Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 gennaio 2000
Durante la settimana scorsa tutti i giornali si sono chiesti se Giovanni Paolo II (79 anni, è molto malato) possa ancora sostenere la sua missione pastorale: lo spunto era venuto da un’intervista rilasciata dal presidente dei vescovi tedeschi, Karl Lehmann, rilanciata in Italia dall’Ansa in una sintesi successivamente riconosciuta come mal calibrata rispetto al testo originario («Noi abbiamo dato due righe di agenzia su un testo che nella sua lunghezza complessiva sviluppa 80 righe
• Durante la settimana scorsa tutti i giornali si sono chiesti se Giovanni Paolo II (79 anni, è molto malato) possa ancora sostenere la sua missione pastorale: lo spunto era venuto da un’intervista rilasciata dal presidente dei vescovi tedeschi, Karl Lehmann, rilanciata in Italia dall’Ansa in una sintesi successivamente riconosciuta come mal calibrata rispetto al testo originario («Noi abbiamo dato due righe di agenzia su un testo che nella sua lunghezza complessiva sviluppa 80 righe. chiaro che in due righe non si esprime esattamente quel che il vescovo ha detto») (Pierluigi Magnaschi, direttore dell’Ansa).
• Lehmann ha sollevato il velo su un problema oggettivo, da tempo discusso in Vaticano e nella comunità cristiana. Giancarlo Zizola sul ”Sole-24Ore” dell’11 gennaio: «Se cioè il sistema istituzionale della chiesa sia in grado di offrire delle soluzioni praticabili all’impasse che si determinerebbe nel caso deprecabile che il Parkinson divenisse così invalidante da rendere impossibile al Papa l’esercizio delle sue sovrane potestà, peraltro canonicamente indelegabili [...] In realtà è la patologia del sistema a preoccupare più della stressa patologia personale».
• La chiesa non potrebbe tollerare un Papa sul trono e uno ”a riposo”. Il vaticanista Marco Politi raccontava sulla ”Repubblica” del 12 gennaio che Papa Wojtyla, consapevole dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, incaricò (in segreto) un gruppo di esperti di studiare l’ipotesi di dimissioni papali. «La risposta, ispirata dagli elementi più tradizionalisti, fu negativa: ”La Chiesa non può reggere due papi: uno regnante e uno in pensione”. Così l’ idea è stata riposta in un cassetto».
• Diffusione dei cattolici nel mondo, dati 1997 (numero dei battezzati e percentuale sul totale degli abitanti del continente). Europa: 288 milioni, 40.6. Africa: 107 milioni, 14.8. Asia (medio oriente): 3.1 milioni, 1.6. Asia (sud e estremo oriente): 90 milioni, 3.1. Oceania: 7.7 milioni, 27.5. America latina: 276 milioni, 88.1. America del nord: 69.1 milioni, 23.7. Totale nel mondo: 989.3 milioni,17.4.
• In 20 anni i sacerdoti cattolici sono calati di 16.763 unità: nel 1978 erano 420.971, nel 1997 erano diventati 404.208. (883 in meno ogni anno). La crisi di vocazioni riguarda soprattutto l’Europa e l’Oceania mentre il numero dei sacerdoti aumenta in Africa e Asia (in America è stabile).
• «Giovanni Paolo II è un mistico della Verità, un missionario dell’evangelizzazione. Egli ragiona sul lunghissimo periodo dove destre e sinistre scadono a epifenomeni [...] La missione del Papa è di portare il Verbo in ogni angolo della terra».
• La chiesa cattolica è una minoranza che per essere credibile nella sua predicazione universale non può omologarsi a un modello (quello americano) ancora più pericoloso del marxismo perché più sottilmente antireligioso. «Ci sono nel mondo due miliardi di cristiani, di cui un miliardo di cattolici romani, su una popolazione totale di 6 miliardi. Globalmente i fedeli di Roma sono una minoranza. Visibile, potente, ma sempre minoranza. Se vuole convertire il mondo, la chiesa cattolica non può essere percepita come occidentale. Soprattutto non può permetterselo nelle terre di frontiera, a cominciare dall’Asia».
• Il confine dell’impero papale è in Asia. Nel continente asiatico, dove vivono i due terzi dell’umanità (3 miliardi e 257 milioni) i cattolici sono solo il 3 per cento. Solo nelle Filippine sono la maggioranza (70 milioni di abitanti, 84 per cento di cattolici con una forte presenza musulmana concentrata nell’isola di Mindanao). Un nucleo abbastanza solido (anche se numericamente esiguo) si trova in Corea del Sud e Vietnam mentre Timor est è solo una enclave cattolica alla periferia del più grande paese musulmano del mondo (l’Indonesia). «In Asia la Chiesa cattolica è una minoranza esigua che sconta i ritardi, le lentezze, la scarsa fantasia adoperata nella missione».
