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 1998  dicembre 14 Lunedì calendario

Carlo Petrini, 50 anni, ex calciatore di serie A e B (Genoa, Milan, Varese, Catanzaro, Roma, Cesena), esordì in serie B nella stagione 1965/66: «Perdevamo spesso e occorreva qualche soluzione per risalire in classifica [

• Carlo Petrini, 50 anni, ex calciatore di serie A e B (Genoa, Milan, Varese, Catanzaro, Roma, Cesena), esordì in serie B nella stagione 1965/66: «Perdevamo spesso e occorreva qualche soluzione per risalire in classifica [...] Allora qualcuno in società prepara le punture ”rigeneranti” [...] Noi accettiamo le siringate durante la settimana e prima di ogni partita. Ricordo che nel ritiro di Ronco Scrivia le dosi aumentarono, ci iniettavano queste sostanze una volta al giorno».
• «I medici preposti alle pipì avevano zero possibilità di scoprire i nostri imbrogli. Avevamo pronti tre accappatoi con doppia tasca e facevano pipì in una provetta di clistere quelli che non giocavano. Chi doveva presentarsi, nascondeva la provetta sotto l’accappatoio e ne spremeva il contenuto nel barattolo federale. Nessun medico, finché sono rimasto in attività, avvertì l’obbligo d’accertare da vicino cosa cavolo combinassimo nel ripostiglio davanti al rubinetto».
• Sempre Petrini sullo spareggio a 5 per la permanenza in serie B che nel 66/67 coinvolse il Genoa: «Ci siringarono un’ora prima dell’inizio della partita e ci raccomandarono di fare un riscaldamento lento, senza scatti. Dopo 20 minuti mi scoppiò il fuoco in corpo, ero un assatannato che, saltando, arrivava al soffitto dell’androne dello stadio di Ferrara. In campo ci ritrovammo trasformati, saltavamo addosso agli avversari con la lingua gonfia e una bava verdognola attaccata alla bocca».
• A Roma come a Genova: «Anche lì, se volevi una probabilità di trovare posto in squadra dovevi sottoporti alla rituale flebo del sabato. Il massaggiatore m’avvertì in fretta ”Guarda che è nelle nostre abitudini e non puoi sottrarti alla regola...”».
• L’ex allenatore Luigi ”Cina” Bonizzoni: «La Lega sorteggiava il venerdì i nomi dei giocatori da sottoporre ai test antidoping. Gli incaricati avevano l’obbligo del segreto, ma alla fine si sapeva sempre chi sarebbe stato controllato. Così la domenica i test erano una barzelletta, organizzati nell’approssimazione più completa. Ho visto di persona giocatori allungare l’urina con la Coca Cola: se mai in laboratorio risultava qualcosa di anomalo, al massimo dalla Federazione arrivava un rimprovero ufficiale alla società e tutto finiva lì... Una volta un mio giocatore, volendo evitare il test presentò il certificato di un notaio secondo il quale doveva sbrigare una pratica urgentissima (di domenica sera, figuriamoci) e non poteva trattenersi allo stadio» (lettera all’’Avvenire”).
• Paolo Sollier, ex calciatore del Perugia: «Prendevi le vitamine a primavera, quelle che adesso chiamano integratori. Ricordo che l’unica cosa un po’ stramba ce la propose Helenio Herrera a Rimini, quando ci fece prendere dell’aspirina masticata con un po’ di caffé. Mi sembra che questo spieghi bene l’innocenza di quella situazione». Era la droga dei ciclisti, però. Anquetil prendeva aspirina e champagne, no? E Anquetil è morto di tumore. «Non lo so. Herrera ci parlava di effetti miracolosi».
