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 1997  marzo 10 Lunedì calendario

II precedente clamoroso esiste

• II precedente clamoroso esiste. Riguarda i sindacalisti delle confederazioni Cgil, Cisl e Uil che si schierarono a difesa dell’equo canone in nome degli inquilini meno abbienti. Perché quando esplose lo scandalo Affittopoli, si ebbe il dubbio che avessero protetto soprattutto i loro contratti d’affitto a prezzi stracciati (oltre a quelli dei loro politici di riferimento). Spuntarono infatti affitti a equo canone di un esercito di sindacalisti: dal leggendario superattico ai Parioli, con tanto di idromassaggio Jacuzzi, del segretario della Cisl Sergio D’Antoni, fino agli eleganti appartamenti del suo predecessore Franco Marini o dell’ex capo dei metalmeccanici Cgil Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione comunista (Prc).
• Adesso lo scandalo delle pensioni d’oro promette una replica. Cgil, Cisl e Uil da anni non organizzano scioperi generali per far adeguare la pensione minima di 600 mila lire al mese, con cui milioni di anziani (spesso soli) dovrebbero riuscire a sopravvivere. Ma, appena s’è parlato di colpire le categorie privilegiate (imponendo regole uguali per tutti), sono insorti in un ostruzionismo generalizzato antiriforme. Un atteggiamento che di fatto suona come una tutela degli interessi di parlamentari, superburocrati, dirigenti-boiardi, magistrati, manager bancari, alti gradi militari o giornalisti, che quasi sempre incassano rendite d’oro senza nemmeno aver pagato contributi sufficienti per poterle giustificare. A questo punto viene spontanea la domanda: non sarà perché i leader sindacali spesso concludono la loro carriera proprio da parlamentari, superburocrati e, sempre più spesso, da boiardi?
• «Nella Prima Repubblica, quando la grande partita della lottizzazione era controllata dalla Democrazia cristiana, ai sindacalisti di riferimento andavano poltrone marginali, soprattutto negli enti pensionistici – dice Giuliano Cazzola, un ex della Cgil passato dirigente generale del ministero del Lavoro e ora consigliere dell’ente pensionistico Inpdap – Le componenti di sinistra avevano come sbocco il settore della cooperazione. In tempi di Seconda Repubblica sta invece partendo una grande corsa agli incarichi che vede schierati in prima fila i sindacalisti vicini al Pds e alla coalizione dell’Ulivo».
• L’ex Cgil Giacinto Militello, oggi alla commissione a tutela della concorrenza Antitrust (dopo aver presieduto l’ente pensionistico Inps e le assicurazioni Unipol), spiega: «In Italia non ci sono i ”college” inglesi tipo Oxford e Cambridge, né le scuole francesi di formazione della tecnocrazia come l’Ena. Da noi la sede di formazione è sempre stata soprattutto la politica. Per cui mi sembra più che giusto che anche i sindacalisti abbiano contribuito a generare la nostra classe dirigente».
• Dopo la vittoria elettorale dell’Ulivo, i nuovi boiardi della Cgil stanno diventando quello che nella Prima Repubblica erano i democristiani della Cisl e i craxiani della Uil. Il segretario della Cgil Lazio Fulvio Vento, per esempio, è stato nominato presidente della municipalizzata di energia e acque Acea di Roma. Stefano Patriarca è passato dalla stessa confederazione al vertice del centro di formazione Formez (controllato dal ministero della Funzione Pubblica e dalla holding pubblica Iri). Paolo Brutti, leader del sindacato trasporti della Cgil, è stato catapultato alla presidenza della municipalizzata dei trasporti Apm di Perugia e a capo del settore trasporti del Pds.
• Ivan Cavicchi, da sindacalista Cgil della Sanità, è andato a finire alle dipendenze della controparte, con l’incarico di direttore generale della Farmindustria, l’associazione degli industriali farmaceutici. «Il mio può sembrare un salto della quaglia, ma non lo è – si giustifica Cavicchi. Perché industriali farmaceutici e sindacati seguono una politica comune a difesa dello Stato sociale». «Certo - aggiunge - nelle confederazioni si è diffuso un clima consociativo non solo con i partiti di riferimento, ma anche con aziende pubbliche, enti, municipalizzate, in cui si viene cooptati per ragioni politiche. Questo accade perché nel sindacato non ci sono sviluppi di carriera validi per le professionalità tecniche, né tantomeno vengono riconosciute retribuzioni adeguate».
• Luciano Scalia, passato dalla Cisl a capo del personale di società pubbliche (Italtel e ora Stet), conferma: «La crisi del sindacato come scelta idealistica ha portato molti a essere invogliati da una carriera diversa nelle aziende e a valutare anche le convenienze economiche».
• Nella Cisl i passaggi nelle partecipazioni statali sono stati numerosi. Il colpo grosso saltò perché l’ex leader Pierre Carniti rifiutò la presidenza dell’ente televisivo di Stato Rai. Il gran feudo della confederazione di D’Antoni è alle Poste, dove è stato imposto al vertice (con una schiera di boiardi minori) Enzo Cardi, un professore targato Cisl. Nelle Ferrovie dello Stato è stata cooptata tutta la triplice. Con la presidenza di Ludovico Ligato emersero tra gli altri Giulio Caporali della Cgil, Pietro Merli Brandini della Cisl, Ruggero Ravenna della Uil. Sotto Lorenzo Necci poi, i boiardi del sindacato non hanno fatto che moltiplicarsi di numero. Si va da Luciano Mancini (Cgil) a Gaetano Arconti, Domenico Trucchi, Sante Bianchini e Luigi Di Giovanni (Cisl) fino a Giancarlo Aiazzi (Uil). Mauro Moretti può essere l’esempio del manager impegnato nel sindacato (Cgil) che fa una brillante carriera. All’ente pensionistico Inps la presidenza era lottizzata a turno da Cgil, Cisl e Uil, fino all’uscita del cislino Mario Colombo.
