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 2000  marzo 06 Lunedì calendario

Utero in affitto

• Utero in affitto. Il giudice Chiara Schettini (39 anni, sposata, un figlio, figlia di un giurista ucciso dalle Br, laureata in Giurisprudenza e Scienze politiche) il 17 febbraio scorso ha depositato un’ordinanza con la quale autorizza il dottor Pasquale Bilotta a impiantare l’embrione concepito da una coppia nell’utero di un’amica di famiglia. «Quando ho visto marito e moglie, giovani, semplici, onesti, seri con quest’immenso desiderio di avere un bambino. E lei, in particolare, che poteva concepire ma non far nascere, beffata dalla natura. Mi ha colpito. Mi sono sembrate persone caute ed equilibrate, che da anni si sottoponevano a stress, esami clinici, pur di realizzare un desiderio».
• Per prendere la decisione definitiva il giudice Schettini si è consigliata con Michela Mercenaro, ex prete, donna dall’82, psicologa, quarantenne, consulente del Tribunale di Roma che ama definirsi ”un rebis” (per gli antichi l’Androgino, cioè la congiunzione tra l’energia maschile e quella femminile, ma anche l’Iniziato, liberato dalle passioni terrene): «Sono nata col sesso degli angeli, ho vissuto la sofferenza di quella donna che può generare ma non far nascere perché beffata dalla natura».
• Rosy Bindi, ministro della Sanità, furiosa per l’ordinanza, che considera gravissima e in contrasto non solo col codice deontologico dei medici ma anche con uno dei punti fermi della proposta di legge sulla procreazione assistita, ha interessato l’avvocatura di Stato per un’eventuale azione di annullamento: «L’utero in affitto costituisce una mercificazione della maternità che viene ridotta a puro evento biologico e spogliata di quel legame profondo tra madre e bambino che ne costituisce la forza».
• Aldo Pagni, presidente della Federazione degli Ordini dei medici, fa presente che il provvedimento assunto dal Tribunale di Roma è contrario al codice deontologico professionale: «Siamo al relativismo etico: giudici che recitano a soggetto in base alle loro convinzioni che cosa si può o non si può fare».
• Chi nasce è figlio della madre che l’ha partorito. Giovanni Berlinguer, presidente del Comitato di Bioetica, perplesso sulla possibilità di avvalersi di una madre surrogata: «Si è detto che una ragione dell’ordinanza è l’assenza di leggi. Ma non è vero. Esiste il codice civile, secondo cui chi nasce è figlio della madre che l’ha partorito. La madre, poi, non è tenuta a riconoscerlo e può abbandonarlo. Ma coloro che hanno fornito l’ovulo fecondato da cui si è sviluppato l’embrione non sono considerati i genitori e, quindi, il neonato non viene automaticamente affidato a loro. Possono solo chiedere l’avvio di un processo di adozione».
• Mamma surrogata. 32 anni, ricca, separata senza figli, un compagno, una dedizione quasi totale per i bambini abbandonati, ha deciso di offrire il suo utero per generosità: «Sono amica da sempre di questa coppia. Ma questo legame ha assunto per me un valore particolare quando li ho visti impazzire per la questione del figlio: ho vissuto in famiglia un caso analogo e so quanto può essere doloroso soffrirne [...] Il bambino saprà che è stato partorito da me perché sua madre non avrebbe potuto farlo nascere. Il disagio nasce dalla confusione. La chiarezza, invece, è la madre della serenità. Gli spiegheremo che avrà sicuramente un vantaggio in più: due cuori, e non uno solo, che battono per lui». Invece di farlo questo bambino non si poteva adottarlo? « come fare i conti con qualcosa di atavico, una missione per la quale ogni donna viene educata fin da bambina. Ci insegnano a giocare con le bambole, ci regalano le carrozzine. Poi arriva il confronto con la realtà: la sterilità certifica un fallimento. E un’adozione non basta a regolare il conto biologico con la maternità».
• Secondo un sondaggio 8 donne su 10 donerebbero il proprio ovulo o parte di esso (il citoplasma) a una donna che ne avesse bisogno e 6 donne su 10 darebbero in affitto il proprio utero per una parente o un’amica.
• La pratica dell’utero in affitto è diffusa negli Stati Uniti solo nelle strutture private. La giurisprudenza non ha ancora stabilito come regolare il fenomeno e non ci sono leggi federali. Nelle strutture pubbliche non è prevista la fecondazione assisitita. La Gran Bretagna è l’unico paese europeo che consente l’affitto dell’utero (a patto che non ci sia passaggio di denaro). Per l’anagrafe la madre è quella che partorisce, col suo assenso i genitori naturali adottano il bambino.
• Pasquale Bilotta, ginecologo specializzato in fecondazioni artificiali, al quale si è rivolta la coppia in questione: «In scienza e coscienza, condividiamo eticamente la fecondazione artificiale. La pratichiamo e l’abbiamo sempre praticata. Questa ordinanza mi consente di soddisfare giustamente le esigenze di questa coppia che si è rivolta a me. Seguo il loro travaglio da sei anni. Abbiamo congelato gli embrioni quasi cinque anni fa. Oggi sono felici perché vedono avvicinarsi una meta che sembrava impossibile. E io dovrei tirarmi indietro? [...] Dobbiamo pensare un po’ di più al giuramento di Ippocrate quando dice che il nostro primo dovere di medici è dare assistenza alla persona, le coppie, i malati. Trinceriamoci meno dietro le leggi, invece».
