Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 19 dicembre 1998
Italiani si diventa
• «Indossavamo grembiuli neri, colletti rigidi e fiocchi blu (le femmine, rosa) che ci facevano sembrare uova pasquali semoventi, ma impedivano l’insana competizione nel vestiario che oggi sconvolge le scuole elementari italiane».
• «I primi sospetti che "ricercare" non significasse "copiare" li ho avuti in seconda media; ma mi consolo: c’è chi non si è posto il problema fin dopo la laurea».
• «La sera percorrevamo la spiaggia, dopo l’ultimo bagnante ma prima del bagnino: il sogno era trovare qualche giocattolo dimenticato, e lo trovavamo. Solo che di solito era nostro».
• «Un mese durava parecchio, nel 1966» (Beppe Severgnini).
• «Durante il viaggio, la nostra famiglia era diventata un covo di affettuoso disprezzo. Mio fratello ed io, che consultavamo le carte geografiche, sapevamo di essere di gran lunga più furbi di papà, mentre papà aveva la certezza di essere più in gamba della mamma, e la mamma sapeva benissimo che avrebbe potuto darla a intendere, quanto a intelligenza, all’intera brigata in qualsiasi momento. E questo significa che eravamo quasi perfetti. Voglio dire che qualsiasi famiglia in cui un membro abbia per l’altro una giusta quantità di mancanza di rispetto, può stare insieme» (ray Bradbury).
• L’importanza del pallone (1973). «A sedici anni eravamo ormai professionisti dell’adolescenza, e capivamo che molte delle sicurezze faticosamente conquistate potevano infrangersi contro una palo in occasione di un rigore, o sciogliersi al caldo di una panchina, nell’ignominiosa attesa della sostituzione. Erano ansie sociali. Capivamo che alcune gerarchie venivano stabilite in classe, altre nei corridoi, altre ancora al braccio di una ragazzina. Molte però dipendevano dal modo in cui ci comportavamo tra quei ciuffi d’erba, a prima vista così innocui».
• L’età del ciclostile (1974). «Nel diario scolastico Linus 1974-75 trovo: adesivi staccati da uno scarpone da sci; abbonamenti giornalieri agli impianti di risalita; traduzioni approssimative di incomprensibili canzoni dei King Crimsom; biglietti di partite dell’Inter; etichette prodotte col Dymo, nota macchina futurista; parolacce scritte col normografo; disegni con l’inchiostro verde; il progetto di mettere in scea l’Edipo Re con la bidella nel ruolo di Giocasta; imprecazioni penosamente occultate dall’alfabeto greco (ch palle!); frasi intimiste di Cesare Pavese; vari riferimenti a una ragazza bruna che arrossiva sempre; una foglia d’edera; una fotografia in cui sono particolarmente spettinato; un collage realizzato nell’ora di storia con la carta della gomma Brooklyn; e molte strisce dei Peanuts, l’ultima delle quali, in data 18 giugno, termina con una domanda di Piperita Patty a Charlie Brown: "Contenti di vedermi, Ciccio?"ª
• «Qualcuno sostiene che, in quegli anni, si studiasse meno. E’ assolutamente vero» (Beppe Severgnini).
• «I diciott’anni erano, e probabilmente sono rimasti, un’età artigianale» (Beppe Severgnini).
• Contenuto del bagagliaio del pullmino con cui sei studenti italiani del 1975 andarono in Svezia: «Pasta (46 scatole, di cui 22 rigatoni, 13 nidi di rondine, 6 farfalle, 2 bucatini, 3 tagliatelle); spaghettini (50 scatole); pelati (diciannove confezioni); piselli (due cartoni); funghetti sott’olio (ventidue vasetti); carne in scatola (due cartoni); filetti di sgombro (quattro cartoni); tonno con verdure (otto scatole); tonno (undici scatole); latte condensato (dieci scatole); zucchero (sei chili); biscotti (nove scatole); macedonia (nove confezioni); marmellata Colli Euganei (quattro cartoni); pesche sciroppate Mirandolina (innumerevoli)».
«Uno guidava, e cinque lo guardavano, aspettando il turno».
• All’università (1978). «Non mancavano notizie che mi apparivano bizzarre, come "la decadenza dalla qualifica di studente per i fuoricorso che non sostengono esami per otto anni consecutivi"; o il fatto che la Clinica delle Malattie Infettive (facoltà di medicina) disponessi di "una biblioteca di 18 volumi" e "per la ricerca didattica e scientifica" fosse attrezzata di: 1 Proiettore Rolly e accessori; 1 calcolatrice Olivetti Logos 270; 1 copiatrice elettrostatica Copygraph; 1 Proiettore Sonoro Paillard con accessori". Poiché mi ero appena iscritto a giurisprudenza, non dovevo preoccuparmi né della decadenza dalla qualifica di studente, né dell’impatto con quell’altissima tecnologia. Tuttavia la sera, sdraiato sul letto, non riuscivo a spiegarmi perché i Proiettori meritassero la maiuscola, mentre le copiatrici e le calcolatrici no».
• «Piero Schlesinger, ordinario di diritto privato, che otteneva attenzione con le pause, Tiziano Treu, che teneva esami in coppia di diritto del lavoro, non ho mai capito se fosse una questione di democrazia, o di fretta».
• A Bruxelles per preparare la laurea (1979). Siccome si otteneva uno stage a Bruxelles - presso la Comunità Europea - solo attraverso una raccomandazione, il giornale degli staigiaires era chiamato "Pistonissimo", "vocabolo composto con le lingue dei due paesi che più di ogni altro si distinguevano in questa attività. I francesi fornivano il sostantivo "Piston" (spinta raccomandazione), gli italiani ci mettevano il superlativo".
• «Sei mesi sono sufficienti per capire che tutti i popoli hanno torto» (Beppe Severgnini).
• «Avevano tutta l’aria di chi tornava da una festa dove servivano di tutto, meno gli analcolici» (Beppe Severgnini).
• «La caccia ai privilegi è il motore della vita militare» (Beppe Severgnini).
• «Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice» (Beppe Severgnini).