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 1996  agosto 05 Lunedì calendario

«Si tratta di una sentenza che - per usare il freddo linguaggio delle formule giuridiche - ha dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione

• «Si tratta di una sentenza che - per usare il freddo linguaggio delle formule giuridiche - ha dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Tutti i delitti, anche i più gravi, si prescrivono a causa del decorso del tempo, salvo che per essi sia stabilita la pena dell’ergastolo. Nel nostro caso, per arrivare all’ergastolo si sarebbe dovuta escludere qualunque circostanza attenuante, o comunque si sarebbero dovute ritenere prevalenti le circostanze aggravanti. Così, invece, non è stato, poichè le circostanze attenuanti, già discutibilmente riconosciute, in modo ancor più sconcertante sono state giudicate equivalenti alle aggravanti».(Vittorio Grevi).
• «Aver militato nelle Ss è una circostanza attenuante per i delitti che un Ss era chiamato a compiere?»(Arrigo Levi).
• «Priebke poteva rifiutare l’ordine che arrivava direttamente da Keitel, comandante della Wehrmacht, chiamato durante il processo di Norimberga ”il fattorino”, come colui che aveva il compito di trasmettere senza discussioni gli ordini di Hitler? Uno studioso della storia del III Reich risponderebbe: non avrebbe potuto ma non avrebbe neanche voluto» (Giorgio Bocca).
• «Il delitto è caduto in prescrizione perchè le circostanze diminuenti hanno prevalso sulle aggravanti. Perché Priebke, pensa il tribunale, ha ubbidito agli ordini, perché non ha avuto una partecipazione essenziale, perché, dopo, ha tenuto buona condotta, perchè ha quasi 83 anni. Il capitano avrebbe potuto benissimo disubbidire. Lo prevede persino l’articolo 47 del codice penale militare tedesco del 1940 allora in vigore. C’è stato chi l’ha fatto e non gli è accaduto nulla. Persino i nazisti hanno rispettato questa regola. Il maggiore Dobrik, per esempio, a capo del battaglione ”Bozen”, il reparto colpito in via Rasella al quale fu chiesto di comandare il plotone di esecuzione, rispose di no e non fu né processato né degradato. Il capitano di vascello della Marina della nuova Germania, Gerhard Schreiber, che lavorava all’ufficio storico delle Forze armate tedesche, venuto a testimoniare a Roma, ha raccontato al Tribunale non pochi casi che risultano negli archivi di militari tedeschi che rifiutarono di eseguire un ordine ingiusto e non subirono ritorsioni» (Corrado Stajano).
• «Nel passato nessuno Stato in guerra avrebbe tollerato un attacco di terroristi che fosse costato la vita a decine dei suoi soldati, senza reagire con dure rappresaglie contro una popolazione ostile o contro gruppi o parti di questa popolazione. E tutto lascia presumere che anche in futuro non sarà diverso». Lei ritiene cioè legittima la rappresaglia contro civili prigionieri? «Non dico affatto che sia legittima. Constato solo che il diritto alla presa di ostaggi e alla fucilazione degli ostaggi non viene più riconosciuto soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale. Prima del 1945 era largamente accettato, e un rapporto da uno a dieci era considerato la giusta misura. Le fucilazioni alle Fosse Ardeatine dunque furono, al più, un crimine di guerra: non ebbero nulla a che fare con l’unicità dei crimini nazionalsocialisti contro l’umanità» (Ernst Nolte).
• «Ha ascoltato la sentenza senza battere ciglio, poi si è aggiustato il nodo della cravatta e si è versato un po’ d’acqua minerale”.
• «Perchè non ha voluto parlare durante il processo? I parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine dicono che in realtà lei non si è mai pentito. Priebke non risponde».
• «L’impassibilità è stata controproducente. L’hanno interpretata come cinismo, come non pentimento. Priebke, in un’intervista a un giornalista di Bariloche, l’ha invece spiegata così: ”E’ come se avessi indossato un impermeabile affinchè tutto mi scivoli addosso, ma soffro moltissimo quando mi concedo ai rimorsi”» (Francobaldo Chiocci).
• «Noi, voi, tutti lo abbiamo visto Priebke in questi mesi. Mai una parola di compassione per le vittime. Mai un gesto di rincrescimento o ripensamento. Non una volta dalla sua bocca è venuta fuori una frase di pietà, mai che avesse chiesto perdono ai parenti delle vittime. L’unica volta che ha preso la parola, durante il giudizio preliminare, ha ripetuto quel che ancora fermamente pensa: ”Tutta la responsabilità ricade sulle spalle dei gappisti che organizzarono l’attentato di via Rasella. Sono loro i veri responsabili di quanto è accaduto, poi, alle Fosse Ardeatine”» (Giancarlo Maniga, avvocato).
• «Allora nell’aula con Priebke ci sarebbero dovuti essere pure gli attentatori di via Rasella. Uccisero anziani soldati altoatesini, ma anche civili romani, tra cui un bambino. Uccisero sapendo che ci sarebbe stata una rappresaglia. Uccisero per fare il gioco dei comunisti italiani: attizzare l’odio contro i tedeschi che pure erano in ritirata. Se si fossero presentati a Priebke, sarebbero stati fucilati al posto di innocenti. Invece sono stati decorati come eroi» (Vittorio Messori).
• Professore, ha mai pensato che gli attentatori di via Rasella avrebbero forse dovuto a loro volta cercare di salvare i civili dalla vendetta presentandosi ai tedeschi? «Sinceramente, io credo che non sarebbe servito a niente. I tedeschi li avrebbero torturati fino a ricavarne nomi e informazioni a non finire. Sarebbe stato un disastro per l’intera Resistenza» (Elio Toaff).
• «Sarebbe stato importante e forse anche utile ai fini della sentenza avere dal Vaticano un messaggio chiaro su questo processo. Da 50 anni aspettiamo che il Vaticano condanni il nazismo, ma non per questo noi condanniamo la Chiesa cattolica» (Tullia Zevi).
• «Per questo, forse, i processi contro i ”crimini di guerra” ci danno un doppio sussulto, per la loro importanza senza pari, e per la loro disperata vanità» (Giuseppe Anzani).
• «Agli italiani i rendiconti non piacciono, non saranno forse dei cattolici praticanti ma sono imbevuti di cultura cattolica, la cultura delle confessioni e dei perdoni, delle indulgenze e degli oblii. Un rendiconto preciso nella nebbia delle amnistie e dei condoni, una presa di coscienza che quel grande crimine c’è stato e che in molti, anche pastori d’anime, hanno cercato di non vedere» (Giorgio Bocca).
• «Uno dei mali di cui soffre l’Italia è precisamente questo, da quando sono stati legittimati i post-fascisti è diventato usuale comprendere i combattenti fascisti come si comprendono quelli antifascisti. Per questo alcuni dicono che il processo Priebke consacra il revisionismo storico, già da tempo in atto nelle élites culturali e politiche italiane» (Barbara Spinelli).
• «L’Italia del 1996 non è più basata sulla resistenza, non considera più l’antifascismo un valore, anzi un dovere fondante» (Rossana Rossanda).