Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 4 ottobre 2003
Puzza - Il principe Blücher, comandante dell’esercito prussiano, settantadue anni, alla fine della battaglia di Ligny era stato quasi ammazzato
• Puzza. Il principe Blücher, comandante dell’esercito prussiano, settantadue anni, alla fine della battaglia di Ligny era stato quasi ammazzato. Il giorno dopo, il 17 giugno, era di nuovo in sella, dopo essersi fatto massaggiare le contusioni con aglio e schnaps (una specie di grappa), e aver fortificato lo stomaco con un magnum di champagne. Incontrando l’ufficiale di collegamento inglese, Sir Hardinge, si sentì però in dovere di scusarsi: "Ich stinke etwas" (puzzo un po’).
• Vecchia Guardia. Un ufficiale inglese, a chi gli chiedeva se a Waterloo s’era trovato di fronte alla Vecchia Guardia francese: "Potevano essere la Vecchia Guardia, la Giovane Guardia o magari neanche Guardia per niente; ma quel che è certo è che erano lì, e sembravano abbastanza pericolosi e abbastanza cattivi da poter essere qualsiasi cosa".
• Hannover. Soltanto il 35 per cento dei soldati dell’armata di Wellington apparteneva all’esercito britannico: il 26 per cento era dei Paesi Bassi, il 16 per cento dello Hannover, il 9 per cento di Brunswick, il 9 per cento apparteneva alla cosiddetta King’s German Legion, il 5 per cento di Nassau.
• Esilio. Napoleone dal suo esilio di Sant’Elena a proposito di Wellington: "E’ sicuro che gli ho fatto passare un brutto quarto d’ora".
• Perdite 1. "La mano di Dio Onnipotente è stata su di me quest’oggi", così disse Wellington prima d’avvolgersi nel mantello e buttarsi sulla branda la sera della vittoria. Dopo due ore venne svegliato dal dottor Hume: il suo amico Sir Alexander Gordon, cui avevano amputato una gamba e a cui lui aveva ceduto il suo letto, era morto. Il dottore prese poi a leggergli la lista delle perdite. Il duca piangendo disse: "Grazie a Dio non so cosa voglia dire perdere una battaglia, ma certo niente può essere più doloroso che vincerne una perdendo così tanti amici".
• Truppe. Napoleone non aveva una grande stima di Wellington: "E’ un cattivo generale, gli inglesi sono cattive truppe e questa battaglia sarà facile come far colazione".
• Probabilità. La colazione che Napoleone fece la mattina della battaglia, servita nella massiccia argenteria del servizio imperiale, a base di carne fredda e vino. A fargli compagnia il capo di stato maggiore maresciallo Soult, il comandante della Guardia Drout, il generale d’Erlon coi suoi comandanti. Divorata la colazione, Napoleone fece spiegare sul tavolo la mappa: "L’esercito nemico è più numeroso, ma abbiamo novanta probabilità a nostro favore, e nemmeno dieci contro". A Sant’Elena confessò che nessuna delle sue battaglie gli era mai sembrata "così sicura".
• Greenwich. Discrepanza sull’ora precisa in cui venne sparato il primo colpo tra francesi e inglesi, probabilmente dovuta al fatto che quest’ultimi avevano gli orologi regolati sull’osservatorio di Greenwich (un’ora in meno rispetto all’orario dei francesi). La battaglia iniziò il 18 giugno nel momento in cui i cannoni del generale Reille aprirono il fuoco contro le truppe nemiche schierate sulle alture alle spalle del castello di Hougoumont.
• Cannoni 2. Ogni pezzo di una batteria pesava 12 libbre e aveva bisogno di una quindicina di serventi, molti dei quali facevano la spola coi vagoni delle munizioni, parcheggiati almeno 30-40 metri più indietro. Per ogni pezzo c’erano due o tre vagoni, tirati da quattro cavalli ciascuno, oltre all’avantreno coi suoi sei cavalli da tiro e i conducenti.
• Frumento. La mattina della battaglia il maggiore Lemmonier-Delafosse si mise a osservare Napoleone: "Era seduto su una sedia di paglia, davanti a un tavolo rustico, su cui era aperta la mappa. Aveva in mano il suo famoso cannocchiale, e lo dirigeva spesso sul campo di battaglia. Quando si riposava gli occhi, raccoglieva uno stelo di frumento e se lo metteva in bocca come uno stuzzicadenti".
