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 1997  giugno 09 Lunedì calendario

Il mondo di Filippo Mancuso è fatto di riti cerimoniosi

• Il mondo di Filippo Mancuso è fatto di riti cerimoniosi. Quando esco dall’ascensore l’ex Guardasigilli è già in attesa sul pianerottolo. Mi prende la mano con le due mani e dice con la sua leggera cantilena palermitana: «Illustre dottore, benvenuto nella mia dimora». In realtà siamo nel palazzo dove ha lo studio di parlamentare, ma si sente padrone di casa anche qui. Mi guida tra i corridoi, presidiati a ogni svolta da commessi. «Buongiorno, buongiorno», dice per primo e calca l’augurio con inchini che lo fanno ancora più piccolo. Sembra un cinesino caricato a molle. All’altezza della fotocopiatrice, una signora smette di armeggiare e gli fa festa. «Ministro caro, ho visto oggi una sua foto sul ”Messaggero”. Bella. Ma quanti anni aveva?».
• Mancuso alza i bicipiti come un lottatore, per indicare energia. La signora, che è il doppio di lui, lo abbraccia con trasporto e lo solleva. « la foto di quando era giovane e forte. Vero, ministro bello?». E Mancuso, rivolto a me: «Così mi ha detto che sono vecchio e debole». Ridiamo in tre. La signora molla la presa e sgusciamo nello studio, dove c’è anche Francesco, l’assistente. «Non vedo i vasi di rose», dico. So che ha l’abitudine di circondarsene, in casa e in ufficio. «Devo ancora coglierle nel mio giardino di Velletri dove ho una villetta. Le coltivo io», dice. «Perché proprio le rose?», chiedo. «Hanno bellezza, profumo, durata...», elenca sollevando pollice, indice, medio. Poi, mentre alza lentamente l’anulare, sussurra: «...E la parola silente della grazia». «Che fine ha fatto il sottofondo di musica classica? Dicono che non lavora senza». «Domani porto l’impianto per i compact», dice intimidito, come se l’avessi preso in castagna per la seconda volta e temesse il crollo della sua leggenda. (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• « vero che farà il critico musicale a Teleregione, la Tv diretta da Pialuisa Bianco?» chiedo. «Non più. Avevo detto di sì. Ma qualche giorno fa al Teatro dell’Opera ho parlato col musicologo del ”Corriere della Sera”, Paolo Isotta. E di fronte alla sua sterminante conoscenza, alla magia della sua parola, ho capito che non è il caso.Una questione di pudore». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Mentre estraggo il taccuino, Mancuso dice all’assistente: «Non ci sono per nessuno». Allora... Squilla il telefono. Francesco bisbiglia: « il generale». «Ah, sì!», dice Mancuso, prende la cornetta e sbrodola: «Generale, il suo garbo mi obbliga. Signore, l’onore è mio. Illustre amico, grazie dell’amabilità». Poi restituisce l’aggeggio a Francesco e ordina perentorio: «Ora basta». « Scusi, dottore esimio, non succedera più», dice a me mentre dall’interno della sua giacca esce il trillo del cellulare. un ingegnere. Mancuso fa il bis: «Udirla è un dono del cielo. Preclaro amico, la sua amabilità mi strugge. A presto, ingegnere illustre». Da adesso stia tranquillo, insigne dottore», si riscusa Mancuso. «Già. Se no taglio la corda», dico e senza prendere fiato comincio. (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Il secessionismo è uscito allo scoperto a Venezia. Lo aveva previsto? «In tre Consigli dei ministri dell’agosto 1995, quando ero Guardasigilli, denunciai i proclami secessionisti di Bossi. Dissi che per contrastarli il governo doveva dire una parola ferma in favore dell’Unità». E invece? «La prima volta, il presidente del Consiglio Dini rispose: ”Bossi è una macchietta. Lascia stare”. Replicai che una presa di posizione ci voleva e che ne avrei riparlato. ”D’accordo”, si arrese Dini. Aggiunsi: ”Voglio che la mia richiesta sia verbalizzata”». Poi? «Riproposi la questione altre due volte. Ma Dini si irrigidì. Disse: ”La Lega sostiene la maggioranza. Il governo non farà niente. Metterò il segreto sul verbale con la tua richiesta”. Un voltafaccia, dopo il colloquio di Dini al Quirinale. Scalfaro gli aveva detto: ”La Lega non si tocca. Silenzio assoluto sulla faccenda” ». Perché? «Si voleva blandire la Lega per due ragioni: per ancorarla alla maggioranza e perché votasse la sfiducia contro di me, richiesta dal Pds per rappresaglia contro le mie ispezioni alle Procure di Milano e Palermo. Per questi ignobili motivi, i due favorirono il secessionismo leghista». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Ora, che fare? «Una cosa è certa. Scalfaro è stato complice della politica secessionista, ed è indegno di rivendicare l’unità nazionale che non rappresenta più». Da giudice, a quanto condannerebbe il commando di piazza San Marco? «A occhio, due anni. Le imputazioni vanno ridimensionate». Alcuni del commando dicono che, dopo la resa, sono stati picchiati. «Se ci sono state violenze, è gravissimo». