Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 14 dicembre 1998
All’inizio del secolo, piazza San Marco finiva sott’acqua sette volte l’anno, nell’89 il fenomeno si è ripetuto quaranta volte, nel ’96 quasi cento, quest’anno non è andata molto meglio
• All’inizio del secolo, piazza San Marco finiva sott’acqua sette volte l’anno, nell’89 il fenomeno si è ripetuto quaranta volte, nel ’96 quasi cento, quest’anno non è andata molto meglio.
Fra 40-50 anni l’acqua alta a Venezia sarà quasi quotidiana: senza interventi la città è destinata a sparire.
• Dagli inizi del secolo ad oggi il livello del mare è aumentato di oltre venti centimetri, un po’ perché il suolo si è abbassato, un po’ perché il livello delle acque si è alzato. Gli esperti dell’Onu prevedono un rialzo del livello dei mari di circa 15 centimetri nei prossimi cento anni: nel caso di Venezia bisogna aggiungere altri cinque centimetri dovuti all’abbassamento naturale del suolo. Previsioni: 2.300 maree superiori al metro di altezza nel prossimo secolo.
• Dall’84 ad oggi sono stati investiti per Venezia 8.000 miliardi.
• «Negli anni ’20 l’onda di marea arrivava a Marghera in un’ora e mezza, ora ci mette mezz’ora, come fosse in autostrada» (Gianfranco Bettin, prosindaco di Mestre).
• «Venezia non ha mai conosciuto la democrazia. L’ha sempre retta uno stato autoritario, sia pure illuminato. A comandare davvero non era il doge, ma un tecnico, il magistrato delle acque [...]. Oggi ciascuno fa i suoi comodi, cercando di trarre il massimo utile dalla città. Finché dura» (Indro Montanelli).
• Abitanti di Venezia nel ’51: 171.000; oggi: 69.000. «Un quarto di questi ha più di 65 anni. L’età media dei cittadini è passata dai 41 ai 49 anni. I decessi superano le nascite. Da un censimento comunale 28.000 abitazioni figurano occupate mentre 10.600 sono vuote (solo un terzo denunciate come seconde case). Le rimanenti risultano abbandonate per degrado o disuso. Metà dei negozi di alimentari ha chiuso. Solo i turisti aumentano ed hanno superato i 10 milioni all’anno con un balzo del 300%. Peraltro, di questi, ben 7 milioni si fermano solo dall’alba al tramonto: un mordi e fuggi che deteriora la città, senza apportare quasi benefici».
• «Venezia vale oggi undici milioni di turisti (1997) da tutto il mondo, determina un bacino turistico che va da Monaco di Baviera ad Ancona, fattura tra i 2.000 e i 2.500 miliardi in pernottamenti e presenze ”toccata e fuga”. Anche il consumo di Venezia rende».
• L’alluvione del ’66 (l’acqua alta raggiunse i 194 centimetri) impose all’attenzione internazionale il fatto che la città rischia di sparire. Furono varate leggi speciali per la salvaguardia e il ”Progettone”, affidato al consorzio Venezia Nuova (costituito da imprese) come concessionario unico dello Stato (secondo i verdi il Consorzio Venezia Nuova è una lobbie in grado di controllare e indirizzare giudizi e pareri di tecnici di mezzo mondo). Risultato degli studi del consorzio: il Mose, un sistema di paratoie mobili contro l’acqua alta che rimarrebbe in azione circa dodici volte l’anno per un totale complessivo di 42 ore. Le paratoie sono 79 cassoni d’acciaio fissati l’uno a fianco dell’altro sul fondo delle bocche di porto: in caso di acqua alta (marea superiore al metro d’altezza), si alzerebbero formando una barriera che terrebbe la marea fuori dalla Laguna. Peso di una paratoia: 250-350 tonnellate ciascuna. Il cassone realizzato come prototipo è stato chiamato Modello Sperimentale Elettromeccanico (Mose, appunto). Costo dell’intero progetto, qualora venisse realizzato: 4.440 miliardi. Costo di manutenzione e gestione: 18 milardi l’anno. Tempo di realizzazione: 8 anni. Posti di lavoro creati con la realizzazione dell’opera (dieci anni): 10 mila. Occupati a regime: 150.