• Secondo Giuliano Vassalli, ex presidente della Corte costituzionale, il giudice non aveva il potere di ammettere la maternità surrogata. Schettini fa riferimento al diritto ad essere genitori, uno dei diritti fondamentali della persona. «Nella Costituzione questo diritto, così inteso, non esiste. Nella Carta si proteggono la maternità e la paternità, ma in un quadro naturale... capisco che si guardi all’evoluzione della società. E comprendo che si cerchi di assorbire nel concetto di maternità anche quella surrogata. Ma non ritengo che questo possa essere un concetto costituzionalmente valido al punto che il giudice si possa sostituire al legislatore [...] La tutela garantita è solo quella della maternità naturale. E finché non c’è una legge che sancisce qualche cosa in proposito, non si possono desumere diritti ad un altro tipo di maternità».
• Severino Antinori, presidente della Società italiana di medicina della riproduzione: «Non c’è bisogno del giudice per affermare un diritto naturale, è assurdo che si sia ricorso a un giudice per ottenere quello che è un sacrosanto diritto della coppia».
• Per la Chiesa non esiste il diritto ad avere ”comunque” un figlio. Don Roberto Colombo, docente di Bioetica alla Pontificia Università Lateranense: «Nella motivazione della sentenza si parla di ”diritto alla maternità”. Ora questa espressione ha un senso solo se è riferita alla scelta libera e responsabile della coppia di concepire, scelta che naturalmente va tutelata da qualsiasi ingerenza esterna. Ma per la Chiesa non esiste un ”diritto alla maternità” in senso positivo, non esiste il diritto ad avere ”comunque” un figlio, perché questo trasformerebbe il figlio in oggetto, in strumento di soddisfazione del proprio desiderio».
• Secondo Umberto Eco ricorrere all’utero in affitto per mettere al mondo un figlio a tutti i costi è un atto di egoismo: «Forse è meglio comprarsi un cane lupo».
•  molto probabile che in futuro ci troveremo con un certo numero di embrioni che non vorrà nessuno. Centri di fecondazione assistita in Italia: 300, di cui 97 pubblici. Coppie che chiedono la fecondazione assistita: 50.000/70.000 l’anno. Probabilità di riuscita dell’impianto di un embrione nell’utero di un’altra donna: 30% in una persona sui 35 anni (la percentuale scende man mano che l’età della madre ospite sale). Embrioni attualmente congelati: 100-200 mila (Roberto Mordacci, docente di bioetica al San Raffaele di Milano: « molto probabile che in futuro ci troveremo con un certo numero di embrioni che non vorrà nessuno. A quel punto bisognerà decidere: o distruggerli o usarli per la ricerca scientifica o lasciarli nei congelatori all’infinito»). Giro d’affari: circa 200 miliardi.
• La società moderna consente di avventurarsi per tante strade nuove che non fanno male a nessuno. Fiamma Nirestein sulla ”Stampa” di martedì 29 febbraio: «La scelta delle ”giovani coppie” non è futuristica o gelidamente tecnologica come pare in un primo momento: si tratta di una tecnica semplice. Sia l’ovocita che il seme appartengono alla coppia, ovvero sia il padre che la madre sono gli effettivi padre e madre; poiché l’utero della moglie non funziona, solo di conseguenza si ricorre all’aiuto di un’amica [...] E basta. Per favore non mettiamoci a sdottoreggiare sulla Vita [...]».
• Nessuna delle due madri lo sarà del tutto. Maria Laura Rodotà sempre sulla ”Stampa” di martedì 29 febbraio: «No, l’utero in affitto no. Non è come prostituirsi consapevolmente, non è come affittare un appartamento, non è nemmeno un grande gesto di generosità anche se si è generosissime e convinte nel prestarsi. Può fare malissimo; e produrre traffici illegali, ed effetti traumatici per molti, le due ”madri” per prime. Madri tra virgolette, perché in quel modo nessuna delle due, quella che porta il bimbo in pancia e quella che lo crescerà, lo sarà del tutto [...] Forse in un solo caso due donne ce la farebbero con un po’ di serenità: se fosse una madre per una figlia. Però mamma mia, che impressione».
• Katia Belillo, ministro per gli Affari Regionali, esponente dei Comunisti italiani, si dichiara contraria ed eticamente indignata dalla sentenza del magistrato Chiara Schettini: « un’adozione camuffata. E che in più, contiene il desiderio perverso non tanto di essere madre, quanto di vedere la prosecuzione genetica di se stessa. Non si porta un figlio in grembo: allora, non sarebbe un atto d’amore più grande adottare un bambino?».
• «Sfogliando la Bibbia abbondano riferimenti alle gioie della fecondità e ai dolori della sterilità. [...] A proposito di procreazione assistita vorrei ricordare la disinvoltura con cui Sara raggiunge lo scopo desiderato con l’ausilio divino che fa scendere su Abramo un sonno profondo che lo rende ignaro di tutto, per far entrare segretamente la serva Agar e dopo nove mesi, ecco Isacco [...]».