Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 23 giugno 2003
"Sono stufo del teatrino che faccio da più di vent’anni, voglio qualcosa di nuovo"
• "Sono stufo del teatrino che faccio da più di vent’anni, voglio qualcosa di nuovo". Costanzo, sabato scorso su Raitre (’Il grande Talk”), parlando delle innovazioni al suo programma.
• "La notizia circola tra pochi intimi, ma sembra tutt’altro che improbabile. Maurizio Costanzo avrebbe chiesto all’Ulivo una candidatura alle prossime elezioni europee. I leader dell’Ulivo, D’Alema in particolare, starebbero esaminando con serietà la richiesta. Certo, sarebbe un’altra di quelle anomalie di questa situazione italiana tutta inciuci e conflitti d’interesse che caratterizzano il mondo della politica e dei media italiani" (Smile).
• Perché Costanzo è un problema per Piersilvio Berlusconi: "I suoi programmi, a cominciare dal ”Costanzo Show”, hanno un’aria stanca e datata che cerca di rivitalizzare con le scenografie invece che con i contenuti; il suo vecchio ruolo di palinsesto di Canale 5 è oggi meglio interpretato da Maria De Filippi e inoltre continua ad avere troppo potere, il che cozza con la ricerca di efficienza di Piersilvio. Un primo tentativo è stato qualche mese fa di rifilarlo alla Rai, ma l’idea delle elezioni europee mi pare brillante, per lui ovviamente. Meno per l’Ulivo: Costanzo, al di là di qualche facile demagogia sudista, che lo fa sembrare ”di sinistra”, rappresenta in realtà una visione della società di cui si nutre il populismo berlusconiano; è l’arcitaliano del Centrosud come Berlusconi è l’arcitaliano del Nord. L’ideale da mandare a Bruxelles a rappresentare l’Italia. A meno che, come dice qualcuno vicino all’Ulivo, non sia il prezzo da pagare per affrancare da Costanzo la tv italiana, liberando le energie bloccate dai suoi accordi di palinsesto, dalle sue molteplici consulenze incrociate, dal suo dilagare produttivo. Tutto sommato, dicono questi, una pensione a Bruxelles non fa altrettanto danno".
• Ma Piersilvio smorza i toni della polemica. "Costanzo sa innovare. I suoi programmi evolvono con il gusto del pubblico. Che a questi livelli è la cosa più difficile. Questo autunno è atteso da una nuova sfida alla domenica pomeriggio e sono convinto che farà bene".
• "Come sempre i corridoi sanno molte cose. E i corridoi a Mediaset raccontano di divergenze tra Maurizio Costanzo e i vertici. Dove per vertici si intende il vicepresidente Piersilvio Berlusconi, il direttore generale Alessandro Salem, il direttore area intrattenimento e risorse umane Nicolò Querci. Costanzo, ormai da tempo, non gradirebbe il decisionismo di ferro del cosiddetto triumvirato, che mostrerebbe poca delicatezza nei suoi confronti" (Maria Volpe).
• Anche in azienda sta un po’ sulle scatole. "’Me ne accorsi nel ’94 dal silenzio che si faceva quando passavo nei corridoi di Cologno”.
In effetti lei è consulente degli avversari.
’Consulenze gratis. Anche Prodi venne a chiedermi un consiglio su come comportarsi in campagna elettorale: gli dissi di stare tranquillo e apparire per quello che è”.
Però lei un po’ è dittatore. Di sera molti accendono la tv confidando in una sua vacanzetta...
’C’è un’arma infallibile a portata di mano: il telecomando”".
• Nei corridoi Berlusconi jr è chiamato l’Accentratore. Visiona i palinsesti. Ma passa in rassegna perfino la grafica dei siti Mediaset. Episodio recente, il casting dell’ultima edizione del ”Grande Fratello”: è stato controllato personalmente, passo dopo passo, dal giovane vicepresidente Mediaset che a 33 anni vive ancora a casa del papà ad Arcore e accoglie amici e visitatori con un gesto teatrale: "Qui è partito tutto".
• "Il primo atto di ostilità parte con la rimozione di Costanzo da capo di Mediatrade, cuore della fiction. Contentino: la direzione del laboratorio creativo di Mediaset. Con i palinsesti invernali, le provocazioni si sprecano. Scompare la programmazione protezionista da parte delle altre due reti nei confronti del ventennale talk show di Canale 5. Le prime serate sforano senza rispetto schiacciando il Costanzo Show in orari da pochi intimi" (Marco Damilano e Denise Pardo).
• Alcuni esempi di controprogrammazione non graditi da Costanzo. Il lunedì in seconda serata, il programma di satira ”Ciro”, il martedì ”Zelig” in prima serata (che sfora sulla seconda); il giovedì ”Le Iene” più la Gialappa’s con ”Mai dire Grande fratello”. A tutto ciò si aggiunge, talvolta, qualche filmetto ”a luci rosa” trasmesso da Retequattro. Costanzo, laconico: "Quando ci si impegna molto a fare i programmi, poi si soffre nel vedere alcune leggerezze dei palinsesti altrui".
