Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 3 marzo 2003
Sedici cuccioli di razza beagle, in viaggio dagli Stati Uniti verso i laboratori di Pomezia e di Catania, sono stati bloccati giovedì mattina all’aeroporto di Fiumicino: la polizia si è rifiutata di sdoganarli per irregolarità nella documentazione di accompagnamento
• Sedici cuccioli di razza beagle, in viaggio dagli Stati Uniti verso i laboratori di Pomezia e di Catania, sono stati bloccati giovedì mattina all’aeroporto di Fiumicino: la polizia si è rifiutata di sdoganarli per irregolarità nella documentazione di accompagnamento. La Lav (Lega Antivivisezione), appresa la notizia del fermo ha chiesto al ministro Sirchia di «salvare gli animali dalla tortura che li attende». In più, visto che negli ultimi sei mesi sono stati almeno cinquecento i cuccioli di beagle arrivati a Fiumicino tramite la ”Delta Airlines”, la Lav ha invitato i cittadini al boicottaggio della compagnia americana.
• La scimmia è l’animale più utilizzato per ogni tipo di ricerca, seguono topi, ratti, criceti, conigli, cani, gatti, maiali, pecore, pesci: nel solo 1999 furono 400 milioni gli animali uccisi nel mondo (18 milioni negli Usa, 1,5 milioni in Italia); il 70 per cento morì senza anestesia, il 10 per cento fu sacrificato in laboratori pubblici, governativi e no-profit, il 30 per cento per la ricerca scientifica, il 60 per cento in laboratori privati ad uso commerciale (ad esempio nel settore dei cosmetici).
• La prima Società per la protezione degli animali nacque a Londra nel 1824; il Martin’s act, o Legge sul maltrattemento del bestiame, comparve in Inghilterra nel 1822; nel 1911 fu emanato il Protection Animal Act, una normativa che contemplava numerosissimi tipi di abuso e di crudeltà nei confronti degli animali. In Italia la prima società per la protezione degli animali fu fondata a Torino con la sponsorizzazione di Garibaldi. Anche il regime hitleriano emanò nel 1933 alcune leggi a favore degli animali e contro la vivisezione.
• Diversi percorsi portano alla tutela degli animali: «I nazisti esaltavano il vigore e la lotta e li celebravano nelle forze della natura intatta e non degenerata come erano invece, secondo loro, alcune società umane; gli indù credono nella trasmigrazione delle anime e nel carattere sacro di ogni cosa vivente; Kant credeva che la crudeltà verso gli animali portasse alla crudeltà verso gli uomini; i membri e simpatizzanti attuali delle varie leghe e associazioni animaliste semplicemente ritengono immorale e indegno di persone civili maltrattare e seviziare degli esseri sensibili e capaci di soffrire» (Silvana Castignone, Università di Genova, 1992).
• Il caso Cambridge. L’anno scorso la British Union for the Abolition of Vivisection (Buav) accusò gli scienziati dell’Università di Cambridge di eseguire crudeli esperimenti scientifici sulle scimmie vietati dalla legge britannica: un filmato consegnato alla Bbc mostrava il cervello degli animali (che davano segni di grande sofferenza) lacerato e tagliato da ricercatori che stavano studiando possibili rimedi contro il morbo di Parkinson. Tutto ciò pochi giorni dopo che [...] Tony Blair aveva chiesto di smetterla con la denigrazione del lavoro della comunità scientifica, ammonendo gli animalisti a «non superare il limite».
• Gli animalisti ostacolano crescita economica e sviluppo scientifico, questa la posizione di Blair per il quale era arrivata l’ora di condannare la «moda antiscientifica» in voga in Occidente e scendere al fianco dei ricercatori, dei laboratori, delle aziende farmaceutiche e di tutto coloro che lavorano per il progresso dell’umanità: «In India molti mi hanno detto che l’atteggiamento antiscientifico che sta crescendo nelle economie occidentali ha aperto loro grandi opportunità, che non mancheranno di essere sfruttate», disse il premier britannico in un’intervista al ”Times” accusando gli animalisti di avere «un approccio conservatore da ”piccola Inghilterra” che non si vuole aprire al mondo». Nel gennaio dell’anno scorso la società inglese Huntington Life Sciences, che studia nuove potenziali cure per malattie come Aids e l’Alzheimer ma è accusata di condurre esperimenti su animali, rischiò di fallire perché i suoi azionisti (tra i quali alcune importanti banche) temevano il boicottaggio degli attivisti. Alla fine un (anonimo) finanziere americano comprò la società salvando 1.100 posti di lavoro.