• La Commissione di valutazione dell’impatto ambientale (Via) del ministero dell’Ambiente ha bocciato il ”Mose”. Motivazione: comprometterebbe l’ambiente e non salvaguarderebbe Venezia dalle piene; per costruire la paratoia si impiegherebbero milioni di tonnellate di pietrame e di cemento, si pianterebbero migliaia di pali di acciaio sul fondo per sostenere l’opera, con gravi danni dei fragili equilibri della laguna. Una chiusura di 4 ore e mezzo per una marea superiore al metro interromperebbe lo scambio mare-laguna per 24 ore: due-tre chiusure in successione isolerebbero la laguna per più giorni, con danni rilevanti all’ambiente. Ancora: il progetto è inutile perché non tiene conto dell’apporto delle acque interne e dei fiumi (20-50 centimetri) e del possibile innalzamento del livello del mare provocato dall’effetto serra. Il giudizio è difforme da quello espresso a luglio da 5 esperti internazionali presieduti da Philippe Bourdeau (già direttore per la Ricerca ambientale della commisione Europea).
• «Il Mose sarebbe un catorcio inservibile: bisognerebbe avere uno sbarramento fisso, tenere sempre chiuse le paratoie, cioè interrompere lo scambio mare-laguna, trasformarla in una palude [...]. La vera opera ciclopica è quella che stiamo facendo: sollevare il più grande centro storico abitato del mondo, sbancare parti della Laguna interrate per fare defluire l’acqua, ricostruire il secolare sistema di protezione del litorale, fare nuove spiagge, gli antichi murazzi, scavare decine di canali intasati, garantire la loro manutenzione. Poi si chiuderà la ferita dei canali dei petroli, trincea sottomarina profonda quasi venti metri. Questi sono gli interventi diffusi che tre leggi (del ’73, ’84 e ’92) ritengono prioritari [...]. Continuando con i lavori ”diffusi” daremo impulso ai posti di lavoro e possibilità enormi alle imprese» (Gianfranco Bettin).
• Per alzare le dighe servono 4 ore e mezzo, nel caso le previsioni metereologiche non fossero tempestive ci sarebbero grossi problemi.
• Soldi già spesi per il Mose: 200 miliardi.
• Bourdeau: «Il sistema delle dighe mobili avrà un effetto trascurabile sull’ecologia della Laguna. E parlare di irreversibiltà è fuorviante. Inoltre, sarà bene ribadire che la Laguna è, da tempo remoto, artificiale. L’uomo è sempre intervenuto, ha sempre inciso sul suo tessuto [...] la realizzazione del progetto costa molto. E moltissimo la sua manutenzione. Ma se consideriamo il danno arrecato dalle inondazioni degli edifici storici della città - le mura corrose dal sale, le infiltrazioni dell’acqua - il bilancio pende a favore del Mose. Abbiamo fatto calcoli precisi, considerando l’arco di trent’anni, e le conclusioni, anche di tipo economico, sono decisamente positive».
• I primi interventi dell’uomo risalgono al ’500 quando la Repubblica decise di deviare il corso di due fiumi come il Brenta e il Piave, per evitare che la Laguna si interrasse.
• Quanto resisterebbe il Mose? «Almeno cent’anni. So che molti ambientalisti italiani pensano che non sia un arco di tempo sufficiente. Ma nessun uomo, fino ad oggi, è stato capace di progettare e realizzare opere ingegneristiche che durassero più secoli» (Mariano Maugeri, ”Il Sole-24 Ore” 10/12/98). «Se il progetto non servirà i cassoni d’acciaio resteranno adagiati sul fondo. Senza stravolgere il paesaggio con i pilastri di acciaio e cemento realizati alla foce del Tamigi e, in Olanda, sulla Schelda [...]. E inquinerebbero meno di quanto non facciano Marghera o le fogne di Venezia che non ci sono».