Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 agosto 2003
Il Sole 24 Ore
• Palazzo. Salvatore Ferragamo comprò nel 1938 il palazzo Spini Ferroni di Firenze con un colpo di fortuna. Era in affitto e Ferragamo attraversava un momento di difficoltà economiche. Il proprietario del palazzo gli propose di acquistarlo a rate, con l’obbligo di versare ogni quota in un giorno e in un’ora stabilita. Il salto di un solo appuntamento avrebbe significato la perdita di tutti i soldi già pagati e del palazzo. Il figlio Ferruccio: "Era convinto che papà non ce l’avrebbe fatta. E invece si sbagliava".
• Falegname. Il Giuseppe Laterza che compare nel marchio della casa editrice era un falegname: nel 1885, anno di nascita dell’impresa (una cartoleria a Putignano), il fondatore Vito era ancora minorenne e bisognò adoperare perciò il nome del padre.
• Molto con poco. L’elettroformatura, una particolare tecnica che permette di creare gioielli voluminosi con pochi grammi di peso.
• Figli. Tonino Perna, della Ittierre (Diners, ecc.) non dà affatto per scontato che l’azienda passi ai quattro figli: "Non è detto che debba nascere una seconda generazione. La It Holding non è un bene che si tramanda: la società è di chi ci lavora".
• Beethoven. Nelle acciaierie inglesi, musica di Beethoven mentre si fa la colata (testimonianza di Donato Lombardi).
• Wagner. Richard Wagner fu a Villa Tasca di Palermo nel 1881 dove compose l’ultimo atto del Parsifal. Per questo il conte Lucio ha chiamato i due cigni che nuotano nel lago Tristano e Isotta.
• Biscotti. Secondo una ricerca sulle marche di biscotti più note condotta nel 2002, al primo posto si trova Mulino Bianco, seguono Colussi, Doria, Pavesi, Saiwa, Bistefani, Barilla.
• Attesa. "La ormai celeberrima D-bag di Diego della Valle, per esempio, deve la sua sigla ai favori di Diana d’Inghilterra. Non appena esce nei negozi americani è perennemente esaurita, nonostante i prezzi. Ancora oggi c’è un tempo di consegna di tre mesi perché, dicono ufficialmente alla Tod’s, la capacità di produzione degli stabilimenti è di 25 mila borse all’anno. Ma c’è da sospettare che anche l’attesa per il prodotto faccia parte del messaggio: più si aspetta più è esclusivo".
• Caramelle. Durante la seconda guerra mondiale, per via delle ristrettezze, Ferragamo progettò scarpe che avevano la tomaia fatta di carta di caramelle.
• Liquirizia. "Il medico greco Teofrasto, morto alla veneranda età di 106 anni, considerava la liquirizia un elisir di lunga vita. I suoi effetti benefici erano già conosciuti dai cinesi oltre duemila anni fa e da Ippocrate. Rousseau la consigliava ai bambini come buon alimento naturale, mentre per Napoleone era quasi indispensabile contro il suo cronico mal di stomaco. Si dice, infatti, che faccia digerire. La spiegazione? ”Quando si scioglie, crea una pellicola invisibile e isola la parete dello stomaco dai cibi. Per lo stesso motivo, veniva usata come disinfettante: la pellicola invisibile leva l’aria dalle ferite” spiega Pina Amarelli, che fabbrica liquirizia a Rossano Calabro dove hanno anche aperto il museo della liquirizia".
• Calciatori. Negli anni Sessanta, a Sassuolo, si organizzava il campionato di calcio delle piastrelle, tra le aziende del settore. "Mio padre e la signora Giacobazzi, proprietaria della Ragno, avevano creato un vero e proprio calcio mercato, assumevano giocatori semiprofessionisti. La finale era un evento, se ne parlava tutto l’anno" (Filippo Marazzi).
• Gelosia. Il binocolo della gelosia grazie a un gioco di lenti permetteva di guardare di lato dando l’impressione di guardare di fronte (cinque-secentesco).
• Viti che viaggiano. Lucio Tasca d’Almerita, palermitano, padrone dell’azienda Regaleali, è il primo a piantare in Sicilia vitigni francesi (cabernet sauvignon, chardonnay, pinot nero), convinto che avrebbero attecchito benissimo perché, "nascendo la viticoltura in Medioriente, tutti i vitigni, per arrivare nel resto d’Europa, son dovuti passare per la Sicilia".
• Senza legge. Il paesello di Aggius in Gallura: ”Aggius”, cioè ”Ajus”, ”senza legge”.
• Mappamondi. Della Valle colleziona mappamondi degli anni Trenta. Una cinquantina li tiene nei suoi uffici di corso Venezia a Milano.
• Dive. "Gloria Swanson e Claudette Colbert preferivano scarpe classiche. Marlene Dietrich, la Divina, le voleva invece alla moda e indossava lo stesso modello al massimo due volte. La duchessa di Windsor aveva il debole per le scarpe bicolori in primavera-estate e tinta unita nei mesi invernali. L’opposto della sensuale Marilyn, che le ordinava a punta sfilata, con un tacco di undici centimetri e sempre dello stesso modello. Evita Peron voleva scarpe fatte solo con pelli del Sud America".