Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 febbraio 2000
Il 9 dicembre dell’anno scorso, l’Epo (European Patent Office, l’ufficio europeo dei brevetti che ha sede a Monaco di Baviera) ha concesso un brevetto (numero di serie Ep 695351) all’Università di Edimburgo per un metodo di preparazione di animali transgenici che prevede l’uso di cellule embrionali umane
• Il 9 dicembre dell’anno scorso, l’Epo (European Patent Office, l’ufficio europeo dei brevetti che ha sede a Monaco di Baviera) ha concesso un brevetto (numero di serie Ep 695351) all’Università di Edimburgo per un metodo di preparazione di animali transgenici che prevede l’uso di cellule embrionali umane. Nella richiesta non è specificato che si tratta di animali ”non umani” e siccome in inglese la parola animal comprende tutti i mammiferi si potrebbe immaginare l’utilizzazione della tecnica per esperimenti con cellule embrionali umane inclusa la clonazione.
• La scoperta è di Greenpeace che la settimana scorsa durante una visita concordata già da tempo negli uffici di Monaco si è imbattutta per caso nella delibera. I rappresentanti dell’organizzazione ecologista hanno poi passato l’informazione al ”Financial Times Deutschland” che l’ha messa in prima pagina nel suo primo giorno in edicola lunedì 21 febbraio.
• Imbarazzatissima la replica dei dirigenti dell’Epo: la legge tedesca e le direttive Ue vietano sia l’alterazione del patrimonio genetico umano sia la brevettabilità di procedimenti che implichino manipolazioni del patrimonio genetico umano. Rainer Osterwalder, portavoce dell’ufficio brevetti si è scusato per l’errore, incolpando i tre esaminatori del progetto di essere incappati in una svista.
• L’Università di Edimburgo rappresenta gli interessi delle grandi compagnie di biogenetica. L’ufficio di Monaco per i brevetti (Prodi è intervenuto per ricordare che non si tratta di un’istituzione comunitaria e che quindi non c’è, da parte della Commissione nessun avallo politico alle decisioni prese) ha rilasciato la concessione (che comunque non si traduce in un’autorizzazione alla sperimentazione) all’Università di Edimburgo. Ma gli scienziati scozzesi hanno condotto le ricerche per conto dell’impresa australiana Stem Cell Sciences (Scs), compagnia che collabora con la Biotransplan, leader mondiale nel settore degli organi animali da trapiantare negli umani.
• Dietro la svista dell’ufficio brevetti potrebbe anche esserci un aiuto sottobanco alle aziende europee che rischiano di perdere terreno in un business che si sta rivelando enorme. «I lapsus non sono quasi mai casuali. Sono spesso il segno di un pensiero nascosto, di un atteggiamento profondo. [...] quel pensiero ormai così imperante da essere definito unico, secondo il quale non solo tutto ha una dimensione e un valore di mercato, ma che quelli di mercato sono l’unica dimensione e l’unico valore reali. Di tutto. Anche dell’uomo. E dei suoi cloni».
• Le tappe della clonazione. 1962: lo scienziato inglese John Gurdon, riesce a far nascere il primo animale-clone (una rana). 1997: ricercatori dell’università di Edimburgo annunciano la clonazione di una pecora (Dolly). 1998: in Virginia nasce Jefferson, un vitello clonato; dopo pochi giorni in un labortatorio del Massachusetts nascono altri tre vitellini clonati da un toro; un team internazionale di scienziati clona una cinquantina di topolini (il primo a nascere viene chiamato ”Cumulina”). 1999: ricercatori sudcoreani annunciano di aver prodotto un embrione umano clonato e di averlo distrutto impedendogli di proseguire nella crescita oltre la quarta cellula.
• Come si clonano gli esseri umani: Si estrae un ovulo di una donatrice dall’ovaio o dalle tube e lo si feconda in laboratorio (stadio di ovocita). L’ovocita si sviluppa fino alla fase di morula (8 cellule). Da queste vengono poi estratti i nuclei con il loro patrimonio genetico. I nuclei vengono trasferiti in una nuova cellula uovo a cui era stato precedentemente asportato il nucleo ottenendo così embrioni dotati dello stesso patrimonio genetico.
• Il divieto di rilasciare brevetti sugli esseri umani è già stato aggirato altre volte. Fabrizio Fabbri di Greenpeace Italia su ”la Repubblica” del 22 febbraio «Non è certo la prima volta che quest’ufficio si comporta come se fosse un potentato autonomo svincolato dagli impegni presi dal Parlamento europeo. C’è un brevetto che copre il sangue proveniente dai feti, dal cordone ombelicale e dalla placenta. E almeno in altri tre casi la dicitura non esclude l’estensione del brevetto agli esseri umani».
• Ma la tecnica brevettata è già obsoleta: la domanda fu presentata dall’Università di Edimburgo nel 1993 e pubblicata nel 1994. Si tratta di una delle tecniche più primitive in un campo a rapidissima evoluzione: nell’aprile del ’98 gli stessi ricercatori scozzesi hanno presentato con lo stesso titolo una nuova domanda di brevetto, pubblicata nel novembre ’99.
