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 1997  novembre 01 Sabato calendario

Ti ho amata per la tua voce

• Il poeta Ahmad Rami ha scritto 137 delle 283 canzoni interpretate da Umm Kalthum durante la sua carriera.
• La cantante Umm Kalthum nacque all’inizio del secolo in un villaggio sul delta del Nilo. Il padre era Iman della moschea di Tamaya al-Zahariyya, la famiglia era di umili origini, facevano i contadini. Umm crebbe nell’ambiente della cantilenazione coranica e del canto devozionale. Venne scoperta da Abu al-’Ala’ Muhammad, erede di Abdul al-Hamuli, principale protagonista della moderna rinascita della musica araba.
• Umm significa madre. Umm Muhammad era la madre di Maometto. Il nome deriva dall’aramaico Amma, che significa iniziare, guidare. Da questa parola ne deriva un’intera famiglia: Oumma (la comunità, la nazione), Iman (lo sceicco che è in prima fila tra i fedeli), Ima (la donna venale dei tempi degli Abbasidi, equivalente arabo della geisha).
• Tarab: in arabo è il termine che indica l’emozione, l’ebbrezza e perfino l’estasi che si possono provare ascoltando la musica d’arte. Qasida: canzone in arabo letterario. Dawr: canzone a carattere semi-improvvisativo. Taqtuqa: canzone "leggera". Munulug: canzone narrativa nella quale la musica è in secondo piano rispetto all’effetto drammatico che si vuol suscitare.
• Umm Kalthum tenne regolarmente i suoi "concerti pubblici del primo giovedì del mese" dalla fine degli anni Trenta al 1973, generalmente da dicembre a giugno. I concerti venivano trasmessi in diretta da tutte le radio dei paesi arabi e venivano seguiti da decine di milioni di persone.
• Umm cominciò ad esibirsi, al Cairo, travestita da ragazzo beduino: una cappa le copriva completamente il corpo e un fazzoletto stretto alla testa da due anelli e chiuso sotto il mento nascondeva quasi completamente il viso. Sul palco con lei salivano il padre e il fratello, vestiti da contadini, con la lunga jubba e il turbante. Una ragazza in scena era indecente, ma a 15 anni Umm guadagnava in una sera quanto il padre in un mese. (pubblicato su Io Donna ottobre 97) Per consentirle di esibirsi al Cairo, il padre pretese che il capo di una grande famiglia si facesse garante. Arrivò in città travestita da maschio, accompagnata dal padre, dal fratello, dalla cameriera Sa’adiyya e provviste di cibo per 6 mesi. Al Cairo la cantante viveva in una casa di pietra all’angolo tra due strade, al primo piano c’era un balcone circolare che cirava intorno alla facciata e dove la cantante riceveva i suoi ospiti. Sulla copertina del primo 78 giri inciso da Umm c’è un suo primo piano con l’acconciatura da beduino, triste. Sembrava un disco religioso. Il titolo è "Ho paura che il tuo amore...", la prima canzone composta per lei dal poeta Rami. Nel disco non trovano spazio le improvvisazioni, le variazioni, i silenzi tipici della musica araba tradizionale: la durata del solco non è sufficiente a contenerle.
• In famiglia avrebbe dovuto essere Khaled, il figlio maschio (maggiore di due anni di Umm), a raccogliere l’eredità paterna del canto. Lui fu avviato al canto religioso e aiutava il padre a cantare ai matrimoni. Umm piangeva, la madre vendette un gioiello per permettere anche alla figlia di frequentare la kuttab, la scuola coranica del villaggio. L’unica altra femmina era la figlia del sindaco. A casa sua Umm si esibì la prima volta, aveva sei anni. Cantò davanti ai notabili del villaggio, come compenso ricevette un muhallabiyya con lo sciroppo di zucchero.
• Dopo l’uscita del disco "Se perdono", che vendette oltre 250mila copie, la rivista francese L’Illustration proclamò Umm la più grande cantante araba del secolo. Questo scatenò la rivalità con Munira al-Mahdiyya, detta "La Sultana". I suoi sostenitori chiamavano Umm "la contadina", mentre gli estimatori la soprannominarono "Stella d’Oriente".
• Quando morì Sa’d Zaghlul, "padre dell’Indipendenza", in qualità di grande amica della vedova, Safiya Zaghlul, Umm visse a casa del morto i 40 giorni di lutto e tenne un concerto alla fine del lutto: Umm, che aveva cantato in abiti maschili fino a 26 anni si presentò vestita da donna: indossava un lungo abito verde (il colore dell’Islam) tempestato di paillette d’oro. Indossava anche dei gioielli, e stringeva in mano un fazzoletto di seta verde.
• Superstiziosa, quando si esibiva nascondeva il vestito con il cappotto fino al momento di salire sul palco, affinché nessuno lo vedesse. In scena portava sempre un fazzoletto da tenere in mano, con i gesti sottolineava l’enfasi delle canzoni, lo stropicciava, lo stringeva al viso, lo dilaniava con le unghie.
• La sua prima tournée la portò in Libano, Siria, Palestina, Damasco. Davanti a Beirut venne accolta da centinaia di barche che sventolavano bandiere egiziane e libanesi. Ad Haifa donò l’incasso di uno dei concerti alla raccolta di fondi contro l’occupazione inglese e l’immigrazione degli ebrei in Palestina.
