Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 giugno 1998
All’apparir del vero
• A quattro anni Leopardi, durante una cerimonia religiosa, rimase molto impressionato da alcuni monaci incappucciati (per lo spavento non riuscì a dormire per diverse settimane).
• Giacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi nacque sotto il segno del Cancro alle sette del pomeriggio di venerdì 29 giugno 1798. Erano passati nove mesi e due giorni dalle nozze dei genitori, il conte Monaldo e la marchesina Adelaide Antici.
• Da bambino Leopardi giocava volentieri a dir messa su un altarino e si era messo in testa di "farsi santo" perché la gente esultasse al suo passaggio come davanti a San Luigi a cavallo.
• A tavola Leopardi sedeva sempre accanto al padre, se lui non gli tagliava il cibo nel piatto si rifiutava di mangiare. Per questo suo legame col genitore lo zio materno Carlo Antici lo soprannominò ”monaldoide”.
• In diciassette anni di matrimonio la contessa Adelaide ebbe dodici gravidanze: dopo Giacomo (1798), Carlo (1799) e Paolina (1800), il 10 febbraio 1803 partorì Luigi Gradolone, che visse solo nove giorni. L’anno dopo nacque Luigi Moricone, che morì a ventiquattro anni. Nel 1806 la contessa abortì, nel 1807 nacque Francesco Saverio (morto a due anni). Raimondo e Giuseppe (1808 e 1811) sopravvissero pochi minuti alla nascita prematura. Dopo un altro aborto nacque Pierfrancesco (1813). Nel 1815, a due giorni dal concepimento, morì Ignazio.
• A diciannove anni Leopardi cominciò a scrivere uno zibaldone di pensieri vari.
• In casa Leopardi tutti, anche le donne, indossavano vesti grezze e scarponi. Paolina, che assomigliava al fratello maggiore Giacomo, giocando con i maschi all’altarino si guadagnò il soprannome di ”don Paolo”.
• Il conte Monaldo, molto attento alla salute dei suoi figli, aveva fatto organizzare in giardino una specie di palestra con palle e manubri.
• Il fratello Carlo ha raccontato che Giacomo uscì di casa da solo per la prima volta a 20 anni (e per questo fu rimproverato dal padre).
• I genitori lo volevano prete e immaginavano che il mantello della tonaca avrebbe celato in qualche modo la sua gobba ("Quella ferraiolina di seta che si agita a ogni soffio d’aria, servirebbe a nascondere un poco la gibbosità"). L’idea della carriera ecclesiastica fu poi abbandonata perché Monaldo non volle che il figlio lasciasse Recanati per trasferirsi a Roma.
• Pierfrancesco, chiamato affettuosamente ”il ciuco”, cioè ”il piccolino”, a 24 anni fu obbligato a un viaggio dai genitori che volevano allontanarlo da un "amore ancillare". Carlo fuggì con la cugina Paolina Mazzagalli e la sposò, perdendo il maggiorascato che andò a Pierfrancesco dopo le nozze con Cleofe Ferretti, parente del futuro papa Pio IX. Paolina non riuscì a evitare lo zitellaggio impostole dalla madre e dalla dote esigua. A 30 anni confidò a una coetanea di non essere mai andata oltre Loreto. Per comunicare con lei, gli amici scrivevano a don Sanchini. Il prete la avvertiva dell’arrivo di una lettera esponendo alla finestra un vaso di fiori.
• Nel maggio del 1803 Monaldo, tormentato dai debiti, presentò istanza a Pio VIII perché i suoi beni fossero affidati a un amministratore giudiziario. Per intercessione del papa i debiti di casa Leopardi vennero ridotti da 48mila a 33mila scudi e gli interessi furono calati dal 24 all’8 per cento. Con i trentasei creditori venne stabilito un piano di rimborso dilazionato che avrebbe consentito l’annullamento dei debiti in quaranta anni. Monaldo fu interdetto fino al 1820 dal ruolo di capofamiglia. La moglie Adelaide, che prese il suo posto, vendette i gioielli e promulgò una parsimonia spietata (arrivò a comprare le uova solo dopo averne misurato le dimensioni con un cerchietto).
• Nel novembre del 1827 Leopardi lasciò Firenze per Pisa e si trasferì da Giuseppe Soderini, che affittava stanze a prezzi modici. Per dodici monete, pari a pochi scudi, ebbe una camera con trattamento da albergo: zuppa, tre piatti, pane e acqua, a colazione caffè e cioccolata con biscotti. Aveva anche diritto al lavaggio della biancheria, alla pulizia di scarpe e stivali, alla stiratura dei vestiti.
• In casa Soderini conobbe Teresa Lucignani. Rintracciata alla fine del secolo in un ospizio per poveri, la signora raccontò ai giornalisti della ”Gazzetta Letteraria" che il poeta era abitudinario e curioso, che non andava mai a messa, che si cambiava la camicia una volta al mese e che bevendo la cioccolata di cui era ghiotto si sporcava ogni mattina il mento.
• Secondo Teresa Lucignani il poeta era così sporco e trasandato che quando andava in tinello ad annusare la cena i Soderini perdevano di colpo l’appetito.
• Nel 1830 conobbe a Firenze Fanny Ronchivetti, moglie 29enne del medico e botanico Antonio Targioni Tozzetti. Per compiacere la signora, appassionata collezionista di autografi illustri, Leopardi scrisse a tutti i suoi conoscenti più famosi e si fece mandare dalla sorella vecchie lettere conservate in casa.
• Niccolò Tommaseo e il marchese Capponi lo avevano soprannominato ”il gobbo maledetto”. Su di lui circolavano aneddoti e pettegolezzi. Si raccontava tra l’altro che quando Fanny Targioni Tozzetti andò a trovarlo dimenticando lo scialle in camera sua lui chiese a un giovinetto di indossarlo e gli sussurrò tutte le frasi che non era mai stato capace di dire alla donna.