Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 ottobre 1996
Storia di Francone C
• Storia di Francone C., da Barletta: quattro anni fa, avendo lo stabilimento in crisi, andò a cena con Tonino Rizzi, segretario della Filtea Cgil, per concordare una soluzione del problema. Voleva tagliare trenta posti di lavoro, Rizzi invece gli propose di adottare la cassa integrazione. Francone C., il giorno dopo, chiuse lo stabilimento e partì per l’Albania. A Tirana, lungo la via Jordan Misia, trovò dei capannoni diroccati, sborsò cento milioni e li ripulì. Quindi cominciò ad assumere operaie. Costo delle operaie albanesi: 60 mila lire nette al mese per i novanta giorni destinati all’apprendistato, poi dal terzo mese 120 mila lire. Costo di un’operaia italiana che fa lo stesso lavoro: due milioni e ottocentomila lire lordi. Dal punto di vista della qualità del lavoro, secondo Francone, un’operaia albanese vale l’80 per cento di un’operaia italiana. Le operaie albanesi devono cucire settanta milioni di tomaie l’anno. Le tomaie verranno poi portate a Barletta e a Casarano per realizzare scarpe sportive di poco prezzo. Dietro a Francone, in questi quattro anni, sono andate decine di imprenditori pugliesi. "Basti sapere che nel ’95, tra tomaie e scarpe, sono state realizzate oltre confine quasi 95 milioni di paia, con un aumento del 46 per cento sull’anno precedente. E il boom della delocalizzazione calzaturiera prosegue nel ’96 allo stesso ritmo, con l’Albania saldamente al comando" (Gad Lerner).
• Aumenti medi mensili lordi a regime ottenuti dai lavoratori italiani negli ultimi contratti di lavoro. Cartai (luglio ’95): 165.000 lire; tessili (luglio ’95) 150.000; Assicurativi (dicembre ’95): 256.000; chimici (dicembre ’95) 228.000; gomma (aprile ’96): 187.000; elettrici (aprile ’96): 233.000; bancari (aprile ’96): 280.000. Aumento mensile medio: 200.000.
• Mario Garzella, responsabile organizazione della Piaggio, ogni mese fa 25 ore di volo per raggiungere il suo ufficio di Foshan, in Cina. "La Piaggio imbarca a Livorno i suoi container di semilavorati, diretti al porto di Canton, con l’obiettivo di produrre nel nuovo stabilimento che verrà inaugurato la prossima primavera 400 mila motoveicoli l’anno, passando così dagli attuali 500 operai ad almeno tremila. Quanto costa il loro lavoro? ”Guardi, è presto detto. Se lei conta cento un operaio italiano, per il cinese io pago 7”".
• Il professor Maurizio Mistri, docente di economia internazionale a Padova: "L’Estremo Oriente è oggi l’avventura degli audaci, l’Est europeo dobbiamo considerarlo ormai territorio domestico, parte integrante della nostra economia. Potremmo fare anche la hit parade: la Slovenia è stata di gran moda ma ora è scesa, troppo cara. L’Ungheria è per i raffinati disposti a spendere qualcosa di più. Scende la Bulgaria. Quanto all’Albania, è troppo ardua tranne che per i vicini pugliesi. La Romania tiene ma non è convenientissima. Di grande appeal, negli ultimi tempi, l’Ucraina, dove il costo del lavoro è il più basso d’Europa".
• Silvio Buggin, da Casella d’Asolo, titolare del ristorante ”L’Incontro” di Bucarest: "Cosa vuole, qui c’ero venuto una volta sola a caccia e son sempre stato curioso degli affari. Così dopo il comunismo ho comprato qualcosina in centro a Praga, uno stabile di cinque piani a Brno giusto di fronte allo Spielberg, e poi è arrivata l’occasione di acuiqstare questo localino a Bucarest; mica male, vero?".
• Elenco parziale di aziende che hanno trasferito parte della loro lavorazione in Romania: Stefanel, Incem, Lotto, Max Mara, Benetton Sport system, Nordica, Marzotto, Cacao, Corneliani, Sergio Tacchini, Giovenzana, eccetera. Le città di Timisoara, Arad e Oradem fannoi ormai parte integrante del cosiddetta ”sistema del Nord-Est”. Costo di un operaio romeno: 150-200 mila lire lorde al mese, con disponibilità a lavorare anche il sabato e la domenica. Trasferimento in Romania anche di numerosi commercialisti, per assistere le aziende. "Un’azienda del nostro Nord-Est è sana solo se e in quanto ha molti più dipendenti all’estero che in Italia". Come mai questi imprenditori non investono al Sud? Perché ”le regioni meridionali sono considerate prive di solida esperienza industriale, socialmente pericolose e soprattutto dieci volte più care come costo del lavoro". (Lerner).
• Nel ’95 ci sono state in Italia 1846 rapine in banca, che hanno fruttato in tutto 112 miliardi. La provincia più bersagliata è Cosenza, con un assalto ogni 3,8 sportelli. La più sicura Bolzano: tre rapine in un anno, con un rapporto di un assalto ogni 120 sportelli. (dati dell’Abi, Associazione bancaria italiana).
