Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 marzo 2000
Mercoledì scorso il Parlamento europeo ha approvato la direttiva che ammette l’uso di grassi vegetali diversi dal burro di cacao nella produzione di cioccolato (illipé, karité, olio di palma, burro di sale, burro di kokum, burro di noce di mango)
• Mercoledì scorso il Parlamento europeo ha approvato la direttiva che ammette l’uso di grassi vegetali diversi dal burro di cacao nella produzione di cioccolato (illipé, karité, olio di palma, burro di sale, burro di kokum, burro di noce di mango).
• Eugenio Guarducci, presidente di ”Eurochocolate” (fiera alimentare che si svolge a Torino) « come se si mettesse il cinque per cento di birra nel Brunello di Montalcino».
• Sconfitti i paesi tradizionalisti (Francia e Belgio in testa) che chiedevano di stampare sulla confezione la dicitura ”surrogato” (come prevedeva la legislazione italiana). Respinto anche l’emendamento presentato dagli ecologisti sull’uso dei grassi provenienti da organismi geneticamente modificati. Successo invece per Gran Bretagna, Austria e paesi scandinavi dove già era permesso sostituire il cacao con l’olio di palma. (Il burro di cacao costa 3.550 dollari la tonnellata, l’olio di palma 330).
• Produttori di cacao: Costa d’Avorio, Brasile, Ghana, Malaysia, Indonesia, Nigeria, Camerun. Per Costa d’Avorio e Ghana il cacao è la principale voce dell’export.
• Noi escludiamo, nel modo più assoluto, la corruzione. Mai infatti un metafisico incallito come Rocco Buttiglione, un radicale-ambientalista-cattolico come Francesco Rutelli, e un feroce moralista come Antonio Di Pietro si lascerebbero corrompere. [...] molto più probabile che i tre non sapessero quel che facevano, mercoledì scorso, al Parlamento europeo, quando hanno votato contro la buona cioccolata e contro l’agricoltura di quel Terzo Mondo del quale vorrebbero cancellare il debito. [...] I nostri tre hanno votato per la menzogna, contro l’autenticità del burro di cacao, per la chimica e contro la natura, per il surrogato e contro la realtà. E se davvero non sapevano quel che facevano sono molto più che colpevoli: sono imperdonabili. Un politico che non sa quel che fa è come una cioccolata di grassi vegetali. un’apparenza di politico, un’illusione di cioccolata [...]».
• « un imbroglio legalizzato. Io porto sempre con me nelle degustazioni un po’ di simil-cioccolato inglese, quello in cui sono già ammessi i grassi, per fare sentire la differenza con il prodotto puro» (Bruna Peyrano).
• Robert Lynxe, fondatore della Maison du Chocolat di Faubourg Saint-Honoré di Parigi, sulla moda dei cioccolatini extrafondenti: « una scemenza; la gente si esalta a cercare l’amaro. ridicolo. Amaro è il fiele nel fegato dell’oca. La cioccolata non deve essere acida, acre, astringente, metallica. Il suo colore giusto è un bel mogano. Quando è nera come la pece vuol dire che è troppo torrefatta».
• «[...]La cioccolata è una specie di droga romantica e innocente che aiutava il principe Tomasi di Lampedusa a scrivere Il Gattopardo. [...] Il protagonista di A rebours di Huysmans dopo aver gustato tutti i sapori e i veleni della vita si ritira in uno sfarzoso rifugio. Tra libri preziosi, quadri antichi, gioielli e rarità si insinua una speciale crema di cioccolata di cui viene descritta anche la ricetta».
• Goldoni nel trittico dedicato alla ”Villeggiatura” descrive la vita in una villa settecentesca dove tutti si offrono a vicenda e bevono grandi bicchieri di cioccolata. Voltaire e gli illuministi disputavano di ragione e assolutismo sorseggiando cioccolata che allora era solo in tazza. Lo stesso faceva Madame de Sévigné scrivendo le sue Lettere. Il cardinale Richelieu l’usava per combattere la melanconia. Il cardinale Brancaccia le dedicò un poema, Giuseppe Parini una poesia. Isabelle Allende in Afrodita sostiene che non c’è nulla di più afrodisiaco di una mousse al cioccolato spalmata sulla pelle o leccata dalle dita dell’amante.
• Tami Koen, compagna di Salvatore Mancuso, a fine pranzo affascina gli ospiti con una speciale mousse di cioccolato.
• Umberto Agnelli frequentatore abituale della pasticceria Peyrano, adora l’Alpino, cioccolatino morbido composto da una crema alcolica, aromatizzato.
• «Adesso chi non se ne intende, se chiederà genericamente un pezzo di cioccolato, si vedrà rifilare una tavoletta piena di grassi vegetali o di chissà che altro, tutta roba che andrà regolarmente a occludergli le vene».
• Anna Falchi si «tuffa» nella Nutella un paio di volte la settimana: «Soprattutto quando ho bisogno di coccole e il mio fidanzato è lontano. [...] La cioccolata l’ho scoperta tardi, da adolescente. Ha rappresentato la mia ”protesta” contro i gusti salati ai quali sono stata abituata fin da piccola. Mia madre è finlandese, mi ha allevata a sandwich e patatine».
• «A pensarci oggi mi pare di poter dire che una delle conquiste dell’età adulta sia stata la possibilità di mangiare cioccolato senza pane».
• «Il cioccolato si annuncia col suo profumo di consolazione e di allegria e in bocca non tradisce, entrando appena un po’ più fresco e sciogliendosi piano (ed è il burro di cacao, maledizione, che fa quell’effetto, non gli altri oli vegetali!), per invadere poi senza scosse tutto il nostro sistema ricettivo e cullarlo un po’, fino a quando non saremo pronti a ripartireª
• «Cinque per cento un corno! La cioccolata è un peccato e il peccato si pratica o non si pratica. Senza mezze misure. Perciò, signori dell’Ue, lasciate a noi peccatori il diritto di andare all’inferno con la coscienza tranquilla».
• «La cioccolata vedova di cacao si fa fatica soltanto a immaginarla. Ripugna al pensiero, come una Roma dopo la demolizione del Colosseo. Una Napoli cui avessero asfaltato il golfo. Una Milano con la casa di Manzoni trasformata in centro MacDonald».
• Nella cioccolata v’è tutto il gran mistero della vita che s’impasta in confusione cosmica; ma promette dolcezze e invece senza pietà finisce, di fine inattesa, improvvidamente. Si casca nella vita impastati, senza possibilità di liberarsene fino all’ultimo inghiottimento. Che però, come la legge delle reincarnazioni, non libera dal morso successivo. E così via, fino al mal di pancia».