• La Stella d’Oriente ha inaugurato con un suo concerto la radio Voce del Cairo, che si poteva ascoltare fino alle frontiere con il Sudan e i paesi del Medio Oriente. Cantò prima di tutto la Fatiha, il primo verso del Corano, e poi l’inno nazionale "Biladi". Quando Mussolini fece diffondere le trasmissioni di "Radio Bari" da Addis Abeba, venne chiesto a Umm di inaugurare la stazione, visto che i trasmettitori erano abbastanza potenti da coprire l’intero Egitto. Quando Nasser prese il potere, le fece inaugurare La Voce degli arabi, la nuova radio che si poteva ascoltare da Baghdad a Casablanca, da Damasco a Khartum.
• Non tutti avevano una radio, negli anni Trenta, in Egitto. Ma si poteva andare al caffè: al costo di un bicchiere di tè, si poteva ascoltare la musica diffusa dalla radio che, immancabile e sempre accesa, troneggiava nel locale. Esisteva anche una rubrica "a richiesta". Il primo giovedì del mese, quando la stazione radio trasmetteva il concerto di Umm, i caffè si trasformavano in piccole sale da concerto.
• Alcune clausole imposte da Umm quando le proposero di girare il suo primo film, "Widad": il patner non poteva baciarla; le danzatrici dovevano avere il ventre coperto quando erano in scena con lei, potevano scoprirlo quando la cantante non appariva. Le negoziazioni durarono ore, alla fine vennero allegate al contratto sotto il titolo: ”Rispetto delle tradizioni orientali”. Venne stabilito che avrebbe ricevuto il 40% degli incassi, un anticipo di 5mila ghinee e un diritto di veto sulla scelta del partner, sugli attori principali, sulla musica e sulle parole delle canzoni. "Widad" venne presentato al festival di Venezia.
• Con il guadagno del film Umm comprò della terra sulle rive del Nilo e costruì la sua casa: una villa beige e blu con due saloni al piano terra, otto camere al primo piano, una veranda con vista sul Nilo, un grande giardino protetto da un alto muro di cinta. Nel sottosuolo c’era lo spazio per la servitù: a destra la zona delle donne, a sinistra quella riservata agli uomini. Nelle grandi stanze comuni c’erano materassi di paglia e stuoie allineate, qualche tavolo, un fornello per il tè. Tutto, dai servitori alle lenticchie, dalla farina allo zucchero, era fatto venire direttamente dal villaggio. Contemporaneamente alla villa, Umm fece costruire una moschea a Tamaya al-Zahariyya, perché nessuno potesse dire che era avara.
• Umm cantò in occasione del giuramento di re Faruk, dopo la morte di re Fuad. Cantò nella sala del trono, dopo lo svolgimento del cerimoniale copiato da quello della corte britannica e dopo l’esplosione di 21 colpi di cannone.
• Un agricoltore di Qena, ’Abd al-Sattar Hilali, presentò denuncia al tribunale del Cairo affermando di essere il legittimo marito della cantante. Persa la causa (non aveva nemmeno un documento ufficiale per suffragare le sue affermazioni, si limitò a dire che poteva giurare sul Corano), il contadino ricorse alla Corte d’appello. Incapace di presentare prove, venne condannato a sei mesi di prigione e al pagamento di una multa simbolica (1 piastra) per diffamazione e attentato alla vita privata. Umm si ammalò di tumore alla gola, doveva essere operata all’ospedale dei Marines a Washington. Poiché avrebbe dovuto abbandonare il suo corpo addormentato nelle mani di chirurghi stranieri e non aveva un marito che la potesse accompagnare e farle da garante, Umm sposò il violinista della sua orchestra, Mahmud Sharif. Fu un matrimonio bianco interrotto al rientro in patria dopo l’operazione. Al Cairo venne acconta da gente che lanciava riso al passaggio della sua macchina scoperta. A casa l’aspettava, oltre a una quantità enorme di fiori e telegrammi, il dono contadino di innumerevoli barattoli di miele. Il tumore era maligno, Umm dovette sottoporsi a una "terapia di mantenimento" e per mesi dovette farsi fare una iniezione al giorno dal suo medico di fiducia, il dermatologo Hafnawi. Lo sposò di nascosto, il matrimonio venne celebrato da un vecchio sceicco cieco, garante della sposa fu uno zio, il padre era morto. Durante il matrimonio islamico la donna non può parlare, a nome suo parla il garante. Lo sceicco prende la mano dello sposo e la mette in quella del garante, poi con un fazzoletto vengono coperte le tre mani degli uomini. Lo sceicco chiede al garante se vuole quell’uomo per marito, il garante risponde sì. Umm sposò Hafnawi "con il potere alla signora", una clausola rara che dà alla donna la possibilità di divorziare.
• Tra il 1972 e il 1973 si ammalò di nefrite, passò a letto mesi interi, interruppe i concerti. Per l’ultimo spettacolo in programma, annullato all’ultimo minuto, nessuno volle il rimborso del biglietto: i suoi ammiratori preferirono aspettare che Umm tornasse a cantare.
• Morì nel 1975. Per il funerale venne allestita una grande tenda rossa all’ingresso della moschea Omar Makram. Nella moschea, ai piedi del minbar, rivolta verso sud, c’era la bara, rivestita di seta increspata color crema e verde chiaro, ornata da nastri. La bara venne portata fuori dalla moschea su lunghe assi di legno portate a spalla da un plotone di pompieri. Il corteo dovette fare la strada più lunga perché la folla enorme ostruiva tutti i viali. Nei primi anni ’80 il repertorio di Umm è stato raccolto in una Antologia della musica araba, pubblicato su cd con il concorso dell’Unesco.