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 1997  febbraio 10 Lunedì calendario

Chi ammetterebbe, oggi, di odiare la natura? Parve una provocazione, quando Manlio Sgalambro scrisse che essa vive delle sue morti e delle sue carneficine: inutile perciò proteggerla, come tenta di fare il piccolo ecologo col suo destino da pulce, «impossibile, nella forza elementare e proterva che la caratterizza, scalfirla d’un’unghia»

• Chi ammetterebbe, oggi, di odiare la natura? Parve una provocazione, quando Manlio Sgalambro scrisse che essa vive delle sue morti e delle sue carneficine: inutile perciò proteggerla, come tenta di fare il piccolo ecologo col suo destino da pulce, «impossibile, nella forza elementare e proterva che la caratterizza, scalfirla d’un’unghia».
• Gli stessi concetti espressi dal filosofo vengono adesso ribaditi nel singolarissimo volume Ecologia controversa di Sardegna (Editrice democratica sarda) del biologo Renzo Pirino, ricercatore dell’università di Sassari, giornalista e scrittore, purtroppo da poco scomparso. Pirino scrisse questo libro «per dimostrare che la natura (nei cui confronti sarebbe ragionevole solo una sgalambriana indifferenza) è cordialmente odiata da molti». Odiata dai politici, che tentano invano di farla aderire ai loro credo provocando immani disastri. Dai religiosi che, sebbene la ritengano manifestazione di un Dio creatore, si rifugiano nel sovrannaturale, per definizione opposto al naturale. Addirittura odiata dagli ecologisti, i quali cercano di adattarla a un modello inesistente tranne che nella loro testa. Ecologia controversa di Sardegna è il libro di una vita, un’opera monumentale in cui si condensano anni di ricerche, tutte tese alla dimostrazione che tra ecologia ed ecologismo passa la stessa differenza che c’è tra astronomia e astrologia, o tra antropologia e razzismo.
• Non tragga in inganno il titolo. Se in primo piano appaiono le vicende - e le tragedie ecologiche - dell’amata-odiata «isola di demoniaca tristezza» (per dirla con Salvatore Satta) -, il contenuto è di ben più vasta portata e riguarda l’uomo che, in un’epoca in cui i nuovi chierici gli riservano il ruolo di tumore della terra, qui mantiene la sua centralità. Provocatorio, ironico e anche un po’ sulfulreo, Pirino si conferma brillante polemista, nella confezione di un monumentale «stupidario» che si assume il compito di smascherare un’infinità di «ipocrisie» e luoghi comuni della cosiddetta «cultura ecologista». Di seguito ne proponiamo una sintesi dalla A di «Agricoltura verde» alla V di «Vivisezione».
• Agricoltura verde. Ottimo mezzo per mantenere i morti di fame sotto il proprio dominio. infatti un’agricoltura ad altissimo livello tecnologico che tende a produrre non solo raccolti più abbondanti, ma sfruttando la bioingegneria - anche cereali e ortaggi a rese di gran lunga superiori a quelle naturali. Qualcosa di entusiasmante dal punto di vista scientifico, ma deprimente da quello sociologico. La biotecnologia è infatti possibile solo a chi possieda capitali e istituti idonei a praticarla, mentre i popoli morti di fame hanno solo una bocca aperta che aspetta il cucchiaio pieno. Quando essa entra in un Paese del Terzo mondo, si porta dietro gli istituti, gli scienziati e i tecnici del Paese democratico donatore, ma anche le sue fondazioni i suoi politici e missionari nonché le attrezzature necessarie per le nuove coltivazioni, che saranno vendute a un prezzo imposto dal Paese donatore. Alla minima disobbedienza l’agricoltura non è più verde, ma diventa gialla e talvolta anche rossa. Di sangue.
• Biocentrismo. Filosofia della natura che in contrasto con l’antropocentrismo che pone l’uomo al centro dell’universo, lo colloca praticamente in fondo alla scala degli esseri viventi, compresi quelli appartenenti al regno delle Monera, ovvero dopo i batteri. Non si capisce come il ”biocentrico” possa continuare a vivere facendo parte di un genere umano che disprezza profondamente senza avere la possibilità tranne quella mentale di regredire nella scala animale e accucciarsi nell’ultimo gradino della medesima. Pur sapendo di non meritare neanche quell’infima posizione perché all’uomo, unico in questo tra gli esseri viventi, può essere ascritta - sempre dai predetti «biocentrici» - la possibilità, anzi, la certezza di «colpa» .
• Cani abbandonati. sorprendente come ancora esista chi abbandona i cani in mezzo a una strada. Oggi, infatti, un cane ha il prezzo di mercato di almeno tre nonne e presto saranno quest’ultime, al posto dei cani a riunirsi in bande, frugare nei cassonetti e assaltare famelici gatti.
