Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 16 maggio 1998
Com’era Totò
• Antonio Clemente (Totò) nacque il 15 febbraio 1898 alle 7.30 del mattino in via Santa Maria Antesaecula, secondo piano civico 109, rione Sanità, a Napoli. Sua madre, Anna Clemente, aveva sedici anni.
• Nome completo di Totò: Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e d’Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d’Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo.
• Fin da bambino si divertiva a fare smorfie davanti allo specchio. In particolare gli piaceva dire messa travestito da prete. A scuola era ”un vero ciuccio”, tanto che fu retrocesso dalla quarta classe alla terza.
• A sette anni, sua madre Anna, poverissima, lo mandò in giro con un paio di pantaloni ricavati da un vecchio vestito stampato a rose rosse. I compagni lo canzonarono chiamandolo ”femminiello”; lui si calò i pantaloni e, in mutande, mani sui fianchi, cominciò a fare versacci. I bambini lo applaudirono divertiti.
• Nel 1922 il capocomico del Salone Margherita mandò via Totò, che lavorava gratis per imparare il mestiere, perché ”cacciava troppe pretese” (aveva chiesto i soldi per il tram). Totò portò via con sé: uno specchietto, un tubetto di rosso per le labbra, un paio di scarpe di tela per trasformarle in scarpine décolletées da scena, un cappelluccio a forma di pizza napoletana, un pantalone troppo corto, una giacca larga a forma di tight.
• Per il suo esordio al teatro Jovinelli di Roma, l’impresario Peppe Jovinelli organizzò un finto incontro di pugilato tra Totò e il campione Oddo Ferretti. Sul ring, Totò diede al pugile un pugno vero. Quello, preso di sorpresa, non reagì e lui allora lo colpì di nuovo, mandandolo in bestia. Finì col pugile che inseguiva Totò urlando: «Fermati, delinquente, vigliacco».
• Tra gli attori preferiti di Totò: Alberto Sordi, soprattutto quello di ”Un americano a Roma”, Ugo Tognazzi e Charlie Chaplin in Charlot.
• Prima di entrare in scena Totò stava almeno mezz’ora con gli occhi chiusi e le braccia dietro la nuca, quasi in posizione di yoga, su una speciale sedia a sdraio che teneva in camerino.
• Totò raccontò che il portiere della sua bella casa ai Parioli, che lo chiamava eccellenza, dopo averlo visto recitare a teatro non solo non lo salutava più con deferenza, ma addirittura gli rideva in faccia.
• Secondo la figlia Liliana, il padre faceva mangiare prima i domestici: «Altrimenti potrebbero credere di mangiare i nostri avanzi». Inoltre, si lucidava le scarpe da solo perché, diceva, «dev’essere scocciante pulire i contenitori di piedi altrui».
• Totò detestava i capi, che chiamava con disprezzo ”caporali”. Tra le cose che non sopportava: «Le dittature, le botte, la malcreanza e la sciatteria nel vestire».
• Totò diceva di non saper raccontare, ma andava sempre in scena con un canovaccio di circa dieci minuti che sviluppava a braccio parlando anche per tre quarti d’ora.
• Totò negli ultimi tempi pensava di girare un film muto e di lavorare in un circo («Deve essere meraviglioso andarsene in giro in carovana, fra i clown, gli elefanti e le scimmie»).
• Totò propose di girare un film muto a Dino De Laurentiis che a Carlo Ponti. L’idea, però, sembrò a entrambi troppo rischiosa.
• Tra il 1930 e il 1931, Totò girò per il produttore Stefano Pittaluga un provino cinematografico. Pittaluga gli disse che doveva fare il possibile ”per imitare Buster Keaton”. Lui rispose che si sentiva di fare solo Totò e tornò al varietà.
• Alla fine della carriera, Totò diceva: «Non ho fatto nulla, avrei potuto diventare un grande attore, e invece, di cento e più film che ho girato ve ne sono degni non più di cinque».
• Il regista Mattoli metteva la macchina da presa fissa e lasciava recitare Totò senza interromperlo.
• «Fra tante difficoltà, ho avuto come compenso la gioia di dirigere Totò e Ninetto: concerto per Stradivarius e Zufolo. Quale stupenda musica!» (Pier Paolo Pasolini a proposito del film Uccellacci e uccellini).
• Funerale. Totò morì a Roma il 15 aprile 1967. Dopo il funerale, celebrato a Roma, un Luigi Campoluongo, detto ”Nase ’e cane”, convinse la figlia Liliana a far ripetere le esequie a Napoli. I funerali vennero celebrati nella chiesa di San Vincenzo. Gli uomini di ”Nase ’e cane” portarono perfino a spalla una bara vuota.