Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 25 ottobre 1997
Le vie dei canti
• Un dedalo di sentieri invisibili copre tutta l’Australia. Sono quelli che gli europei chiamano ”Piste del Sogno” o ”Vie dei Canti” e gli aborigeni ”Orme degli antenati” o ”Via della Legge”. I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano: animali, piante, rocce, pozzi. E col loro canto avevano fatto esistere il mondo.
• Il Land Rights Act dava ai ”proprietari” aborigeni il diritto di proprietà sulle loro terre, purché non fossero occupate. Con questo decreto il governo si riservava i diritti di sfruttamento del sottosuolo e quello di concedere licenze minerarie. In compenso, le società che volevano fare sondaggi nelle terre degli aborigeni dovevano consultare i "proprietari tradizionali" e, in caso di operazioni estrattive, dovevano pagare loro le regolari royalty.
• I Beja, guerrieri sudanesi alti e magri, avvolti in teli di cotone color sabbia dai lembi sovrapposti sul petto, rinnovano ogni giorno l’acconciatura: si ungono a vicenda i capelli con grasso di capra profumato, poi li pettinano in riccioli a cavaturacciolo e formano una specie di parasole che sostituisce il turbante e tiene fresca la testa. A sera, quando il grasso si è sciolto, spianano i capelli in una specie di cuscino.
• Il ”tempo del sogno” è un equivalente aborigeno dei primi due capitoli della Genesi.Nella Genesi Dio creò gli esseri viventi, poi con l’argilla plasmò Adamo. Secondo gli aborigeni gli Antenati, si crearono appuntò da sé con l’argilla, migliaia e migliaia, uno per ogni specie totemica. Nel loro viaggio per tutto il Paese, sparsero sulle proprie orme una scia di parole e note musicali. Queste ”piste del sogno” sono rimaste sulla Terra come ”vie di comunicazione” fra le tribù più lontane.
• Le note lasciate per strada ogni due passi dall’Antenato, sono una scia di "bambini-spirito", una specie di "sperma musicale". Quando una donna incinta calpesta le calpesta, il bambino-spirito entra dentro di lei e si installa nel suo grembo, dove feconda il feto con il canto. Il primo calcio del bambino segnala il concepimento da parte dello spirito. La donna segna il posto dove si è verificato e gli anziani interpretano la configurazione del terreno per stabilire chi è l’Antenato (per questo motivo ci sono famiglie i cui membri appartengono a clan totemici diversi tra loro).
• Le donne aborigene hanno i loro cicli di canti e perciò luoghi diversi da proteggere. Sono molto più gelose dei loro segreti di quanto non lo siano gli uomini. Gli aborigeni credono che una terra non cantata sia una terra morta: se i canti vengono dimenticati, la terra morirà. Alcuni linguisti ritengono che la prima forma di linguaggio sia stato il canto. Gli zingari comunicano a distanze smisurate cantando versi per telefono. Prima di essere iniziato, un giovane zingaro deve imparare a memoria i canti del suo clan, i nomi dei suoi parenti e centinaia di numeri telefonici internazionali.
• Gli aborigeni non immaginano il territorio come un pezzo di terra circondato da frontiere, ma come un reticolato di vie o percorsi: tutte le loro parole per "paese" sono le stesse usate per "via". Gli aborigeni non commerciavano, barattavano: le merci erano come le fiches di un gigantesco gioco da tavolo. Il tavolo era il continente australiano stesso. Un itinerario degli scambi è anche una via del Canto perché i Canti stessi sono il principale strumento di scambio. Prima dell’arrivo dei bianchi, tutti, uomini e donne, ereditavano in proprietà esclusiva un pezzo del canto dell’Antenato e la striscia di terra sulla quale il Canto "passava". I versi erano come titoli di proprietà che comprovavano il possesso di un territorio. Si poteva prestarli, mai venderli né sbarazzarsene. Se gli anziani di un clan decidevano che era tempo di cantare il loro ciclo di canti, inviavano messaggi lungo la via e convocavano i proprietari dei canti che, uno dopo l’altro, cantavano il loro pezzo esatto di "orme dell’Antenato”. Invertire la sequenza era un delitto punito con la morte. Per essere sicuri di non incorrere nel tabù dell’incesto, i giovani di ogni tribù andavano a cercare moglie in walkabout: gli anziani consigliavano di percorrere due-tre tappe lungo la Via prima di fermarsi e scegliere la propria compagna. Una tappa era il luogo delle consegne, dove il canto cessava di essere di un proprietario e ne subentrava un altro. Il confine era lì dove cessavano le proprie strofe del canto.
