Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 aprile 2003
Nel corso della storia, le malattie infettive hanno governato le nostre vite
• Nel corso della storia, le malattie infettive hanno governato le nostre vite. Joshua Lederberg, premio Nobel nel 1958 per i suoi studi sulle mutazioni genetiche nei batteri: «Solo nel XX secolo, grazie a semplici misure igieniche come lavarsi regolarmente le mani e separare l’acqua potabile dai liquami di scarico, abbiamo assunto un ruolo più importante, nel bene e nel male, nel tentativo di controllare il modo in cui i microbi influenzano la vita umana. Un bambino nato negli Stati Uniti nel 1900 aveva una speranza media di vita pari a 47 anni. Alla fine dello stesso secolo, principalmente per le conquiste sulle malattie infettive, questa era di 80 anni per le donne e di circa 75 per gli uomini. Dalla fine degli Anni 20, la metafora adottata con ottimismo riguardo ai nostri rapporti con i germi fu quella della vittoria dei ”cacciatori di microbi”. A partire dagli Anni 60, corroborati dai vaccini e dalle meravigliose medicine della metà del secolo, molti proclamavano: ”Le malattie infettive saranno bandite per sempre dalla Terra”. Solo per essere ridimensionati dopo il tragico avvento della pandemia dell’Aids».
• Adesso la nostra specie ha incontrato l’agente infettivo della Sars (Sindrome polmonare acuta). Edoardo Boncinelli: «Un virus delle famiglia dei coronavirus, che agisce probabilmente in associazione con altri agenti virali, batterici o fungini; e l’effetto di questo primo incontro è devastante. Il numero di casi non è altissimo ma la virulenza inusitata. Si parla di mortalità intorno al 5 per cento, un valore enorme che non può che declinare».
• Il nemico è una macchiolina di mezzo micron «con le punte che si levano a raggiera dal corpo centrale. Infatti, è quello che i microbiologi chiamano un ”virus a corona”. Ma chi ha dato questa definizione aveva un lato romantico. Quelle punte non devono nulla all’estetica: sono i rampini con cui il virus si attacca alla cellula, come l’abbordaggio di una nave pirata. E, quando i pirati sono a bordo, non c’è più nulla da fare: ”Una volta che si è impiantato, sono guai” dice Adrian Mockett, virologo. Non c’è cura. Per gli scienziati non è una sorpresa. Anche il raffreddore è un virus a corona e anche per il raffreddore non c’è che aspettare otto giorni, finchè passa. Il problema è che quello della Sars è il fratello terribile del raffreddore. Passano tre settimane per avere il responso. E, alla fine, vale quello che dicevano i medici di una volta, quando le medicine erano circondate di scetticismo: ”O guarisci, o muori”. I più guariscono» (Maurizio Ricci).
• A volte virus diffusi negli animali raggiungono l’uomo. L’influenza ”Spagnola” che colpì fra il 1918 e il 1919, secondo gli scienziati la peggiore pandemia della storia (uccise tra 20 e 40 milioni di persone), era la mutazione di un virus influenzale dei maiali che si sviluppò negli Usa e fu poi diffuso nel mondo dai soldati impegnati nella Prima guerra mondiale; l’influenza asiatica del 1957-1958 (un milione di vittime) si scatenò nel sud della Cina: il virus era inattivo nelle anatre, ma trasferitosi nei maiali mutò per migrare infine nell’uomo; il virus Ebola (i malati sanguinano fino alla morte da tutti gli orifizi corporei) contagiò l’uomo intorno al 1976 (e non si è ancora fermato), secondo gli scienziati partì dalle scimmie per poi diffondersi lungo il fiume Ebola, in Congo, raggiungendo altri Paesi africani e causando 900 morti.
• Dal 1981 si parla dell’Hiv ma, trascorsi più di vent’anni, gli scienziati continuano a dibattere sulle origini. Nel mondo sono almeno 40 milioni le persone infette, le vittime dovrebbero aver superato i 25 milioni. Secondo la principale teoria il virus raggiunse l’uomo attraverso scimmie africane; l’influenza aviaria del 1997-99 è stata la prima con diretta trasmissione virale dagli uccelli all’uomo. Originata dai polli a Hong Kong, uccise 6 persone. Temendo una crisi sanitaria globale, i funzionari locali ordinarono l’uccisione di un milione e mezzo di polli e il virus fu contenuto; risale al 1998-99 il Nipah virus: nato nei pipistrelli, si diffuse tra i maiali causando una piccola epidemia nella popolazione malese a Singapore: più di 100 persone, in maggioranza allevatori e contadini, morirono. Non si ebbe notizia di un contagio tra umani.
