Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 18 gennaio 1999
Il Brasile è l’ottava potenza economica mondiale
• Il Brasile è l’ottava potenza economica mondiale.
• «Gli esperti finanziari ci spiegheranno come mai ieri, alla notizia della svalutazione, la Borsa di San Paolo, dopo aver perso il 10% giovedì, ha guadagnato un astronomico 33,4%. La spiegazione, politica, più ragionevole, è che l’industria nazionale e la forza lavoro formale - le più penalizzate da una politica monetaria che, se ha stroncato l’iper-inflazione, ha portato recessione e disoccupazione di massa - abbiano reagito con euforia alla prospettiva di una ripresa dell’economia e delle esportazioni, quindi dell’occupazione. Ma che succederà con le industrie che hanno debiti in dollari? Che succederà con l’inflazione?».
• Il Brasile è molto ricco di materie prime (è il terzo produttore di carbone), ma è preceduto da una sessantina di paesi per lo standard di vita e per il potere d’acquisto pro capite (meno di un terzo di quello italiano), statistica che deve tener conto anche della distribuzione della ricchezza in Brasile.
• Il Brasile è il paese più indebitato del mondo: oltre 170 miliardi di dollari.
• Esposizione finanziaria delle Banche nordamericane con il Brasile: oltre 16 miliardi di dollari; della Germania: 12,8; della Francia: 7,8; dell’Olanda: 7; del Giappone 5,2; dell’Italia: 3,6.
• «Le banche Usa sono molto esposte in Sudamerica e l’interscambio commerciale con il Sudamerica è uno degli elementi di traino dell’economia Usa. Per questo mesi fa il segretario del Tesoro Bob Rubin aveva dichiarato che gli Usa non avrebbero permesso una caduta del Brasile [...] Per questo il Fondo ha messo insieme un pacchetto da 40 miliardi di dollari per aiutare il colosso sudamericano. Il Brasile doveva essere l’ultima linea di resistenza al contagio finanziario internazionale. Ma da ieri quella linea è stata sfondata».
• Inflazione in Brasile: vicina allo zero. Tassi d’interesse: 40%.
• In autunno il Fmi aveva accordato al Brasile un prestito di 41,5 miliardi di dollari per evitare che la crisi asiatica contagiasse anche l’America Latina. «Il cambio sopravvalutato portava a una continua perdita di riserve che avrebbe reso inutili gli aiuti del Fondo monetario internazionale» (Luigi Spaventa, presidente della Consob).
• Per ottenere il prestito del Fmi il presidente Cardoso si era impegnato ad attuare alcune misure di austerità: riduzione del deficit pubblico dall’8,4 al 4,6% del prodotto interno lordo, riduzione della spesa pubblica, aumento delle entrate fiscali, contenimento del carico delle pensioni.
• «In Brasile si era delineata una forte opposizione a un ”pacchetto” di misure impopolari, tra le quali molti tagli pensionistici. Questa opposizione metteva a rischio la stabilità finanziaria del Paese. Gli interessi dei pensionati brasiliani si sono così scontrati con quelli dei pensionati degli Stati Uniti, i cui fondi pensione, con forti investimenti in Brasile, hanno innescato un’ondata di vendite».
• Il 6 gennaio Itamar Franco, governatore del Minas Gerais, uno dei 27 stati brasiliani, ha annunciato che il suo Stato avrebbe smesso di pagare per tre mesi i debiti al governo federale (15 miliardi di dollari). «Non toglierò gli stipendi ai mineri per pagare Brasilia».
• «Il problema principale in Brasile è politico. C’è un politico potente, Itamar Franco, che non ama il presidente Cardoso, vuole prendere il suo posto e per questo gli mette i bastoni fra le ruote. Non è un Franco buono, come il mio Franco Modigliani. un Franco cattivo» (Paul Samuelson, premio Nobel per l’economia).
• Itamar Franco, vicepresidente ai tempi di Collor, diventò presidente nel 1992, in seguito alla deposizione del presidente per corruzione. Cardoso fu prima suo ministro degli Esteri, poi ministro delle Finanze. Nelle elezioni presidenziali del ’98 il Pmdb preferì la candidatura di Cardoso alla sua.
• Fuga di capitale brasiliano all’estero: oltre trenta miliardi di dollari dall’inizio della crisi di agosto, un miliardo di dollari nella sola giornata di martedì.
• In seguito alla svalutazione del real, approvata per arginare la fuga di capitali all’estero, il Governatore della Banca centrale Gustavo Franco, sostenitore della difesa del cambio, si è dimesso, sostituito ad interim da Francisco Lopes. Il ministro delle Finanze Pedro Malan ha spiegato che la svalutazione avrebbe ridotto i tassi d’interesse.
• La decisione della Banca centrale di lasciar fluttuare liberamente il real nei confronti del dollaro ha tranquillizzato i mercati e la settimana si è chiusa con la svalutazione della divisa brasiliana del 20% e il rialzo della Borsa di San Paolo del 33,4%. Il ministro delle Finanze Pedro Malan e il neo presidente della Banca Centrale Francisco Lopes hanno incontrato a Washington l’amministrazione Clinton e il Fmi per rivedere i tempi di rimborso del prestito di 41,5 miliardi.
• «(Con la svalutazione) le imprese industriali locali hanno visto aumentare (in alcuni casi anche raddoppiare) l’importo dei propri debiti misurati in valuta locale. Per far fronte al debito estero il Fmi non ha saputo consigliare altro che comprimere la domanda interna nella speranza di creare un avanzo nella bilancia commerciale: misura questa che ha ovviamente aggiunto alla crisi finanziaria una crisi dei mercati reali. Da qui, e non vi è di che stupirsi, i crolli di borsa».
• «Nel caso del Brasile, è necessario dare attuazione al piano di sostegno del Fondo per 41,5 miliardi di dollari, cofinanziato con vari paesi occidentali. So bene che la cura, comportando una qualche misura di raffreddamento dell’economia e di risanamento delle pubbliche finanze non sarà indolore per una popolazione con redditi medi tutt’altro che elevati, città circondate di favelas e aree rurali fortemente arretrate. Tuttavia non v’è scelta; le anime belle che lamentano la crudeltà del Fondo farebbero meglio a chiedersi di quanto sono disposte a tassarsi per rendere, entro certi limiti, meno dura la cura...».
• Il coinvolgimento nella crisi delle economie dei paesi vicini, nella fattispecie Argentina, Venezuela, Colombia, Perù, in America Latina viene chiamato ”effetto simpatia”.