• Il problema della cosiddetta ”vivisezione”. «Questo termine, nato nel secolo scorso quando, anche per gli esseri umani, l’unica anestesia conosciuta era un bicchiere di cognac, è ai nostri giorni del tutto inadeguato. Oggi gli esperimenti cruenti e potenzialmente dolorosi avvengono in anestesia, e le riviste scientifiche rifiutano la pubblicazione di risultati ottenuti senza il rispetto degli animali utilizzati. Ciò nonostante, giorno dopo giorno, è stato insinuato il dubbio che nelle Università italiane lavori una ”casta” di individui che per bieco interesse sottopone a torture orrende e senza senso un gran numero di animali» (Luciano Fadiga, Università di Parma, 1994).
• Un problema di buonsenso. «Se con la scusa di fare ricerca scientifica si provocano sofferenze inutili a un animale ci si comporta da criminali. Ma qui non parliamo di criminali bensì di tutta una grande civiltà scientifica che da Galeno a oggi ha portato immensi benefici all’umanità. L’unico spunto che suggerirei agli incerti nasce da una semplice domanda: quanti topi valgono la vita di un proprio figlio, quante scimmie quella del proprio fratello, quante rane la salvezza della propria madre? La scoperta di farmaci e vaccini (quello per la poliomelite, studiato sulla scimmia, da solo basterebbe a giustificare tutte le rierche svolte finora), le tecniche chirurgiche e diagnostiche e perfino la medicina veterinaria sono solo alcuni dei risultati ottenuti grazie alla ricerca sugli animali» (Fadiga).
• Chi farebbe da cavia sottoponendosi a un’operazione mai provata prima? «Chi assumerebbe un farmaco nuovo mai sperimentato? E non si risponda che i test sbagliano portando l’esempio del Talidomide: sarebbe come chiudere tutti gli ospedali perché un chirurgo ha sbagliato o gli aeroporti perché esistono gli incidenti aerei. So che, a parte i più fanatici che farebbero a meno di qualunque forma di sperimentazione animale, molti ambientalisti riconoscono la necessità della ricerca biomedica su animali. Il punto che però alcuni sollevano è quello dell’utilità e della finalizzazione delle ricerche. In altri termini si dice: se è proprio necessario sacrificare degli animali almeno ciò avvenga per esperimenti finalizzati a obiettivi di chiara rilevanza ”socio-sanitaria” e non a scopo conoscitivo. A parte il fatto che nessuno scienziato può, a priori, conoscere l’utilità del suo lavoro e che molto spesso è il caso ad aiutare una scoperta, considerando la medicina è veramente un paradosso pensare di intervenire su un ”organismo” – e sottolineo ”organismo” perché mai una coltura cellulare o un computer riusciranno a riprodurre la complessità delle interazioni presenti in un essere vivente – senza prima conoscerne il funzionamento» (Fadiga).
• Il DL 116/92 (modificato e integrato negli anni successivi) tutela il benessere dell’animale nel nostro Paese. Si invoca l’uso dell’anestesia, l’esclusione di animali randagi e l’utilizzo di preventive autorizzazioni per i selvatici. [...] L’Italia è stato il primo Paese europeo a prevedere una norma a tutela degli obiettori: medici ricercatori, personale sanitario tecnico e infermieristico e anche studenti universitari possono astenersi dalla diretta attuazione della sperimentazione animale se si dichiarano contrari.
• Uno dei più brillanti chirurghi della fine del diciannovesimo secolo fu Lawson Tait, al quale dobbiamo molte delle attuali tecniche chirurgiche [...]. «Era un chirurgo esperto, ma non usava animali. Al contrario, era un feroce critico della vivisezione, che considerava ”inutile e fuorviante”. [...] Nel 1882 con riferimento all’ovariotomia scrisse: ”Affermo senza esitazione che sono stato portato fuori strada dai risultati pubblicati sugli esperimenti animali, e ho dovuto scartarli completamente”» (Marco Francone, Lega Antivivisezione, 1994).