• "Qui ad Arzano, ai cancelli della fabbrica, siamo costretti a tenere guardie armate; nello stabilimento di Neuhaus, non abbiamo nemmeno i cancelli. La cattura dei grandi latitanti non deve illudere: i baristi di paese continuano a pagare il pizzo" (Antonio D’Amato, industriale della produzione di imballaggi per i prodotti alimentari).
• Cinque anni fa multinazionale coreana ”LG Group” aveva ricevuto dalla Stato italiano quaranta miliardi per aprire una fabbrica di frigoriferi ”Lucky Goldstar” a Pignataro Maggiore, nella piana di Marcianise, provincia di Caserta. Alla fine dell’estate ha restituito i quaranta miliardi e ha portato la fabbrica in Galles, dove conta di investire quattromila miliardi.
• "Coloro che manovrano i grandi capitali se guardano all’Italia che cosa vedono? Vedono una tassazione sul reddito d’impresa superiore al 50 per cento, contro il 10 per cento dell’Irlanda, il 29 per cento del Portogallo, il 35 per cento di Gran Bretagna e Spagna. Il risultato è scontato: nel Regno Unito oltre il 10 per cento degli investimenti vengono dall’estero, in Italia solo il 2,2 per cento (Antonio D’Amato, cit).
• "Tra i giovani del Mezzogiorno in cerca di prima occupazione il 73,7% sarebbe disposto ad accettare un lavoro solo se lo stipendio netto mensile fosse superiore a un milione e 750 mila lire [...] Si tratta di una distorsione del mercato del lavoro prodotta dal posto pubblico che crea occupazione a salari fuori mercato, generalmente più alti di quelli che l’industria può garantire in fase di avvio al lavoro. Al Sud un modello simile a quello dell’impiego pubblico è stato quello imposto dal mondo delle banche, ancora di grande presa sui giovani del Mezzogiorno nonostante i guai in cui sono incappate alcune delle principali banche meridionali" (dati Istat).
• "I primi dati confermano che i giovani senza lavoro sono, nel 74% dei casi, ”figli a carico”. Solo il 3% dei maschi è coniugato, mentre per le donne si sale al 9%. In maggior parte i senza lavoro provengono da famiglie composte da quattro membri: padre, madre e due figli. E, nel 52% dei casi, vivono tutti con un solo stipendio, quello del capofamiglia. Non si tratta di una conseguenza dell’effetto povertà: in realtà la permanenza in famiglia è una libera scelta dei giovani. [...] In mancanza di un sussidio di disoccupazione, campano con la busta paga di papà, che si trasforma così in un vero e proprio ”ammortizzatore sociale”. L’alternativa sarebbe di spingere i giovani ad accettare un lavoro purchessia, ma la statistica dice che, piuttosto che spingere i figli verso occupazioni ”al di sotto delle loro aspettative”, la famiglia italiana preferisce assumersi l’onere aggiuntivo del loro mantenimento ben oltre le soglie della maggiore età" (dati Eurispes).
• "Direi ai genitori: spingete i figli adulti fuori di casa. A fare scuola di vita, ad affrontare problemi. Attenti a non allevare disoccupati che navigano verso i 30 anni in un benessere domestico imbevuto di frustrazioni" (Franco Bernabè, amministratore delegato dell’Eni).
• "Il turbo-capitalismo, cioè il capitalismo che prima andava a 20 all’ora e adesso va a duecento. Provocato da tre cause precise: primo, . la ritirata dello Stato dall’economia. L’Italia è l’ultimo paese statalista, assieme alla Francia. Oltre ovviamente a Cuba e Corea del Nord. Seconda causa, la globalizzazione, cioè sentirsi capaci di fare lontano cose complicate, perchè è economico. Terzo, l’informatica che rimpiazza la burocrazia dell’amministrazione. Gli Stati Uniti sono nelle mani del turbo-capitalismo, l’Europa meno. Se negli Usa non ci sono disoccupati è perché manca uno Stato che assiste come nell’Europa del Nord o una famiglia che aiuta come nel Sud. Un americano adulto che ha compiuto gli studi accetta qualunque stipendio" (Luttwak).
• Otto milioni di posti di lavoro in più, ma non un dollaro in più nelle buste paga degli americani, da anni. "E’ vero, questa è una tendenza che ci affligge da almeno vent’anni. Molti non chiedono aumenti salariali perché hanno timore di essere rimpiazzati con forza lavoro meno costosa". (Robert Reich, ministro del Lavoro di Clinton).
• "Io capisco che il peso della manovra è stato caricato più sugli industriali che su altri, lo so. Ma devono ricordarsi che hanno alle spalle alcuni anni di profitti buoni se non ottimi. E un maggior peso della manovra sulle famiglie avrebbe depresso i consumi, quasi cancellando il mercato del Sud" (Romano Prodi).