• «La clonazione di un essere vivente era stata definita come fantascientifica. stata fatta e si è detto che era fantascientifico clonare un mammifero. arrivata Dolly e ora si dice che è fantascientifico clonare un essere umano» (Fabrizio Fabbri di Greenpeace Italia).
• Secondo Greenpeace il Parlamento europeo ha sancito la brevettabilità di microorganismi, piante e parti isolate del corpo umano ulizzando una formula sufficientemente generica e ambigua da contenere contemporaneamente la tutela del ruolo particolare degli esseri umani e la possibilità per le industrie europee di competere con i colossi americani che godono di una legislazione più permissiva. « famoso il caso di John Moore, il cittadino statunitense dal cui pancreas, dotato di una anomala capacità di elaborazione dell’insulina, è stato ricavato un brevetto industriale: ha fatto ricorso ai vari tribunali per rivendicare i diritti su quel frammento di sé e ha perso sempre. Non è un’eccezione: altri casi analoghi sono documentati» (Fabrizio Fabbri di Greenpeace Italia).
• Oggi la frontiera è quella della clonazione terapeutica. «Sarebbe irresponsabile se sotto la spinta emotiva e le tentazioni della demagogia elettoralistica, prendendo a pretesto un errore di fatto innocuo, venissero prese decisioni tali da pregiudicare sviluppi tecnici in un settore sempre più strategico dal punto di vista scientifico, medico-sanitario ed economico».
• Non tutto è ”Frankenstein genetico”. «La frontiera tra bene e male non è mai così netta come sembra: se una ditta specializzata in trapianti di organi tra specie diverse studia come alterare geneticamente il fegato di un maiale per renderlo trapiantabile in un umano, senza che l’organismo accogliente lo rigetti, e a questo scopo ricerca come modificare geneticamente il fegato suino e metterlo in coltura con cellule umane, in questo caso è ancora Frankenstein genetico?».
• In America ci sono numerosi scienziati e ricchissime fondazioni che già studiano le tecniche di marketing per un prodotto tecnologicamente realizzabile e con un’alta potenzialità di mercato. Lo scienziato Richard Seed, pioniere della totale libertà di mercato, aveva già annunciato due anni fa di essere pronto a costruire una catena di montaggio di esseri umani. Il professore di Princeton Lee Silver tiene conferenze dove parla esplicitamente della possibilità per i genitori di scegliere quali geni dare ai propri figli e ritiene utili allevamenti di umanoidi decerebrati come contenitori usa e getta di organi di ricambio. Lewis Wilport (College University di Londra) «Trovo personalmente disgustosa la produzione di esseri umani senza la testa ma mi rassegno ad accettarla in vista della scarsa disponibilità di organi di ricambio».
• La clonazione può essere utile all’umanità. Scienziati e intellettuali liberal, convinti che la nuova tecnica sia utile all’umanità, hanno chiesto a Clinton di rivedere la sua posizione contraria alla clonazione umana. «La stessa National Bioethics Advisory Commission produsse un documento in cui si suggeriva di vietare la clonazione umana, ma solo per cinque anni e solo da cellule somatiche non fetali, nel senso che se la ricerca su animali avesse dimostrato che la tecnica poteva essere applicata in modo sicuro si sarebbe dovuto rivedere la legge per considerare eventuali situazioni in cui avrebbe garantito a una coppia il diritto naturale a riprodursi».
• Harry Griffin, direttore del Roslin Institute di Edimburgo, il ”padre di Dolly” intervistato da Antonio Polito su ”la Repubblica” del 23 febbraio: «Il brevetto ci dà la proprietà intellettuale della tecnica che noi abbiamo sperimentato con successo su Dolly, non delle vite che un giorno dovessero derivare. Se noi non avessimo chiesto il brevetto, l’unica differenza sarebbe che la clonazione potrebbe farla chiunque, una volta cambiata la legge. Non vedo il vantaggio etico [...] Noi pensiamo che da embrioni umani clonati, nella primissima fase del loro sviluppo (sei, sette giorni), possiamo ottenere cellule staminali, immuno-compatibili, in grado di svilupparsi in tessuti o in organi per trapianti, o di riparare geneticamente molte comuni malattie degenerative, come la leucemia, il diabete, il morbo di Alzheimer, alcune cardiopatie, epatiti e distrofie muscolari. Sia chiaro, non puntiamo a costruire per ogni paziente un patrimonio di cellule di ricambio: sarebbe insensato e impossibile». Griffin si dimostra scettico sulle possibilità di arrivare in pochi anni alla clonazione umana: «Finora sono state clonate con successo pecore, capre e vitelli. Noi ci stiamo provando con i maiali ma non ci siamo ancora riusciti. Scientificamente clonare un essere umano dovrebbe essere possibile, ma siamo ancora molto lontani [ ...] E poi sarebbe insensato, oltre che sbagliato, tentare di creare la copia perfetta di un essere umano. Per dare figli alle coppie sterili è molto più facile e meno rischioso ricorrere alla provetta, e così resterà ancora a lungo».