• I principali obiettivi del movimento animalista. «Il primo è la battaglia contro gli allevamenti lager: nessun contrasto con la scienza. Il secondo è la difesa degli animali selvatici: anche qui nessun problema. Il terzo è la contestazione della vivisezione e dell’uso di animali transgenici per xenotrapianti [...] Non tutti i ricercatori sono schierati a difesa dell’uso della vivisezione. [...] Se Fleming avesse sperimentato la penicillina su cavie diverse da quelle che ha casualmente usato, avremmo rischiato di perdere questo farmaco: per alcune specie è benefico, per altre tossico. E non è un caso isolato: la stessa sostanza testata su topolini, ratti o criceti dà spesso risultati diversi. Dunque la sperimentazione vera è sull’uomo, gli animali rappresentano solo un alibi che serve a rendere meno rigorosi i controlli veri, quelli sulle reazioni umane ai prodotti di laboratorio» (Gianni Tamino, docente di biologia e verde, 2002).
• Il caso Mptp. «L’idea che i risultati degli esperimenti sugli animali non siano applicabili all’uomo è contraddetta da un ampio bagaglio di osservazioni. Nell’estate 1982 alcuni tossicodipendenti californiani, cercando di produrre eroina sintetica, la contaminarono con una sostanza altamente tossica, lo Mptp, che indusse micro-epidemie di morbo di Parkinson. Lo Mptp, si scoprì in seguito, iniettato nelle scimmie produce una sindrome clinica indistinguibile dal Parkinson nell’uomo. E proprio lo studio del parkinsonismo da Mptp offre molte indiciazioni importanti» (Alberto Albanese, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, 1994).
• Una visione neoclassica della scienza. «Com’è noto, durante il Medioevo e fino a tutto il Cinquecento si è ritenuto che esistesse una separazione sostanziale tra l’uomo e il regno animale. Tale impostazione era basata sulla dottrina aristotelica, che separava l’uomo (dotato di anima) dagli esseri animali, privi di questà qualità e denominati perciò, in latino tardo, bruti. Si riteneva che il cervello fosse la sede delle cinque qualità aristoteliche e si discuteva sulla possibile localizzazione di ciascuna di esse. Su questa base, perciò, non vi era ragione di estrapolare all’uomo le osservazioni effettuate sugli animali. Nel Seicento, il secolo delle grandi rivoluzioni scientifiche, l’impostazione scolastica è stata confutata da Copernico nel campo dell’Astronomia, da Galileo nel campo della fisica e da Willis nel campo delle neuroscienze. Il De anima brutorum di Willis fu pubblicato nel 1672. Willis osservò in sostanza che il cervello dell’uomo non è formalmente diverso da quello di un montone e di altri mammiferi» (Albanese).
• Se venissero abolite le prove su animali «dovremmo eseguirle su umani, con rischi non indifferenti. Potremmo puntare [...] alle prove cliniche o smettere di fabbricare nuovi farmaci. La morte di un paziente per carenza di farmaci ha gli svantaggi della sperimentazione senza averne i vantaggi. Meglio di una proibizione assoluta sarebbe ampliare il più possibile quei test in vitro che possono mettere immediatamente in evidenza le caratteristiche negative di un farmaco e ridurre le prove sugli animali. Infine il rapido sviluppo della biologia molecolare fa ritenere prossima la creazione di una nuova serie di farmaci mirati derivati da biomolecole attive nell’organismo umano, ad esso specifiche e per cui sarebbe inutile la sperimentazione animale» [...]. (Tullio Regge, Università di Torino, 1992).
• L’irrazionale razzismo animale. «Molti dedicano le loro energie a salvare cani e gatti, gli animali che sono più vicini all’uomo ma anche un suino è un animale intelligente che può essere addomesticato, affezionarsi e obbedire al padrone quasi come un cane, e non merita il disprezzo con cui viene trattato. Esiste quindi un razzismo animale irrazionale per cui si procede caso per caso in base alle reazioni del momento. Un topino bianco può destare pietà se ben ingabbiato ma essere ucciso barbaramente se trovato in cantina. Il pollo non è protetto in quanto sta bene arrosto, ma le bianche colombe che insozzano le nostre piazze vengono difese pur essendo veicolo di pericolose malattie. Un innocuo biscione scatena reazioni viscerali e chi lo uccide passa per eroe. Non parliamo del ribrezzo che generano i pipistrelli, animali inoffensivi. Anche gli insetti e i protozoi sono animali ma nessuno si occupa di proteggerli anche perché si tratta di impresa impossibile. Camminando su un prato uccidiamo centinaia di piccoli esseri viventi senza avvederci del massacro. Dove poniamo la linea divisoria tra animali da proteggere e quelli che possiamo sterminare senza rimorsi?» (Regge).