• Negli altri enti previdenziali i sindacalisti abbondano. Quasi sempre presiedono l’importante Comitato di indirizzo e vigilanza (Civ): Paolo Lucchesi della Cgil è all’Inps, Giancarlo Fontanelli della Uil all’Inail, Roberto Tittarelli della Cisl all’Inpdap, Roberto Tonini della Cgil all’Ipsema.
• Un feudo sindacale sono anche le Agenzie regionali del lavoro, dirette per esempio da Rino Caviglioli (Cisl) nel Lazio, Andrea Stuppini (Cgil) in Emilia, Alberto Bellocchio (Cgil) in Lombardia. Quando il Psi di Bettino Craxi dominava, il leader della Uil Giorgio Benvenuto, già molto attivo nel business della cooperazione con i Paesi del Terzo Mondo, fu imposto come segretario generale del ministero delle Finanze (ora è deputato dell’Ulivo). L’ex Uil Silvano Veronese è alla vicepresidenza del Cnel, mentre l’ex collega Bruno Bugli, già vicepresidente dell’Inps, è stato nominato dirigente del ministero del Lavoro, dove già c’è un’altra ex cislina, Annalisa Vittori.
• Ma, tra enti e municipalizzate, i sindacalisti-boiardi sono stimati nell’ordine delle migliaia. Non ci sono solo quelli della Triplice. Il leader del sindacato autonomo dei dirigenti industriali Fndai Bruno Losito presiede infatti l’ente pensionistico di categoria Inpdai, finito in crisi finanziaria proprio sotto la sua gestione. I leader sindacali dei giornalisti veneti e laziali, Gabriele Cescutti e Pierluigi Franz, hanno conquistato il vertice dell’ente pensionistico privatizzato Inpgi, varando ricchi aumenti per loro e gli altri consiglieri.
• Come se non bastasse, lunga è la lista dei sindacalisti, vicini al Pds e all’Ulivo, che attendono le poltrone a mano a mano liberate dagli occupanti espressi nella Prima Repubblica o dal Polo di Silvio Berlusconi. Militello è considerato un boiardo in ascesa, perlomeno se sarà prosciolto nell’inchiesta giudiziaria sul caso Affittopoli (l’udienza preliminare è prevista alla fine di questo mese). Il suo presidente all’Antitrust, Giuliano Amato, è stato nei primi anni ’80 a capo del centro studi della Cgil per conto della componente sindacale filocraxiana. Ma questa contiguità con partiti, aziende, enti, istituzioni, non cancella quell’autonomia del sindacato tanto a lungo predicata dal leader storico della Cgil Giuseppe Di Vittorio? Si possono difendere i lavoratori da imprenditori, governo e istituzioni, se il sindacalista in futuro deve essere cooptato proprio da loro? «Tutto dipende dall’onestà individuale - dice Scalia - Comunque, come è avvenuto per i partiti, forse anche il sindacato oggi andrebbe ripensato».
• Il segretario della Cgil Sergio Cofferati, al congresso del Pds, ha rilanciato proprio la linea dell’autonomia, dopo avere con coerenza dichiarato di non prevedere quel passaggio in politica, ambito da sempre dai sindacalisti più noti. Ma, in Parlamento e al Governo, gli ex leader della Triplice continuano almeno a tutelare i lavoratori? Per ora dall’ex Cisl Marini, numero uno dei democristiani confluiti nel Ppi, a Bertinotti del Prc, all’ex numero due della Cgil Ottaviano Del Turco, nessuno appare in prima linea contro le pensioni d’oro delle categorie privilegiate, che tra l’altro questi ex sindacalisti stanno maturando come parlamentari.
• Il ministro del Lavoro Tiziano Treu, un professore vicino alla Cisl, con i sottosegretari Antonio Pizzinato, ex numero uno della Cgil, e Federica Gasparrini, ex sindacalista delle casalinghe, sta omogeneizzando i criteri previdenziali: mantenendo però i principali privilegi della Banca d’Italia, di militari o superburocrati.
• All’lnps, del resto, la lottizzazione sindacale, oltre al collasso economico dell’ente, ha provocato incredibili privilegi pensionistici ai dirigenti interni. Fuori dalla previdenza, Amato e Militello, all’Antitrust da anni, possono favorire la liberalizzazione di varie professioni, cancellando gli sbarramenti imposti dagli ordini corporativi. Ma per ora non l’hanno fatto nemmeno con l’ordine dei giornalisti, che pur non esiste negli altri Paesi avanzati. I sindacalisti-boiardi non sono risultati immuni nemmeno dalla corruzione. Affittopoli a parte, si va da Caporali della Cgil, che ha ammesso grossi giri di tangenti alle Ferrovie, a Cosimo Catapano della Cisl, arrestato per una storia di mazzette alle poste.