• La Cina del sud è l’ambiente ideale per la produzione di nuove malattie e per la sua diffusione nel mondo. Da ”Newsweek” del 21 aprile: «I virus vengono scambiati tra animali e uomini come biglietti da visita a una convention di venditori, dando ai microbi tutte le opportunità necessarie per trasformarsi da virus benigni in mortali agenti patogeni. Gli scienziati non sanno ancora esattamente come l’epidemia di Sars ha avuto origine, ma sono certi che tutto è partito dal sud della Cina. Se la malattia ha fatto il salto dagli animali all’uomo, la densa popolazione della regione le ha dato tutto il nutrimento necessario per crescere. E voli giornalieri dalla capitale della provincia, Canton, ad hub internazionali come Pechino e Hong Kong l’hanno condotta all’estero».
• Maiali. «Un bracciante cammina recinto per recinto riempiendo i trogoli dei suini di un pastone grigio maleodorante fatto di immondizie comprate dai ristoranti nei dintorni di Canton. [...] I polli, che scorrazzano liberamente per la fattoria, affollano i trogoli per la loro quota del banchetto. Bocconi avanzati dalla sera prima, compresi molluschi e altro pesce, imbrattano il terreno. In mezzo a tutto quel casino, un ragazzino versa una bacinella d’acqua per lavare alcune foglie di cavolo. La seconda portata per gli animali? ”No – risponde - questo è per il pranzo dei contadini” [...] Al ristorante Bai Wen Xian di Canton la prima cosa che si nota è un fetore che ricorda quello dello zoo. Gabbie di animali ammucchiate davanti alla porta d’ingresso contengono tutto ciò che è compreso nel menu, serpenti, polli, anatre, conigli, un gattino nero. Per un dollaro americano, lo chef porta in cima alle scale l’animale, lo sgozza, lo spella, lo cucina, lo serve» (’Newsweek”).
• Foshan, pochi chilometri da Canton: «I rivoli in cui si disperde e si divide il grande estuario del Fiume delle Perle hanno un colore verdognolo con striature gialle. Di notte, e spesso non solo di notte, gli allevamenti di maiali e polli scaricano in acqua tonnellate di resti e d’immondizia. [...] Qui nei mercati vendono qualunque tipo di animale da mangiare, compresi topi delle dimensioni di conigli. qui, tra questi allevamenti e questi enormi bazar all’aperto di generi alimentari, che è nata la Sars. Gli allevamenti sono stati per anni il grande motore di sviluppo delle campagne, dove i contadini hanno organizzato in maniera sempre più industriale le loro vecchie capacità di tirare su il porco o il pollo nel cortile di casa» (Francesco Sisci).
• La produzione dei mangimi per polli e maiali è all’origine delle prime grandi fortune cinesi: «Negli Anni 90 una folla di fabbricanti cinesi e un grande gruppo sino-thailandese, la Zhengda, hanno fornito a basso prezzo ai contadini i mangimi per tirare su presto e bene i loro animali. [...] Spesso nei piccoli mattatoi i maiali appena macellati sono gonfiati pompando acqua sporca nelle vene attraverso il cuore. Così prendono un terzo del peso in più. avvolto nel mistero che cosa i contadini diano da mangiare ai polli. Le autorità locali non hanno mai operato controlli sanitari severi, timorose d’incontrare resistenze in queste campagne dedite all’arricchimento a tappe forzate» (Sisci).
• Le prime tracce della Sars sono state forse individuate a Foshan. Il primo caso di un malato coi sintomi della malattia risale al 16 novembre. Interrogato dagli inviati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il sospetto (che nel frattempo è completamente guarito) non è stato però di grande aiuto: la sua unica preoccupazione era che famiglia e amici non venissero a sapere che forse quella dell’autunno scorso non era influenza ma Sars. Dopo qualche giorno, analizzando meglio gli elenchi, i medici dell’Oms hanno scoperto che non era nemmeno il paziente numero 1 che stavano cercando (per avere notizie di eventuali contatti inusuali con animali).
• Heyuan, 200 km da Canton. Il 15 dicembre arrivano all’ospedale municipale due ammalati di polmonite che non rispondono agli antibiotici. In breve contagiano cinque infermieri. La notizia si diffonde in città, causando il panico. Il 2 gennaio la fila davanti alle farmacie è impressionante. Racconta un commesso della farmacia Chun Tang: «Tutto un tratto le persone accorrevano e io non capivo il perché, ma in un giorno ho venduto più antibiotici che in un anno». Per calmare la popolazione, il locale centro per il controllo delle malattie all’una del pomeriggio del 3 gennaio faxa una lettera al giornale di Heyuan, il quale il giorno dopo pubblica un articolo nel quale si spiega che in città non c’è nessuna epidemia. Da allora, per più di un mese, la stampa locale ignora l’argomento. Finché, l’11 febbraio, Zhang Dejiang, nuovo capo del partito nel Guangdong, annuncia per la prima volta in conferenza stampa l’esistenza della malattia, aggiungendo però che la situazione è sotto controllo...
