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 1998  novembre 07 Sabato calendario

Arcanum

• «Per le porcellane è come per le arance: se ti piacciono, non ne hai mai abbastanza» (Augusto il Forte).
• La porcellana veniva prodotta nelle regioni settentrionali della Cina fin dal VI secolo.
• Nel Quattrocento i sultani d’Egitto, in visita a Venezia, regalavano ai dogi le porcellane Ming. Stesso dono per Carlo VII di Francia e Lorenzo de’ Medici. Alla fine del Seicento Defoe deplorava «il capriccio di riempirsi la casa di vasellame di porcellana, moltiplicandolo fino ad averne assurde quantità, ammucchiando sulle cime degli armadi [...] perfino attaccandole sul soffitto...».
• Augusto il Forte, elettore di Sassonia dal 1694, appassionato di porcellane cinesi al punto di scambiare 600 dragoni del suo reggimento a cavallo con la collezione del re di Prussia (era il 1717).
• Chi beve da una tazza di porcellana, si diceva nel Seicento, è immune da veleni come arsenico e mercurio.
• Il tè, originario della Cina, noto in Europa col nome di cha, espressione in uso in Canton dove lo avevano scoperto i mercanti portoghesi che lo importavano a Lisbona fin dal 1580.
• Uno dei primi esemplari di servizio completo da tè e caffè fu realizzato alla fine del Seicento da Dinglinger, gioielliere alla corte di Augusto, per celebrare la sua ascesa al trono di Polonia. Il servizio, presentato su una base d’oro a forma di piramide stratificata, comprende zuccheriere dorate, figurine d’avorio e recipienti di cristallo. Il tutto decorato con migliaia di brillanti e gemme preziose.
• Per secoli gli europei tentarono di scoprire in che modo i cinesi fabbricassero la porcellana (i cinesi, naturalmente, non svelarono mai il segreto). Secondo Marco Polo gli artigiani raccoglievano un certo tipo di terra, la ammucchiavano e la lasciavano al sole, alla pioggia e al vento per una quarantina d’anni, senza mai toccarla. Altri erano convinti che la porcellana fosse realizzata con il guscio polverizzato delle aragoste e delle uova, oppure che l’argilla dovesse restare sepolta per un secolo. I cinesi, in realtà, mescolavano il caolino e un minerale ricco di feldspati chiamato petunzè. Poi cuocevano l’impasto ad alta temperatura in modo che il quarzo dei feldspati, sciolto e vetrificato, potesse fondersi nei pori dell’argilla formando quelle microscopiche strutture note come aghi di mullite, tipici della porcellana.
• La parola "porcellana", introdotta da Marco Polo, è di derivazione portoghese. Alla radice è la parola "porco" che indicava una conchiglia di forma simile a un maiale, usata come moneta in alcune parti dell’Oriente.
• Nel 1708, dopo innumerevoli tentativi un giovane alchimista, Johann Frederick Böttger, che credeva di poter produrre oro, scoprì invece la formula per produrre porcellana.
• «Dio creatore ha fatto vasaio colui che creava l’oro» (scritto da Böttger, in un momento di sconforto, sulla porta del suo laboratorio).
• Gli alchimisti erano convinti di poter trovare la pietra filosofale, cioè una sostanza capace di trasformare ogni metallo in oro. Nei loro esperimenti mescolavano in gran segreto sterco di cavallo, urina di bambino, salnitro di zolfo, mercurio e arsenico. Questi intrugli venivano poi trascritti nei libri, in modo da risultare oscuri ai profani, come "leoni color rubino", "corvi neri", "vergini candide come gigli", "mantelli dorati" eccetera.
• Augusto di Sassonia si vendicava degli alchimisti che non mantenevano la promessa di trasformare il metallo in oro facendoli appendere a una forca addobbata per l’occasione di orpelli dorati.
• Augusto di Sassonia, appassionato di belle donne, ebbe tra le sue amanti anche la figlia Anna Orzelska, avuta da una mugnaia francese. Anna, bellissima, corvina di capelli, sempre vestita con abiti da equitazione maschili, era già stata a letto con un altro figlio illegittimo del re. Di lei si invaghì anche Federico di Prussia: Augusto, ingelostio, distolse le mire del giovane facendogli trovare in camera da letto, distesa nuda su un divano, una splendida cantante d’opera, Formera.
• Tale era la potenza sessuale di Augusto di Sassonia che si diceva avesse generato un figlio per ogni giorno dell’anno.
• Nel 1723, quando circolò la voce che il duca d’Orléans fosse morto durante un amplesso particolarmente infuocato, Augusto avrebbe esclamato: «Magari potessi morire così». Morì invece, avendo il fisico già minato da eccessi e sregolatezze, per il troppo vino bevuto mentre discuteva di politica con il consigliere del re di Prussia.
• Il cuore di Augusto il Forte è tuttora conservato a Dresda, in uno scrigno, nella cripta della cappella reale. I tedeschi dicono che tutte le volte che passa lì vicino una bella ragazza, il cuore del re ricomincia a battere.