Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 10 gennaio 2004
Corsa - Lo stadion era una gara di corsa veloce, lungo un percorso di seicento piedi, pari a 192,27 metri a Olimpia, 177,50 metri a Pizia, Atene, Delfi, 210 a Pergamo
• Corsa. Lo stadion era una gara di corsa veloce, lungo un percorso di seicento piedi, pari a 192,27 metri a Olimpia, 177,50 metri a Pizia, Atene, Delfi, 210 a Pergamo. Nella quattordicesima Olimpiade, anno 724 a.C., comparve un’altra specialità di corsa, con un percorso doppio rispetto a quello dello stadion, il diaulos (gli latleti, una volta percorsi i quasi duecento metri, doppiavano un palo o un tronco di colonna a sinistra e tornavano indietro sulla linea di partenza). Il dolicos, la terza corsa, comparve nell’Olimpiade del 720 a. C. (distanza pari a 24 stadi, poco meno di 5000 metri). Questa gara era legata alla tradizione dei dromokrykes, corrieri incaricati di portare messaggi durante le battaglie.
• Lotta. Palaistrai (’palestra”), e palaio (’lottare”), da pale, ”polvere”, con cui i lottatori si cospargevano per rendere più difficile la presa dell’avversario (quella bituminosa scaldava meglio i muscoli, la terra nera nutriva la pelle, l’argilla agevolava la traspirazione).
• Pancrazio. Il pancrazio (da pan-kratos, tutte le forze), combattimento fino all’annientamento dell’avversario introdotto nella trentatreesima Olimpiade, anno 648 a.C.: era consentito fratturare le ossa, torcere gli arti fino a slogarli, colpire con calci, testate, pugni, calpestare gli avversari. Unico divieto: morsi e dita negli occhi. Non erano previsti limiti di durata.
• Donne. Clipateira, che nel 404 a. C. infranse il divieto della presenza femminile nei Giochi Olimpici. Madre di Perissodo, quando il figlio mise k.o. il suo avversario in un incontro di pugilato, lei scese dal gruppo degli allenatori per abbracciarlo, ma la tunica le cadde di dosso svelando che si trattava di una donna. Da allora si stabilì che anche gli allenatori entrassero nudi nei campi di gioco. In alcune città erano indetti dei Giochi riservati alle donne. Per esempio a Sparta, dove si riteneva che lo sport preparasse le donne alla gravidanza.
• Sanzioni. Sanzioni comminate dagli ellenodici nelle Olimpiadi: espulsione, pena pecuniaria, pena corporale. Gli Ateniesi furono esclusi dai Giochi per tre edizioni, perché il pentathleta Callippo era stato condannato a una multa per corruzione (se l’atleta non pagava, toccava alla città, pena l’espulsione). Il denaro delle multe era usato per costruire zanes, piccole statue di bronzo che rappresentavano Zeus. Inflitta dagli aliutai (che garantivano anche l’ordine pubblico durante i giochi), la pena corporale era particolarmente stigmatizzante, perché al di fuori dei Giochi la fustigazione era ammessa solo per gli schiavi. Anche i giudici erano puniti in caso di errore, ma il risultato sportivo era sacro e inviolabile.
• Editti. L’editto di Costantinopoli del 392, che vietò i Giochi Olimpici in tutto l’impero, per la loro tradizione pagana.
• Esordi. Date d’inizio dei Giochi panellenici: 776 a.C. i Giochi di Olimpia, 590 a. C. i Delfici, 582 a.C. gli Istmici (a Corinto), 573 a.C. i Nemei, 566 a.C. i Giochi di Atene. La prima edizione delle Olimpiadi prevedeva una sola gara: la corsa.
• Nerone. Tra le specialità dei Giochi di Corinto la gara di recitazione, a cui si iscrisse l’imperatore Nerone, previa cattura e evirazione del concorrente più temuto, Epirote. Nerone si portava dietro sempre la claque, organizzata in bombi, specialisti in ovazioni rumorose, imbricii, per applausi e grida più composte, e testae, addetti alle grida sillabate.
• Anziani. Il programma delle Panatenee durava sette giorni (alle gare atletiche erano riservati il quarto e quinto giorno). Tra le specialità un concorso di bellezza riservato agli anziani, che sfilavano nel corteo di apertura dei giochi (pompé). Il settimo giorno era dedicato alle pirriche (una danza di otto giovani nudi, armati di elmo e scudo), e la lampadedromia (staffetta di efebi).
• Celendario. Le Olimpiadi si svolgevano ogni quattro anni. Il giorno centrale coincideva con il secondo o terzo plenilunio dopo il solstizio d’estate.
• Olimpiadi. Ogni edizione delle Olimpiadi era indicata col nome di un atleta, in origine il vincitore dello stadion, la corsa veloce, in seguito il più meritevole tra gli atleti di tutte le specialità, proclamato dagli ellanodici, i giudici. Ogni vincitore era celebrato con una statua.
• Olio. Premio assegnato agli atleti dei Giochi di Atene: le anfore panatenaiche, vasi decorati colmi di olio di oliva. Ritenuto un prodotto sacro, il divieto di commercio non valeva per i vincitori dei Giochi, che potevano monetizzare il premio esportando l’olio. Il numero di vasi assegnati dipendeva dalla gara (per esempio: centocinquanta nella corsa dei carri, cinquanta nello stadion, trenta in pentathlon, lotta e pugilato). Ogni vaso conteneva venti litri d’olio. In ogni edizione si assegnavano milletrecento anfore.
• Essendo pubblici gli uliveti, la raccolta dell’olio da consegnare ai vincitori era curata da una figura istituzionale, l’Arconte eponimo. Dopo la riforma agraria i singoli proprietari furono obbligati a consegnare una quantità d’olio proporzionale alle piante possedute.
• Sponsor. La manifestazione sportiva organizzata a Sparta, chiamata ”feste euriclee”, perché finanziata da un potente commerciante di nome Euricle.
• Regolamenti. Il regolamento delle Olimpiadi prevedeva che gli aspiranti partecipanti si presentassero ad Olimpia un mese prima dell’inizio dei Giochi, per dare il tempo agli ellanodici, i giudici, di identificarli (verificare la pura discendenza greca, la condizione libera, l’iscrizione alle liste civiche nella civiltà natale, l’incensuratezza), e accertare l’idoneità fisica. Gli atleti erano alloggiati in un villaggio comune, il Leonidanion, e sottoposti a una dieta comune (pane, fichi, formaggio fresco; solo in seguito fu ammesso un moderato consumo di carne).
• Divisa. Dall’Olimpiade numero 15, anno 720 a. C., gli atleti furono ammessi a gareggiare nudi, secondo Pausania, dopo che Orsippo di Megara perse il suo gonnellino correndo, forse apposta, per andare più veloce.
• Hemerodromos. Il più celebre hemerodromos, ”uomo capace di correre per un giorno intero”: Fidippide. Corse duecento chilometri in due giorni, da Atene a Sparta, per chiedere l’aiuto degli Spartani nella guerra contro i Persiani. Nel 490 a. C. corse per 42,120 chilometri, da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria dei Greci su Dario, dopodiché morì. La maratona introdotta nelle Olipiadi in suo onore nel Novecento, prevedeva inizialmente proprio un percorso di 42,120 chilometri. La versione moderna fu fissata in 42,195 chilometri a Londra nel 1908 durante i Giochi Olimpici, per volere della regina Alessandra, per consentire ai principi reali di assistere al via della gara dalle stanze del castello di Windsor (l’arrivo era stato fissato allo stadio di White Hall City.