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 1998  marzo 14 Sabato calendario

Gli alberi

• Le popolazioni barbariche dell’Europa settentrionale, in particolare i Celti, usavano un calendario degli alberi che stabiliva corrispondenze tra lettere dell’alfabeto, mesi, divinità e piante. Per esempio il 23 dicembre, giorno in cui è appena trascorso il solstizio d’inverno e l’anno muore, era considerato nefasto e simboleggiato dal tasso, albero della morte. Invece il 24, giorno della rinascita del Sole e celebrazione del Natale, nascita del Bambino divino, era raffigurato dall’abete rosso, albero simbolo del parto
• In Svizzera e nel Tirolo si credeva che il genio della foresta vivesse nell’abete bianco. Quando i boscaioli tentavano di tagliarlo, il genio cominciava a supplicare e a lamentarsi. Per questo motivo i vecchi abeti venivano abbattuti di rado e il genio della foresta era raffigurato con un albero sradicato in mano.
• A Hildesheim, nella regione di Hannover, il giorno di martedì grasso si battevano le donne con rami di abete perché in questo modo avrebbero avuto senz’altro dei figli. In Savoia, fino a poco tempo fa, si credeva che l’abete tenesse lontano il malocchio, le fatture e i fulmini.
• L’abete rosso (il nostro albero di Natale) può vivere fino a 500-700 anni. Esemplari record, alti fino a 68 metri, si trovano in Carpazia. Nel Medioevo i popoli germanici e scandinavi li portavano nelle loro case per addobbarli con ghirlande, uova dipinte e dolci.
• L’albero di Natale venne introdotto nella reggia di Francia solo nel 1840 grazie a Elena di Mecklemburgo, sposa del duca di Orléans.
• Nella mitologia greca l’acero sicomoro del Giura è l’albero che rappresenta Fobos, dio della paura, probabilmente perché in autunno le sue foglie si colorano di rosso sangue. La sua chioma può coprire fino a 60 metri quadri di terreno.
• L’agnocasto, noto in Italia come ”albero del pepe” per l’odore dei semi, sarebbe in grado di reprimere la passione sessuale. I monaci di molti Paesi lo usavano come ”aiuto alla castità”. Ancora nel XVII secolo il medico francesce Venette ne consigliava i semi per ”mantenersi nell’innocenza”.
• Il mirto è il simbolo della verginità e della vittoria ottenuta senza spargimento di sangue. La medicina antica lo usava per curare diarrea, febbre, emorragia, ulcera, prolasso.
• Per i romani l’alloro era simbolo dei messaggeri di buone notizie e proteggeva dal fulmine. Messo vicino alle giare, impediva che i temporali mandassero male il vino.
• Incantesimo usato in Russia per provocare la pioggia: una giovane betulla viene vestita da donna, addobbata di nastri colorati e messa in una casa del villaggio dove tutti gli abitanti la visitano fino alla domenica di Pentecoste. Dopo un banchetto viene portata al fiume e gettata in acqua.
• Sulle pendici dell’Etna cresceva uno degli alberi più antichi d’Europa, un castagno di oltre 3.500 anni con una circonferenza di 60 metri. Nel XVI secolo Giovanna d’Aragona, sorpresa da un temporale mentre si recava a Napoli dalla Spagna, si rifugiò sotto le sue chiome con il suo seguito di 100 cavalieri (da allora il castagno fu detto ”dei 100 cavalli”). Più di recente un pastore si riparava dentro il suo tronco con tutto il gregge. L’albero si spaccò in tre parti quando al suo interno fu costruita una casetta con forno dove si cucinava bruciando il suo stesso legno.
• In Giappone la ciliegia rosso sangue è il simbolo dei samurai, sempre pronto a sacrificare la sua vita.
• Le figlie di Eteocle, folli di dolore per la morte del padre, caddero in uno stagno. Gea le salvò trasformandole in cipressi.
• In Toscana si appendevano rametti di ginepro sulla porta di casa: le streghe passavano di là non potevano fare a meno di contare tutte le foglioline, ma siccome le foglioline erano troppe perdevano il conto e finivano per andarsene.
• Secondo Plinio, il noce era il simbolo religioso delle nozze. Servio, grammatico latino del IV secolo d. C., diceva che per avere fortuna la sposa doveva far rimbalzare delle noci in terra. In Francia, verso la metà del XIX secolo, si facevano cadere noci sugli sposi inginocchiati davanti all’altare. Nei villaggi alpini, lungo il tragitto della coppia, si imbandiva un tavolo con un bicchiere di liquore e due noci candite affinché marito e moglie restassero uniti come le valve del frutto.
• l pioppo tremulo rifiutò di inchinarsi davanti ai santi che portavano la parola di Dio e così fu condannato a tremare per l’eternità. Da qui la credenza che per liberare un malato dai tremori della febbre si debba legare un nastro ai rami dell’albero. Nel Berry si mettevano ritagli di unghia del malato nel tronco della pianta perché fosse l’albero a prendersi la malattia e liberare l’uomo.
• In Bretagna, per conoscere la data della propria morte, si posava sull’acqua di una sorgente sacra una croce fatta con due ramoscelli di salice: se galleggiava il termine era prossimo.