• «Una penisola e due isolette, appena 16 kmq densissimamente popolati, governati dal Portogallo cattolico dal 1576 al 20 dicembre del 1999 senza soluzione di continuità. Per quattro secoli la chiesa ha avuto il monopolio dell’educazione, ha goduto di ampia libertà e grandi previlegi. La rete delle parrocchie è capillare e gli ordini religiosi sono presenti in forze, anche per il carattere di ponte verso la Cina che Macao riveste. Oggi su 440 mila abitanti, i cattolici sono 22 mila, il 5 per cento. Una percentuale appena al di sopra della media del continente. Segno di una strada non trovata da parte della chiesa, anche quando le premesse e gli strumenti non mancano, e di una irriducibilità delle popolazioni asiatiche».
• La globalizzazione del mondo è americanizzazione. La chiesa cattolica di questi anni non è più minacciata dal comunismo, ma dai valori (laicismo, economicismo, secolarismo, liberismo, permissivismo) veicolati da una globalizzazione che viene interpretata come americanizzazione.
• Il Vaticano non può restare indifferente al fatto che le leggi del mercato siano diventate le nuove Tavole della legge. «Il problema per il Vaticano non è tanto l’iperpotenza americana, ma il fatto che gli Stati Uniti non sono solo un impero, ma anche papato e pretendono di dettare al mondo i loro principi e valori identificando l’etica con le regole del capitalismo liberista di mercato: meritocrazia, responsabilità, libertà. Cose molte dissimili dalla dottrina economico-sociale della Chiesa basata sulla solidarietà e sull’eguaglianza [...] Il fatto che Wall Street sia divenuto il centro del nuovo ordine cosmico e che le leggi del mercato (che non sono neutrali e innocenti, come non lo è nessuna norma) si sono trasformate in una specie di nuove Tavole della legge suscita evidentemente l’opposizione del Vaticano».
• L’Italia potrebbe usare la vicinanza e l’influenza del Vaticano per aumentare il suo prestigio internazionale. «Data la sua presenza fisica in Italia, il Vaticano ha una tendenza del tutto naturale e legittima di utilizzare l’Italia per i propri interessi. [...] L’influenza vaticana sull’Italia è un fatto oggettivo. Poiché Roma è una doppia capitale, dell’Italia e del cattolicesimo, le opinioni pubbliche estere sono portate a sovrapporre queste due capitali. E in politica le percezioni hanno un’importanza analoga alla realtà. A parte ogni altra considerazione, come ai cattolici americani e francesi una vittoria del comunismo in Italia non avrebbe fatto piacere, così il Vaticano avrebbe sicuramente considerato un fatto negativo l’esclusione dall’euro di paesi cattolici come Italia e Spagna».
• Il Vaticano possiede il miglior soft Power del mondo, una rete di intelligence unica al mondo e, soprattutto, la capacità di humint, il saper comprendere i problemi. «Neppure gli Stati Uniti ne dispongono, nonostante le loro enormi capacità di raccogliere informazioni, di cui però non sono spesso in grado di comprendere il significato, poiché andrebbero filtrate attraverso prismi di cultura differenti e dissimmetrici rispetto a quelli americani. Un altro vantaggio del Vaticano è il possesso di una diplomazia di prim’ordine, che sa dire le cose giuste nei momenti giusti e alle persone giuste [...] Stalin non direbbe più che il Papa non conta poiché non dispone di divisioni corazzate!».
• Ma all’Italia non conviene seguire una chiesa cattolica sempre più convinta del suo ruolo di antagonista all’egemonia americana. «Non abbiamo le risorse e l’autonomia per farlo, anche perché il terzo mondo non aspetta né noi né il Vaticano, ma è in fila di attesa per essere omologato dagli Stati Uniti e per averne il sostegno. L’Iperpotenza degli Stati Uniti permette loro un’utilizzazione delle istituzioni internazionali che accresce la loro libertà d’azione invece di limitarla. Quando viene contrastata, Washington dispone sempre di istituzioni di ricambio, come è avvenuto con la Nato nella crisi del Kosovo, che ha emarginato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».
• I tentativi del Vaticano di creare un mondo multipolare e le premesse di un governo mondiale antiegemonico possono avere successo solo a due condizioni: rafforzamento politico dell’Europa, allentamento della sua dipendenza politico-strategica dagli Stati Uniti. «Entrambe comportano però la germanizzazione dell’Europa».
• Intanto nella Curia di Giovanni Paolo II la componente italiana è sempre più marginale. «Dei 106 porporati che avrebbero diritto di voto in un’eventuale conclave, solo 17 provengono dalla penisola, appena il 16 per cento, una cifra al minimo storico (almeno in epoca moderna)». Declino degli ”italiani” dentro il Collegio cardinalizio: all’inizio del secolo disponevano del 61 per cento, con Pio XII vanno sotto il 50 per cento, durante il pontificato di Paolo VI scendono sotto la strategica soglia del terzo (permetteva di controllare l’elezione del Papa). «L’egemonia italiana sul papato, già in crisi con la politica cardinalizia internazionalista dei papi dopo la seconda guerra mondiale, ha ricevuto un colpo probabilmente definitivo con il Papa slavo».