polizia civile e militare nel Regno di Sardegna, creato proprio nel momento in cui la responsabilità per l’ordine e la sicurezza (prima timida riforma di carattere illuministico in quello Stato così chiuso) passava dall’autorità militare a quella civile: cioè al ministero dell’Interno che si chiamava, allora, Segreteria del Buongoverno...» (Francesco Cossiga).
• Armando Cossutta sente tintinnìo di sciabole, come ai tempi di De Lorenzo. «Vedo che si tende a liquidare la cosa assimilandola alla tragicomica vicenda di Tejero, il colonnello spagnolo che nell’81 si presentò armato alle Cortes. Ma certi episodi non vanno presi sottogamba. Lo dico da vecchio comunista, che ha sempre avuto rispetto verso i carabinieri, fare di loro la quarta forza armata era una cosa di cui non si sentiva proprio il bisogno. vero che l’arma era già abbastanza autonoma, ma sempre nell’ambito dell’esercito. Il governo ha sottovalutato i rischi di questa legge voluta dalle alte gerarchie dei carabinieri, sponsorizzate dalla destra».
• La nuova legge sui carabinieri serve solo a promuovere 20 o 25 nuovi generali. «I carabinieri come tali non ne avranno alcun giovamento. E nemmeno i cittadini. Anzi il coordinamento con la polizia, indispensabile per combattere a fondo la criminalità, si allontanerà. Da ora in poi sarà tutto più difficile, perché le forze della polizia di Stato si sentono umiliate da questa legge» (Armando Cossutta).
• Parodie e tentativi forse seri. ”Piano solo”, nome in codice del colpo di Stato che il comandante dei carabinieri Giovanni De Lorenzo aveva previsto nei primi mesi del 1964, prevedeva l’occupazione dei centri vitali del paese e l’arresto di centinaia di persone dell’opposizione; ”Golpe Borghese”: il piano avrebbe dovuto scattare nella notte tra il sette e l’otto dicembre del 1970 con l’occupazione del Viminale. Il processo (che si chiuse con l’assoluzione di tutti gli imputati) vide coinvolto anche un colonnello delle guardie forestali; ”Golpe Di Rosa”: Donatella Di Rosa, ex moglie di un tenente colonnello e amante di un altro ufficiale dell’esercito, nel 1992 racconta ai giornali che il marito si incontrava con altri militari per acquistare armi e preparare piani destabilizzanti.
• Antonio Pappalardo è stato eletto deputato nel 1992 con il Psdi, sottosegretario alle Finanze per otto giorni (per rimuoverlo ci volle un decreto), dopo lo scioglimento del partito si avvicinò ad ”Alleanza democratica” ma se ne allontanò quando scoprì che il suo nome non era stato messo tra quelli dei candidati. Sconfitto con l’Ulivo a Chieti, alle ultime europee si è presentato per Alleanza Nazionale ma non è stato eletto.
• «Quello che ha scritto il colonnello Antonio Pappalardo non è normale in un Corpo fedele nei secoli, ma è pur sempre il testo di un sindacalista, un carabiniere tribuno, ex parlamentare, ex governante, un po’ socialdemocratico, un po’ pattista, infine seguace di Alleanza Nazionale, insomma un tipetto un po’ strambo da prendersi sul serio a metà, come tutti quelli che amano mettersi in vista a ogni costo. [...] Per organizzare un colpo di Stato serve ben altro che quattro paginette di appunti di carattere politico: occore un progetto militare, occorre il consenso di un numero elevato di uomini addestrati e pronti a sacrificarsi. Pappalardo non aveva nulla di tutto ciò, probabilmente neanche la voglia di sovvertire, ma soltanto il desiderio di apparire, anche ai propri occhi, importante, uno che conta. Stare ai vertici del Cocer forse non gli bastava e dopo aver sentito da vicino (nel ruolo da sottosegrario) il profumo del potere mirava a entrare in pianta stabile nella stanza dei bottoni (Vittorio Feltri).
• «Sono affermazioni irrituali, frutto di un non disciplinato entusiasmo al di fuori di una concezione democratica dello Stato» (Francesco Cossiga).
• Pappalardo si è lasciato prendere da quella che gli psichiatri chiamano ”inflazione psichica”. «Un uomo sale talmente in alto nella gerarchia dei vertici militari e, improvvisamente, perde di vista il fatto che egli non è ciò che la sua divisa rappresenta, ma uno strumento di quella stessa divisa [...] Il ruolo viene confuso con la propria identità» (Aldo Carotenuto).
• L’idea del colpo di Stato non era presente nella testa di Pappalardo «ma in quella di chi da anni rincorre periodicamente ombre golpiste, dai tempi di De Lorenzo a oggi, senza dimenticare le trame oscure di cui furono sospettate, con grande sprezzo del ridicolo, le guardie forestali» (Vittorio Feltri).
• Il 4 aprile nella basilica romana di S. Maria degli Angeli la banda militare dell’Arma e l’Orchestra accademica umbra suoneranno la ”Missa Humilis”. Composizione scritta da Antonio Pappalardo nel 1997 in onore della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma e ispirata all’autore dalla morte di Giovannino Agnelli.