• I virus, si sa, sono difficili da uccidere: sebbene i medici abbiano un enorme arsenale di farmaci e antibiotici in grado di annientare la gran parte delle infezioni batteriche, un’invasione virale è un problema più complicato. La ragione sta nella natura degli stessi agenti patogeni. I batteri sono organismi viventi che, moltiplicandosi incontrollatamente, danneggiano i tessuti corporei, ma possono essere distrutti spezzando i loro sistemi di supporto vitale. Gli antibiotici sconfiggono le infezioni batteriche attaccando gli enzimi dentro i batteri, cosicché il sistema immunitario può eliminarli.
• La polmonite è l’attacco di un batterio, lo pneumococco. Ricci: «è 10, 20 volte più grosso di un virus, ma il problema non è la visibilità. Lo pneumococco è esterno alla cellula, la disturba, la irrita. La cellula lo riconosce, chiama gli anticorpi. E noi la aiutiamo con gli antibiotici. Il virus, invece, è dentro la cellula. Il virus siamo noi. O, più esattamente, siamo noi che lo fabbrichiamo. Il virus della Sars, probabilmente, interesserebbe Marshall Mc Luhan: in fondo, è solo una scatola con dentro un messaggio. Come quello dell’Aids, infatti, è un virus Rna. Nel mondo della cellula, l’Rna, acidoribonucleico, è l’elemento che trasporta le informazioni genetiche che la cellula copia, generando nuovo Dna. Il virus non ha Dna: glielo forniamo noi. Come una brava segretaria indaffarata, la cellula, quando il virus si intrufola e si presenta con il suo Rna, passa l’ordinazione: replicate e moltiplicatevi. è carne della nostra carne. Solo quando la cellula scoppia e muore e il virus, moltiplicato per cento, ne esce, le cellule immunitarie lo possono individuare e lanciare l’allarme. A quel punto, è una corsa contro il tempo: fra la creazione di anticorpi e la moltiplicazione dei virus. Per fermarlo, prima che i suoi rampini abbordino la cellula, bisogna anzitutto sapere come si trasmette. è terra, in larga misura, incognita».
• I superdiffusori sono individui infetti che si rivelano particolarmente contagiosi. Il più famoso di questi è un assistente di volo che ha portato la Sars da Hong Kong a Singapore facendo ammalare almeno 100 persone. E anche ad Hong Kong si sospetta che un paio di superdiffusori abbiano fatto esplodere il contagio al Prince of Wales Hospital e nel condominio Amoy Gardens (quello dove fu operata la prima quarantena di massa). Gli scienziati pensano che la probabilità di contrarre la malattia dipenda almeno in parte dal numero di virus con cui si viene in contatto, perciò concludono che i superdiffusori ne ”sparano” un numero molto maggiore degli altri. Pazienti il cui sistema immunitario sia stato compromesso da precedenti malattie (il sospetto di Amoy Gardens aveva seri problemi ai reni) potrebbero trasformarsi in fabbriche di virus, oppure potrebbero avere in corpo un mix del coronavirus con uno degli altri agenti patogeni scovati talvolta negli ammalati. Ma nel caso del Prince of Wales si sospetta che il danno sia stato fatto da un nebulizzatore e inalatore che ha trasformato un ammalato in una bomba biologica umana contagiando un intero reparto.
• La natura rifiuta i vuoti biologici. Mauro Moroni, direttore dell’Istituto Malattie Infettive e Tropicali dell’università di Milano: «Un vuoto che possiamo indurre con una vaccinazione tende a essere riempito da altre specie. Il contagio è un rischio che fa parte della vita sulla Terra [...] Cambiamo noi come specie umana, cambiano molto più velocemente i microrganismi a rapida replicazione come virus e batteri. E cambiano in base alla legge fondamentale della biologia, che è quella di preservare la specie attraverso la selezione di mutanti che sono i più idonei a garantirne la sopravvivenza in un determinato contesto. E noi, con il nostro tipo di struttura sociale, abbiamo creato contesti che facilitano l’impianto e la diffusione di microrganismi a trasmissione aerea. Le possibilità di affollamento si sono moltiplicate rispetto al passato. Un vagone della metropolitana nell’ora di punta è quanto di meglio un microrganismo di questo tipo possa sognare».
• Stiamo andando sempre più nel piccolo. Giorgio Cosmacini, storico della medicina e della sanità: «Una volta le malattie erano tubercolosi e malaria, una dovuta a un bel protozoo e l’altra a un batterio che era per metà fungo. Poi sono venuti i bacilli, che sono sempre batteri, ma un po’ più piccoli, poi i virus, ancora più piccoli, e poi i prioni, responsabili di ”mucca pazza”, più piccoli ancora. come se la patologia si stesse raffinando, diventando sempre più particellare. Come se i microrganismi diventassero sempre più impalpabili e sfuggenti, attrezzandosi di pari passo con la nostra capacità di sconfiggerli».
Lederberg: «Moltitudini di batteri e di virus occupano la nostra pelle. Sarebbe meglio aspirare a un rapporto di convivenza simbiotica con i germi, vivendo con loro in ”armistizio”, piuttosto che aspirare alla vittoria definitiva».
Il virologo Andrew Simor: «La Sars è solo la prova in costume della prossima epidemia».