• Sentenze. La sera prima della battaglia Napoleone cenò da solo in una fattoria di Le Caillou. Nella stanza vicino la tavola coi suoi ufficiali. Durante la cena si parlò a voce alta della battaglia: l’imperatore entrò: "Una battaglia! Signori! Lo sapete bene cos’è una battaglia? Ci sono degli imperi, dei regni, il mondo o il niente, fra una battaglia vinta e una battaglia perduta!". Poi se ne andò. Il colonnello Combes-Brassard disse in seguito che in quel momento gli era sembrato "di ascoltare una sentenza del Destino".
• Sua Grazia. Lord Uxbridge, comandante di cavalleria imposto a Wellington perché protetto del Principe Reggente, raggiunse la locanda di Waterloo sulla cui porta c’era scritto ”Sua Grazia il duca di Wellington” per chiedergli quali fossero i piani. Sua Grazia ribattè: "Chi attaccherà per primo domani, io o Bonaparte?". "Bonaparte" rispose il generale. "Bene, Bonaparte non mi ha informato dei suoi progetti, e siccome i miei piani dipendono dai suoi, come potete pensare che io vi dica quali sono?".
• Commission. La promozione nell’esercito inglese si otteneva acquistando una commission, il grado. Quando s’era stancato della vita militare, qualunque ufficiale poteva rivendersela: il ministero sanzionava la compravendita e verificava che nessuno saltasse qualche passaggio nello scalare la gerarchia.
• Promozioni. Arthur Wellesley, non ancora duca di Wellington, era alfiere a 18 anni e tenente colonnello a 24: in 6 anni aveva avuto cinque promozioni, tutte a pagamento, ed era passato attraverso sette reggimenti diversi, senza aver prestato un solo giorno di servizio in guerra.
• Schiuma. Il duca di Wellington a proposito del suo esercito: "Detto fra noi, i nostri amici sono la schiuma della terra. La gente dice che si arruolano spinti da una bella vocazione militare: tutte chiacchiere. Alcuni si arruolano perché hanno messo incinta la ragazza; altri perché sono ricercati; molti di più per la smania di ubriacarsi; è difficile immaginare una collezione simile, in realtà c’è da meravigliarsi che siamo riusciti a farne della gente così in gamba".
• Forbicine. La notte prima della battaglia, il valletto Marchand vide Napoleone aggirarsi svestito nella stanza dove dormiva, mentre si tagliava distrattamente le unghie con un paio di forbicine. Intorno alle tre l’imperatore decise mandare uno dei suoi ufficiali d’ordinanza, il generale Gourgaud in ricognizione: quando questi tornò a riferire che a causa della pioggia il terreno era impraticabile, Napoleone già dormiva.
• Numeri. L’esercito con cui Napoleone intendeva dare l’assalto contava circa 69 mila combattenti: 48 mila fanti, 14 mila cavalieri e 7 mila artiglieri addetti a circa 250 bocche di fuoco. Il numero degli uomini che effettivamente Wellington aveva a disposizione: circa 68 mila, di cui 51 mila fanti, 11 mila cavalieri, un po’ meno di 6 mila artiglieri. I cannoni però erano poco più di 150.
• Cannoni. Un cannone pesava circa una tonnellata, e poiché non c’era un freno per assorbire il rinculo, arretrava di un paio di metri dopo ogni colpo, e doveva poi esser rimesso a posto. A braccia avveniva anche il trasporto dai vagoni delle palle di ghisa, che pesavano circa 5 chili l’una.
• Perdite 2. Nella giornata di Waterloo si erano affrontati quasi 200 mila uomini in quattro chilometri per quattro di territorio. I dati più attendibili elencano per l’esercito di Wellington 3.500 morti, 3.300 dispersi, 10.200 feriti. Le perdite prussiane assommano 1.200 morti, 1.400 dispersi e 4.400 feriti. Quanto ai francesi è impossibile calcolare le perdite poiché nessuno si preoccupò di aggiornare i ruolini dei reggimenti. Il 22 giugno a Laon vennero radunati 30 mila uomini francesi ancora in grado di combattere con una cinquantina di cannoni.
• Ghiottoni. Il duca di Wellington a proposito di Napoleone: "Mai visto un incontro fra due picchiatori così. Eravamo tutt’e due quello che i pugili chiamano dei ghiottoni" (un termine dello slang sportivo che designava chi non ha paura del corpo a corpo e si lascia massacrare piuttosto che arrendersi).