• Walkabout: il cammino rituale intrapreso da un aborigeno sulle tracce del proprio Sogno. La conoscenza del canto e della pista lo conduce. L’uomo che va in walkabout compie un cammino rituale che calca le orme del suo Antenato. Canta le strofe del suo antenato senza cambiare né una parola né una nota. E così rinnova il Creato.
• I meloni selvatici, grandi come palle da cricket, vennero introdotti in Australia dagli afghani per sfamare i loro cammelli.
• La tribù dei Kaititj viveva sul percorso della linea telegrafica: avevano imparato a ricavare coltelli e punte di lancia dagli isolatori di vetro. Per togliere loro l’abitudine, la società decise di impartire loro una lezione. Per vendicare i loro morti, gli aborigeni uccisero alcuni operai e telegrafisti. Gli scontri, cominciati durante gli ultimi decenni del secolo scorso, proseguirono fino agli anni Venti. Kirda: proprietario della terra, responsabile della sua conservazione; Deve assicurarsi che i suoi canti vengano eseguiti e i rituali puntualmente celebrati. Kutungurlu: "parente uterino", è il direttore spirituale o assistente del kirda. Appartiene a un clan totemico diverso da quello del kirda. Senza il suo permesso, il padrone della terra non può fare nulla.
• Nemadi: tribù di cacciatori del Sahara occidentale. Cacciano antilopi usando i cani. Il loro nome, infatti, significa "padrone dei cani". Non professano tabù alimentari né venerazione per l’Islam. Vendono "tichtar", carne secca di antilope che si sbriciola nel cuscùs, intagliano pomi da sella e recipienti per il latte nel legno di acacia. Sono probabilmente gli ultimi discendenti di un popolo di cacciatori mesolitici. Gli uomini di altre tribù si possono unire ai Nemadi, le donne no. Per assicurare la sopravvivenza della tribù, le donne cercano di fare figli con gli ospiti e i visitatori.
• Il perenty, o varano gigante, è il sauro più grosso dell’Australia. Può raggiungere i due metri e mezzo di lunghezza e con uno scatto può catturare un cavallo.
• Pintupi: ultima "tribù selvaggia" scacciata dal deserto occidentale australiano dagli uomini bianchi. Fino alla fine degli anni Cinquanta avevano continuato a cacciare e a cercare cibo nudi sulle dune. Per "salvarli” il governo li caricò su camion e li installò in campi a ovest di Alice Springs: lì morirono falcidiati dalle epidemie, si accoltellarono con uomini di altre tribù, si attaccarono alla bottiglia.
Le madri pintupi raccontano ai bambini favole sull’origine degli animali e tracciano sulla sabbia disegni che illustrano gli itinerari degli eroi del Tempo del Sogno. I disegni sulla sabbia sono solo bozzetti o interpretazioni dei ”veri” disegni, che possono essere tracciati soltanto durante le cerimonie segrete e che solo gli iniziati possono vedere. Tjuringa: tavoletta sacra, di solito una tavola con le estremità ovali, intagliata nella pietra o nel legno di mulga, ricoperta di disegni che rappresentano gli itinerari dell’Antenato del Tempo del Sogno del suo proprietario. La legge aborigena vieta che siano viste dai non iniziati. Se il tjuringa andava smarrito o rotto, il proprietario veniva escluso dal consorzio umano perché perdeva ogni speranza di "ritorno" al luogo del proprio concepimento spirituale. «Chi non ha visto il proprio tjuringa non sa chi è».
• Pitjuri: pianta dal leggero potere narcotico masticata dagli aborigeni per placare la fame. Sotto l’effetto del pitjuri gli uomini muovono continuamente gli occhi e la testa da destra a sinistra.
• Per ringraziare la Terra dei suoi doni, gli aborigeni non sacrificavano né animali né esseri umani: semplicemente si incidevano una vena dell’avambraccio e lasciavano che il sangue impregnasse il terreno.
• Sopravvivere nel "cuore arido" dell’Australia è un’impresa impossibile se non se ne conoscono profondamente la flora e la fauna. Un uomo cresciuto nel deserto conosce a menadito piante e animali, sa quale arbusto attira la selvaggina, quale acqua si può bere, dove crescono i tuberi. In altre parole, conoscendo, "dando un nome a tutte le cose del suo territorio", può sopravvivere. Ancora oggi, le madri aborigene fatto toccare ai loro bambini le "cose" della loro regione, foglie, frutti, insetti. Il bambino tocca "la cosa", la morde, ripete il suo nome, più avanti la ritroverà in un canto. E impara così a conoscere la sua terra.
• Secondo gli aborigeni tutto ciò che esiste, dagli esseri umani agli aeroplani, un tempo stava sotto la crosta terrestre: tutto, ogni invenzione che verrà mai inventata, c’è già: sonnecchia sotto la superficie in attesa di essere chiamato.