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 2003  novembre 15 Sabato calendario

Regole - Antica regola della mafia: "cumannari è megghiu ca fùttiri"

• Regole. Antica regola della mafia: "cumannari è megghiu ca fùttiri".
• Abbracci. "Gioia mia, spero e prego tanto che non ci possano essere problemi dal tuo lato. Ora ti abbraccio forte forte a me" (Antonio Giuffrè, durante la latitanza, in una lettera alla moglie).
• Lcn. Acronimo coniato in America per indicare ”la cosa nostra”.
• Buscetta. Tommaso Buscetta, entrato in conflitto coi corleonesi di Riina (che gli aveva fatto uccidere figli, fratello, nipote, cognato), trovò riparo in Brasile. Catturato e torturato dalla polizia, non parlò nemmeno quando lo fecero sporgere dal portellone di un aereo in volo minacciando di buttarlo giù. Estradato in Italia, tentò il suicidio in aereo. Fu interrogato da Giovanni Falcone che non fidandosi di nessuno scrisse a mano 721 pagine di deposizione.
• Santini/1. Calogero Vizzini, uomo d’onore morto a Villalba nel 1954 assistito da una sorella devotissima (non si era sposato). I suoi picciotti distribuirono un santino con su scritto: "La mafia sua fu amore". La stessa frase fu stampata sul panno nero che ornava l’ingresso della chiesa il giorno del funerale.
• Santini/2. Sul santino distribuito alla morte di John Gotti: "Non piangete sulla mia tomba, non sono lì, non sono morto". Per il funerale furono ordinati addobbi floreali che riproducevano carte da poker con una scala reale di cuori, un gigantesco sigaro, un cavallo da corsa, un bicchiere di Martini guarnito con vere olive.
• Allodole. Leonardo Vitale era appena maggiorenne quando, superata una prova (l’uccisione di un cavallo), fu assoldato dallo zio Titta. Dopo il primo omicidio ottenne come premio di poterlo accompagnare a caccia di allodole. Nel 1973 a trentatré anni si costituì. Seviziato in carcere da altri detenuti e costretto a mangiare escrementi, impazzì e fu condannato a cinque anni di manicomio criminale. Fu ucciso a Palermo con tre proiettili in testa il 7 dicembre 1984, mentre ritornava a casa dal corso di catechismo che frequentava per ricevere la cresima.
• Carne. Peppino Pes, bandito sardo, in carcere si occupava della carne per la mensa. Quando Giovanni Falcone gli disse: "Magari si prenderà qualche razione in più" rispose: "Signor giudice, io non rubo la carne, faccio solo omicidi".
• Brodo. Attività messe in piedi dai mafiosi per nascondere lo smercio di droga: Lucky Luciano aprì in Sicilia una fabbrica di confetti e caramelle da esportazione; Carlos Marcello una di conserve alimentari a Tunisi; Frank Coppola produsse brodo vegetale; Nick Gentile sardine in scatola; Gaetano Badalamenti, da Amburgo, iniziò un commercio di scatolame e agrumi.
• Arancio. Rito di iniziazione mafiosa raccontato da Leonardo Vitale: il dito punto con una spina di arancio amaro, tra le mani il santino di Santa Rosalia che bruciava lentamente, poi il giuramento con cui s’impegnava a morire pur di non tradire la famiglia. Per suggellare la promessa, i presenti lo baciarono in bocca.
• Ritorsioni. Lucky Luciano (vero nome Salvatore Lucania), accusato dal procuratore Thomas Dewey, fu giudicato "colpevole" 549 volte (tanti erano i capi d’accusa) e condannato alla detenzione da un minimo di trenta a un massimo di cinquant’anni (secondo un meccanismo che sanzionava con l’aumento della pena già comminata le ritorsioni contro i testimoni). Sua regola: "Niente attacchi agli uomini di Stato" (dalla prigione fece uccidere il gangster Dutch Schultz, che stava organizzando un attentato contro l’accusatore Thomas Dewey).
• Mensa. Al Capone, detto ”scarface”, ”lo sfregiato”, nel periodo della grande crisi aprì una mensa gratuita per disoccupati.
• Lima. Motto di Salvo Lima: "Mangio e faccio mangiare".
• Avana. Scarcerato e rispedito in Italia nel 1946, Lucky Luciano si stabilì poi a Cuba, dove convocò l’Avana Conference. Ordine del giorno: la droga, dalla coltivazione allo spaccio.
• Ceffoni. Dopo il rientro forzato da Cuba, Lucky Luciano si stabilì a Napoli. Un giorno camminava per strada quando un passante lo prese a ceffoni. Il padrino non reagì, ma dopo molti anni Gaetano Badalamenti spedì i suoi killer a vendicare l’affronto.
• Occhi. Secondo un rituale della mafia i padrini avevano il diritto di morire guardando in faccia chi li uccideva. Temendo però che il morto portasse nell’aldilà l’ultima immagine vista, i killer spesso cavavano gli occhi dei cadaveri.
• Figli. Rita Atria, figlia del padrino Don Vito, dopo la morte del genitore e del fratello collaborò con la Giustizia. Messa sotto protezione da Paolo Borsellino, sette giorni dopo la morte del magistrato si buttò dalla finestra.
• Soprannomi. Michele Navarra, ”u patri nostru”; Joseph Doto, ”Joe Adonis” (per l’attenzione prestata alla cura personale); Johnny Torrio, ”the brain”; Al Capone ”scarface”; Tommaso Buscetta, ”don Masino”; Totò Riina, ”Totò u curtu” per i nemici e ”Zu Totò” per i picciotti; John Gotti, ”dapper don”, il padrino azzimato.