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 1998  aprile 11 Sabato calendario

Dizionario dell’antico Egitto

• Le egiziane del tempo dei faraoni andavano in giro con indosso una veste di tela fermata sotto il seno e tenuta su da due larghe bretelle. A partire dalla XVII dinastia, cominciarono a portare sopra la veste una tunica più ampia e leggera. Gli uomini indossavano una sorta di perizoma che, col passare del tempo, diventò più ampio e lungo. L’abito maschile era sempre bianco, quello femminile poteva essere verde, giallo, rosso.
• L’unico tessuto utilizzato era il lino (il cotone venne introdotto in epoca copta, la lana non poteva essere usata per motivi religiosi).
• I sandali erano l’unica calzatura. Era buona educazione presentarsi scalzi davanti a una persona di rango superiore. I cortigiani giudicavano un grande onore poter andare dal faraone tenendo i sandali ai piedi.
• Gli egizi portavano parrucche nere confezionate con capelli veri o fibre vegetali. I bambini e i principi avevano la parte sinistra della testa rasata e raccoglievano i capelli della parte destra in una coda di cavallo che ricadeva sulle spalle.
• Uomini e donne allungavano gli occhi con polvere nera stesa sulle sopracciglia e sulle palpebre superiori, e polvere verde (a base di malachite) sul bordo delle palpebre inferiori. Le donne dipingevano la bocca di rosso o di rosa. I militari si ungevano con olii esotici, mentre i poveri cospargevano il corpo di grasso.
• L’anno egizio era composto da 365 giorni e diviso in 12 mesi di 30 giorni ai quali si aggiungevano, alla fine del ciclo, cinque giorni supplementari detti ”epagomeni”. Esistevano tre stagioni: quella dell’inondazione, quella della germinazione, quella della calura.
• Gli egizi chiamavano la valle del Nilo ”Kemi”, cioè ”la nera”, per via del limo che vi si depositava dopo le piene. Si definivano ”Remtu Kemi”, cioè ”uomini della (terra) nera”.
• Chiamavano il deserto ”scint” (necropoli) oppure ”deshert” (terra rossa) o ancora ”kashet” (regione montuosa).
• I poveri vivevano in una capanna di terra formata al massimo da tre vani. Le case dei ricchi, spesso a due piani e con un porticato, potevano avere fino a 70 stanze. Nelle abitazioni più grandi le donne avevano il loro appartamento, detto ”opet”. Le abitazioni della gente comune non avevano gineceo: i mariti dormivano con le mogli e con i figli. Nelle stanze da bagno delle case più ricche c’erano vasche scavate nel pavimento.
• Al posto dei cuscini gli egizi usavano un poggiatesta di legno o di pietra.
• Mangiavano tre volte al giorno. Alimenti base: pane e birra. La gente delle paludi mangiava anche gambi di loto e di papiro. Solo i ricchi bevevano vino, ma mescolato a miele.
• Mangiavano sempre da soli al massimo in due. Appoggiavano le vivande su piccoli tavoli di legno, pietra o metallo di forma quadrata od ovale, oppure su semplici dischi di pietra sorretti da un piedistallo.
• Le madri portavano a spasso i neonati in una sacca legata dietro la schiena. Li allattavano fino a tre anni, poi gli davano pane e birra. Gli egizi, anche i più poveri, crescevano i figli in famiglia. I bambini potevano andare in giro nudi, i ragazzi indossavano una fascia intorno alle anche. Le coppie sterili, per non irritare gli déi, ricorrevano all’adozione.
• I figli venivano circoncisi verso i dieci anni. Dopo le battaglie, per contare i nemici morti, si tagliava il sesso dei cadaveri non circoncisi.
• L’adulterio non era considerato motivo di divorzio. La rottura del matrimonio, in un primo tempo riservata solo agli uomini (che però avevano l’obbligo di mantenere l’ex moglie, a volte perfino ipotecando i loro beni) divenne in seguito anche diritto alle donne.
• I gatti, molto amati, vivevano in casa come menbri della famiglia e spesso andavano a caccia con il loro padrone.
• Giocavano volentieri a dama con due gruppi di pedine di forma e colore diversi (l’esatto meccanismo del gioco è sconosciuto). La scacchiera aveva 30 caselle.
• La mummificazione, un’operazione costosissima, era fatta da esperti imbalsamatori. Costoro dapprima estraevano il cervello aiutandosi con un lungo ferro infilato nelle narici, poi incidevano un fianco per estrarre le viscere (esclusi cuore e reni). Il corpo svuotato era immerso per 70 giorni in un bagno di natron, poi veniva lavato e bendato. Per i cadaveri più poveri ci si limitava a iniettare succo di rafano nelle viscere, poi si immergeva il cadavere nel natron.