Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 agosto 1996
Il Giappone dalla A allo Zen
• Matrimonio. Tra le formule con cui in passato un giapponese chiedeva la mano della moglie: «Mi puoi lavare le mutande?».
• Difficoltà, per il grande regista Akira Kurosawa, di girare una scena in cui una banda musicale a un certo punto doveva stonare. «Mi ci sono voluti cinque mesi per insegnarglielo».
• Taxi giapponesi: porta di dietro che si apre da sola, autista in guanti bianchi con qualunque tempo, intenso profumo proveniente da un mazzo di fiori freschi. Lucidissimi, revisionati ogni due anni. Inutile ricorrere al radiotaxi, ce ne sono ovunque. Corsa media di prezzo normale, ma per andare dal centro di Tokio all’aereoporto di Narita (70 chilometri) ci vuole mezzo milione.
• In Giappone non ci sono analfabeti.
• Numero di quotidiani letti mediamente da ogni famiglia giapponese: 1,76. Numero di quotidiani stampati in Giappone: 160 (in Italia una settantina). Copie di quotidiano tirate ogni giorno: 72 milioni (in Italia 6 milioni). Copie di settimanale stampate ogni anno: cinque miliardi. Di libri: un miliardo e mezzo. Ogni famiglia possiede in media due televisori a colori.
• Scuole elementari. Corsi a cui un bambino di cinque anni si deve sottoporre per essere ammesso alle scuole elementari più rinomate: capacità di concentrazione (due volte alla settimana), karate per eserecitarsi nella disciplmina (il mercoledì), violino (il giovedì). Non essere ammessi a una scuola elementare di prestigio taglia fuori per tutta lavita l’individuo dai posti migliori. Esami di ammissione alle migliori università durissimi: uno su venti entra alla Waseda, ancora più bassa la frequenza d’ammissione all’ateneo di Tokio. Superato l’esame d’ingresso, però, gli studi universitari sono relativamente facili. Costo per mantenere un figlio all’università: centinaia di milioni, che si cominciano a risparmiare fin da quando il bambino nasce.
• Proverbi giapponesi. «Cedendo si vince», «Chi è saggio cambia opinione», «Chi è sconfitto, vince».
• Quel poliziotto, assegnato alla sorveglianza dell’imperatore, che restò immobile a osservare un bambino che annegava.
• Obbligo di imparare, prima di entrare in polizia, l’ikebana, l’arte della cerimonia del té, le arti marziali del kendo e dello judo (’judo” = ”via della gentilezza”).
• Tre quarti delle auto parcheggiate sulle strade giapponesi sono in divieto di sosta. Impossibilità di acquistare un auto se non si dimostra che la si potrà parcheggiare entro 1500 metri da casa. Bugie infinite dei rivenditori. Il caso di quel giapponese che prendeva il treno per raggiungere l’auto lasciata nel parcheggio più vicino.
• In giapponese non ci sono articoli né plurali né singolari né maschili né femminili. Tutte le parole terminano in vocale e non si dà mai il caso, all’interno di una parola, di due consonanti accostate. L’inglese cream è stato giapponesizzato in cu-ri-mu. Struttura della frase: soggetto-oggetto-verbo. Il soggetto viene spesso tralasciato.
• Suicidi. Ventimila l’anno, numero altissimo. In Giappone togliersi la vità è un onore.
• Ferie. Nel 1995 i giapponesi hanno fatto, in media, 6,2 giorni di ferie a testa, cinque ore in più rispetto all’anno precedente. Il 50 per cento dei lavoratori non va in ferie, perchè oppresso dal senso di colpa. La sera gli impiegati abbandonano l’ufficio solo quando il cappotto del capo è scomparso dall’attaccapanni.
• Dovendo introdurre l’ora legale si decise di soprassedere, perchè l’ora di luce in più avrebbe indotto tutti a lavorare un’ora di più.
• In casa. Un giapponese maschio dà una mano in casa per 26 minuti al giorno e gioca con i figli per dodici minuti.
• Due quinti della forza-lavoro è donna. Al momento del matrimonio, però, si licenziano tutte, per non incorrere nella disapprovazione generale. Le donne prendono stipendi più bassi del 40 per cento rispetto agli uomini.
• Condanne a morte. Tre all’anno, in media, per impiccagione. Sentenze eseguite in gran segreto, senza avvertire neanche i familiari a cui si invia un telegramma dopo. Il condannato sa che la sua ora è venuta quando la sera non gli portano da mangiare.
• Nei cimiteri degli aborti accorrono donne giovani e meno giovani ad espiare la loro colpa e a pregare davanti alle statuette (mizuko jizo) che vegliano sulle anime dei bambini mai nati.
• Metri quadri. Un metro e mezzo quadrato per una tomba costa più di duecento milioni. A Tokio, adesso che i prezzi si sono dimezzati, un ufficio costa 260 milioni al metro quadro.
• Per animare un burattino giapponese si devono manovrare quaranta leve. E’ necessario studiare dieci anni per apprendere la tecnica che fa muovere le gambe, altri quindici per quella relativa al braccio sinistro. Solo a questo punto si può passare allo studio della testa e del braccio destro.