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 2003  gennaio 18 Sabato calendario

Federico. Fellini

• Titoli. "Av. Fellini Federico", così nel 1936 il futuro regista firmò le caricature stampate sul numero unico de ”La Diana”, pubblicato dall’Opera Balilla di Rimini. "Av." stava per ”Avanguardista”.
• Disertore. Chiamato nel 1939, rimase renitente alla leva senza essere scoperto. Ottenuti i primi rinvii adducendo prima la tachicardia, poi il morbo di Basedow provato dalla sporgenza dell’occhio, scampò definitivamente al servizio militare grazie al bombardamento dell’archivio militare di Bologna, nel 1943, poco prima della caduta del fascismo.
• Prostitute. Specialità di Fellini, aiuto regista di Lattuada in Senza pietà nel 1947, scovare figuranti tra le prostitute, che lo trovano irresistibile.
• Vudellone. "Il termine ”vitellone” era usato ai miei tempi per indicare un giovane di famiglia modesta, magari studente, ma o fuori corso o sfaccendato. Credo che il termine sia una corruzione di ”vudellone”, grosso budello, persona portata alle grosse mangiate e passato in famiglia a indicare il figlio che mangia a ufo, che non produce, un budellone da riempire" (Ennio Flaiano in una lettera del 1971).
• Colpi in canna. Aneddoto raccontato da Indro Montanelli: "Quando Anita Ekberg giunse a Roma per girare La dolce vita, per prima cosa telefonò a Fellini invitandolo al suo albergo, dove lo accolse nuda sul letto e pronta al sacrificio. Ma Fellini non era di quelli che hanno il colpo in canna. E, colto dal panico, lì per lì non trovò di meglio che simulare un attacco di appendicite. Ma lo simulò talmente bene che fu operato per davvero".
• Bidoni. Broderick Crawford, attore protagonista di Il bidone, all’epoca del film in cura di disintossicazione dall’alcol, durante le riprese dimenticava le battute e capitava che non riconoscesse nemmeno Fellini (una volta, in presenza di Giulietta Masina, gli raccomandò di non sposarsi).
• Respiro. "Giulietta non era solo il suo appoggio. Era il suo respiro" (Padre Arpa, amico di Fellini).
• Peccatore. L’amarezza di Fellini, quando conobbe la disapprovazione della Suprema Congregazione del Santo Ufficio per La dolce vita: "Allora mi sono ingannato. Il mio film fa del male. E dire che ero convinto d’aver fatto un’opera cattolica". Dopo l’uscita della pellicola, sulla facciata di una chiesa di Padova comparve un manifesto listato a lutto: "Preghiamo per l’anima del pubblico peccatore Federico Fellini". Pubblicamente redarguita dall’arcivescovo di Rimini, la madre del regista non osò andare a vedere il film.
• Disgrazie. "A me m’ha rovinato Fellini" (Anita Ekberg).
• Occhi. "Di colpo, con un cucchiaio, qualcuno mi leva l’occhio destro. Non provo dolore, solo sorpresa. Che cosa vuol dire questo sogno? Non lo so di preciso. Forse che per il film non ci vuole lo sguardo dell’occhio destro, ma solo quello dell’occhio sinistro, trasparente, fantastico. Può essere anche un sogno ammonitore: finirai male, non hai più l’occhio destro, vedi le cose a metà" (Federico Fellini, reduce da un sogno durante le riprese di Giulietta degli spiriti).
• Treni. "Mi sento un ferroviere che ha venduto i biglietti, messo in fila i viaggiatori, sistemato le valigie sul bagagliaio: ma dove sono le rotaie?" (Federico Fellini durante le riprese di 8 1/2).
• Diete. Per interpretare 8 1/2, Sandra Milo, ”Sandrocchia”, mise su otto chili, mentre Anouk Aimée, ”Anucchina” ne perse altrettanti.
• Imbroglione. "Il personaggio di Fellini è un erotomane, un sadico, un masochista, un mitomane, un pauroso della vita, un nostalgico del seno materno, un buffone, un mistificatore e un imbroglione" (Alberto Moravia all’uscita di 8 1/2).
• Fascista. Commento di Fellini dopo aver letto le Memorie di Casanova per documentarsi prima di girare Il Casanova: "Uno zibaldone insopportabile, l’elenco telefonico. Il maschio italiano nella sua versione bieca, un cialtrone, un fascista. Del resto cos’è il fascismo se non un’adolescenza protratta? Casanova è un supervitellone, ma antipatico. Un sinistro Pinocchio che si rifiuta di diventare bambino per bene... Casanova, io lo odio".
• Papi. "Non c’era papa abbastanza grande per Michelangelo, non c’è produttore abbastanza grande per Fellini" (Renzo Rossellini).
• Rinunce. "Ho deciso di pronunciare la rinuncia formale, definitiva, scritta a considerarmi onnipotente quando dirigo un film. Più sono convinto di guidare la nave, più la nave va dove vuole. Passate le prime due settimane non sono più io che dirigo il film, è il film che dirige me. Niente di nuovo, è capitato anche a Geppetto. Stava fabbricando il suo caro burattino quando Pinocchio lo prese a calci" (Fellini).
• Sconti. Vincitore del Praemium Imperiale giapponese consistente in un assegno di cento milioni, per il film La voce della luna (1990), Fellini aveva qualche resistenza ad andare fino a Tokyo a ritirarlo: "Se vi faccio lo sconto, diciamo cinquanta milioni, me li dareste qui al caffè Canova?".