• Cannibalismo. documentato in: insetti, pesci, molluschi, crostacei, anfibi Urodeli, uccelli, ratti, carnivori, scimmie, uomini. Un dubbio. Il nutrimento della propria pelle effettuato spalmandovi sopra creme fatte a base di embrioni umani, è una forma di cannibalismo per contatto?
• Depuratore. Costosissima opera nella quale affogano, oltre alle speranze di chi vuole disinquinato il mare, i miliardi dello Stato. E a sua volta inquinante, in quanto distrugge la flora marina, provoca la fioritura di alghe rosse, l’inquinamento dell’aria, del terreno e dell acqua, nonché la produzione di vermi topo. Inoltre, assorbendo enormi quantità di energia elettrica, provoca inquinamento atmosferico e termico delle acque per la produzione della medesima.
• Ecologico. Nella mente degli uomini politici che se ne occupano, è qualcosa di mezzo tra la figura di un animale, un cassonetto per le immondizie e una passeggiata in campagna. Più specificamente, può assumere il significato di «non nocivo» e, per gli ecologisti questo aggettivo è applicabile solo a ciò che è naturale, ma anche a ciò che non è naturale quando - pur di raggiungere il loro risultato - ritengano lecito cambiare il significato delle definizioni.
• Guerra. Quella umana è sommamente ecologica, dato che interessa la distruzione dell’ambiente. Durante la guerra del Golfo, solo l’immagine del cormorano inondato di petrolio (poi rivelatasi una «bufala») impietosì gli ecologisti. Ciò testimonia che oggi la vita di un animale vale molto di più di quella di un uomo.
• Incendio. Arreca danni solo all’uomo, non agli animali. Al più, ad alcuni animali e a certe piante a vantaggio di altri. Affermareperciò che la natura sia colpita da un incendio è un nonsenso.
• Lattina. A nessuno viene in mente che questa deve essere recuperata in quanto cosa cattiva da togliere di mezzo. La «pulizia» sarà sempre un’ipocrita sceneggiata fin quando non verrà proibita la fabbricazione della lattina come contenitore di bibite.
• Morte. Alla fine, non siamo che la prova dell’immortalità del Dna originario dal quale ha avuto inizio l’evoluzione. Per molti, che danno un valore assoluto all’individuo, ciò è ripugnante. Ma si tratta di un altro caso in cui coloro che dicono di amare la natura la rigettano quando la conoscono.
• Panda. Vangelo cinese: «Non toccatelo, neanche se vi riduce in povertà o vi uccide, perché dal panda si fanno soldi sborsati da coloro che lo idolatrano e che ci pagano per vederlo».
• Parco naturale. Il milione annuo di turisti previsto per il parco del Gennargentu provocherà, tra l’altro (sotto forma di immissione di liquidi dei visitatori medesimi), un inquinamento delle acque pari a quello delle acque di una raffineria che lavora sei milioni di tonnellate di petrolio l’anno.
• Preservativo. In Kenia si sta consumando una strage di elefanti a causa dei preservativi e degli assorbenti igienici abbandonati nella savana dai turisti e ingoiati dai pachidermi. Il profilattico ne uccide più del fucile, per il quale è diventato un inseparabile amico nel rovente deserto arabico, dove viene utilizzato per proteggere le armi dalla sabbia, riunendo in uno strano connubio un oggetto fatto per l’amore con uno strumento di morte. Per proteggere la savana non resta dunque che studiare un colossale preservativo blindato col quale rivestirla interamente. A meno che non si dimostri ancora una volta che la dizione ”area protetta” abbia la stessa validità di protezione che ironicamente il Mantegazza attribuiva al preservativo: «Una corazza contro la conservazione, una ragnatela contro la distruzione».
• Scout (v. Ecologico). Alcuni boy scout francesi, impegnati nell’esercizio della loro buona azione quotidiana, hanno deciso di ripulire delle grotte, secondo l’ormai consolidato costume di fare il mestiere degli altri e di trascurare il proprio. I boy si sono trovati davanti a scene di caccia al bisonte dipinte sulla parete di una caverna e hanno mondato la parete dalla deturpante pittura, in modo che potesse mostrare all’ammirazione dei visitatori la bellezza della roccia naturale, senza che questa fosse insozzata da scarabocchi (ancorché risalenti al periodo Maddaleniano, ovvero 15 mila anni fa).
• Squalo. Nel Mediterraneo vive una dozzina di specie potenzialmente pericolose. Uno squalo di due metri ha nel suo morso una potenza di tre tonnellate per centimetro quadrato e ha bisogno in media di 30 kg di carne al giorno per cui può stare digiuno per un mese e poi scatenarsi in una carneficina per rifarsi del tempo perduto. Oggi che si tende a trasformare i mostri in uomini e gli uomini in mostri, il pericolo viene minimizzato. Invece esiste ed è sempre da tenere presente.
• Vivisezione. Sinonimo dispregiativo di «sperimentazione animale». Come «sbudellamento» lo è di «laparatomia».