• Tra le morti sospette quella di Giuliano Taccola, giocatore della Roma deceduto a 25 anni negli spogliatoi dello stadio di Cagliari (campionato 69-70). Marzia Nannipieri, moglie di Taccola: «Giuliano abbandonò tre volte il ritiro, in quei giorni. L’allenatore pretese, il 26 febbraio, che provasse con la squadra ”De Martino”. Il 2 marzo lo inserirono nella formazione anti-Sampdoria, anche se era 6 chili sotto il peso forma abituale. E durante la settimana successiva, gli venne una strana febbre. Alla Roma minimizzavano, il medico sociale sosteneva che Giuliano non avesse niente di preoccupante [...] Mio marito litigò, gridò ai dirigenti che se ne fregava dei premi fissati per la successiva Roma-Inter; che la sua vita era più importante dei quattrini. Venne la domenica e il medico si presentò a casa nostra, con un’infermiera. Pretendeva che Giuliano si alzasse dal letto per raggiungere i compagni nell’albergo del ritiro [...] Resistemmo. Purtroppo, alcuni giorni dopo gli imposero di seguire la squadra in trasferta a Cagliari, nonostante perdesse sangue dalla bocca [...] Infine cedette, andò a morire come un cane».
• «Ogni giorno salta fuori uno che riesuma uno spicchio di carriera, un altro che cava fuori uno scheletro dall’armadio. Possibile che, ai miei tempi, fossi così distratto da non accorgermi di nulla?» (Gianni Rivera a Roberto BeccantinI).
• «Non è possibile, non è utile, non è normale credere all’ignoranza degli atleti [...] Il problema del doping non è se esiste o meno. Esiste. Il problema del doping è come uscirne. E per uscirne è indispensabile l’aiuto degli atleti. Fino a oggi si è potuto dire che non sapevano niente. Non so se sia vero, ma è stato verosimile. Oggi questa tesi è caduta. Nessun atleta può più prendere nessun medicinale da nessun dottore senza farsi venire la curiosità di chiedere che cos’è».
• Sara Simeoni: «Io, tranquilla cattolica, sulla questione doping sarei un po’ dura. Chi viene beccato se ne va a far dell’altro, vuol dire che non gli interessa fare sport. E poi vorrei certezze, non si può vivere nel dubbio permanente. Certezze e un po’ di durezza».
• Sharron Davies, ex nuotatrice inglese che dopo l’abbandono dell’attività agonistica è diventata fotomodella e presentatrice televisiva («una delle donne più sexy d’Inghilterra»), argento dei 400 misti alle Olimpiadi di Mosca, ha presentato ricorso contro Petra Schneider, fenomeno della Ddr che vinse con 10 secondi di vantaggio: «Mi ha detto che era stata inserita in un programma di doping all’età di 14 anni e che presero a darle delle pillole blu. Capì presto che il suo corpo stava cambiando. Ma non si rifiutò perché aveva paura che il padre potesse perdere il lavoro».
• Il medico tedesco Bernd Pansold, consulente di Hermann Maier (lo sciatore austriaco che l’anno scorso ha dominato la Coppa del Mondo) è stato condannato da un tribunale di Berlino al pagamento di un’ammenda di 14 milioni di lire: negli anni Settanta e Ottanta somministrò ormoni maschili alle nuotatrici dell’ex Germania Est.
• Nello sci, a parte Olimpiadi e Mondiali, non si praticano controlli antidoping.
• La squadra di sci austriaca, timorosa della nuova legge antidoping francese, si è recata in Val D’Isere, dove erano in programma alcune gare della Coppa del Mondo, senza medicinali.
• Altri indizi sulla diffusione del doping tra gli sciatori: sempre più spesso gli atleti vanno in albergo con la cyclette, secondo Giorgio D’Urbano, coordinatore della nazionale femminile di sci, indispensabile per sciogliere il sangue durante la notte (l’epo lo renderebbe densissimo aumentando il rischio di trombosi).
• Gunther Mader, ex sciatore austriaco, tre giorni dopo il ritiro andò in coma per un’ischemia provocata da una pallonata presa mentre giocava a calcetto. Ora è completamente ristabilito. Dominate solo grazie alle tecniche di allenamento? «Sì. E per i materiali. Come in F1 non vinci se non hai la Mc Laren o la Ferrari, nello sci senza i migliori attrezzi resti al palo. Bombarsi non paga».