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Quando il governo è debitore verso i cittadini, non paga. Ma li tartassa d’imposte e se è creditore non tollera ritardi. Due pesi e due misure. Hanno o no ragione i veneti a non volerne più sapere di questo Stato? «Quando un Paese ha perso il senso del diritto e la maggioranza governa in modo indegno, allora è logico che la disperazione possa condurre a soluzioni eccessive. invece illogica l’insistenza in questa perversione». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Prodi è all’altezza della situazione? «Prodi è la figura più scadente che sia apparsa sulla scena italiana dall’Unità a oggi». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Di Bossi, che pensa? « un personaggio graziato dalla vita, che gli ha dato la possibilità di sfogare in politica la naturale vocazione da pistolero da fiera». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Scalfaro? «Nessuna figura del nostro Paese è così dannosa e ridicola come costui. Condivido una sola idea con Dini...» Quale ? «La sua definizione di Scalfaro: ”Vanna Marchi”». La venditrice televisiva? «Lei. E certo riferivasi a quel costume blateratorio che rende indicibilmente comico il comportamento pubblico di Scalfaro». Leggerino, Dini. «Come a Mercatale, il paesino di Pacciani, anche a Roma, questo scambio di bonbon verbali non è raro tra compagni di merende». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Come si esce dall’incertezza? «Bisogna cominciare a parlare chiaro. La politica non è intrigo, affari e prepotenza». Ma in pratica? «Tra due anni finisce il mandato di Scalfaro. Poi, svincolato dagli intrugli del Quirinale, il Paese potrà meglio cercare la propria strada. L’inciampo sta sul Colle». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Berlusconi? «Ha avuto la straordinaria capacità, pur ridotto dalla malattia, di resistere a una persecuzione giudiziaria la quale - fosse pure colpevole - resterebbe abbietta per metodi, violenza, pochezza». A che si riferisce parlando di malattia? «La sua recente operazione è certamente una reazione somatica alle angherie» (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Parliamo appunto di giustizia. Il Parlamento vuole reintrodurre un po’ di garantismo. Ma i Procuratori protestano. Se tace Milano, parla Palermo e viceversa. « un’eco reciproca. Con i continui rimandi, si stende sul paese un clima terroristico costante. Prove generali per un vero assolutismo giudiziario». Il presidente della Camera, Luciano Violante, è ancora il capo del partito dei giudici? « un riferimento». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Tra i magistrati d’assalto, di chi diffida maggiormente? «Senza fare torto a nessuno, i peggiori mi sembrano gli incarceratori della Procura di Milano e il gruppetto di barbuti della Procura di Palerrno guidati da un tricofilo». Un trico... che? «L’ amante dei capelli. Il dottor Caselli dalla bella chioma». A me per molto meno mi querelano. Soprattutto i magistrati. «Questi querelanti tirano a quattrini, pensano a una vecchiaia serena...» (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Lei è per la riforma del Csm? «Sì. Voglio una prevalenza di rappresentanti parlamentari». Con l’aria che tira, siamo tutti a rischio di galera. Perché non migliorare la vita carceraria? «L’ idea della prigione è rimossa dalla coscienza collettiva. Se non ci fosse questa rimozione i giudici sarebbero più cauti nell’arrestare. La galera è sentita come un destino altrui». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• I detenuti potranno avere quattro ore di intimità, diciamo pure di sesso, al mese. Che ne dice di questa circolare del direttore delle carceri, Coiro? «La circolare coito». La battuta gli esce fulminea. Mi piego in due dal ridere. Si sganascia anche Mancuso. Ha un lampo perfino il muto Francesco. Quando ci riprendiamo, Mancuso dice: «Non la scriva». Se me lo impedisce, annullo l’intervista, rispondo. «Allora aggiunga che l’iniziativa corrisponde alla personalità intelligente e sensibile di Coiro». Fatto. (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Andreotti è mafioso o Caselli ha le traveggole? «Non ho elementi per ritenere Andreotti responsabile. Sono certo però che la Procura di Palermo dovrebbe essere oggetto di un’approfondita inchiesta ministeriale» (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)
• Lei conosce bene il giudice Carnevale, detto l’ammazzasentenze, accusato da anni di tutti i misfatti. Che ne pensa? « un fuoriclasse del diritto e la vittima di una serie di infamie». Ma gli accusatori pagheranno? «Purtroppo, solo davanti a Dio». E se non c’è? «C’è!». (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)