• Telegatti. Quest’anno il premio per l’informazione è andato a Giovanni Floris con ”Ballarò”, che ha battuto ”Porta a porta” e ”Costanzo show”. Ha commentato Costanzo: "Ringrazio i telespettatori che hanno accolto il mio invito di non votare i miei programmi per lasciare spazio agli altri". E però la sua assenza alla serata aveva una nota polemica. "Ho notato che le mie trasmissioni non sono state inserite nel filmato che riassumeva il meglio dell’annata tv e ho avuto una crisi d’identità. Forse quest’anno non ho lavorato e mi sono preso un anno sabbatico o i curatori del programma si sono distratti. O m’è sfuggito qualcosa".
• Uccelli paduli. "Costanzo, lei crede di vincere ancora?
’Penso che deciderò io se e quando andare via. Quando non mi divertirò più, lo farò”.
Tanto alla Rai Baldassarre [presidente di viale Mazzini fino a martedì 18 marzo, ora al suo posto c’è la Annunziata] non la prende.
’Ho capito poco di questa storia, ma ho capito”.
E in Mediaset è costretto a vivere in trincea.
’Io, Mentana e Ricci per resistere decidemmo, nel ’94, di far asse”.
L’uno tiene l’altro.
’Mettono in giro voci dell’uno contro l’altro. Io chiamo e chiedo: l’hai detto veramente? Ok, grazie”.
Come comunicate quando ci sono trappole in arrivo?
’Io dico: occhio che volano i paduli”".
• "Benché si parli di ”televisioni del Cavaliere”, non c’è dubbio che da una decina di anni a questa parte se un modello social-televisivo è riuscito ad imporsi, quel modello ha firma Costanzo. Uscito fortunatamente indenne dall’attentato approntatogli dalla mafia – quella vera – il conduttore ha deciso di imboccare una strada professionale meno faticosa e decisamente in discesa rispetto alla precedente. Argomenti preferiti? Sesso, magia, sesso, superstizione, sesso, trasgressione, sesso, ruffianeria, sesso, costume, sesso e ancora sesso. Lo stile Costanzo dilaga".
• Democrazia e dittatori. "L’idea balzana del ”dobbiamo offrire alla gente quello che la gente vuole” non ha nulla di democratico. Lo spiegava bene un liberale come Karl Popper nel saggio Cattiva maestra televisione: ”Non c’è nulla nella democrazia che giustifichi la tesi secondo cui offrire trasmissioni sempre peggiori dal punto di vista educativo corrisponda ai principi della democrazia "perché la gente lo vuole"”. [...] Sembra fantascienza, ma anche il muro di Berlino è caduto all’improvviso. Dopo 21 anni ininterrotti di ”Maurizio Costanzo Show” la permanenza serale del conduttore assume i connotati di una dittatura. Una moderna videocrazia sostenuta dall’audience che non prevede contropoteri in grado di limitarla" (’il Domenicale”, settimanale pubblicato da Marcello dell’Utri).
• Regimi 1. "’Mah, le cellule, i circoli dei forzitalioti mi vogliono cacciare, questo è vero”.
Legge quello che dicono?
’Sputa nel piatto dove mangia, dicono”.
E non è che abbiano torto.
’Voto sempre lo stesso partito, anche se cambia spesso nome: Pds, Ds. A volte la scelta mi soddisfa, altre meno”.
Però c’è da dire che quando Berlusconi la viene a trovare lei cambia aspetto.
’Sì, sono imbarazzato e forse lo do a vedere”.
Continua a sistemare lui le telecamere quando sale sul palco del Costanzo Show?
’Non lo fa più. Ha questa fissa della nuca, non ama essere ripreso da dietro”. [...]
Comunque Berlusconi la vorrebbe cacciare.
’Perché mai? L’audience è la difesa migliore. Poi sa, ho un patto con Confalonieri: mezz’ora dopo che l’uno è andato via, l’altro lascia”.
E se malgrado tutto il Cavaliere le dicesse bye bye?
’Allora saremmo in un regime”".
• "Caro Direttore, è davvero spassoso il vespaio che avete sollevato attorno al caso Costanzo. Riassumiamolo: ”il Domenicale”, un bel giorno, scrive una cosa ovvia: che 21 anni di Maurizio Costanzo Truman Show denotano quantomeno una dittatura (Mussolini durò meno) la quale fa tipicamente di tutto per rimanere tale. Innegabile. La cosa però mette in frittura i soliti addetti ai lavori tanto che Marcello Dell’Utri, editore del ”Domenicale” benché si limiti a leggerlo, scrive una lettera a ”Repubblica” ribadendo la sua stima per l’ometto e precisando che ”il Domenicale”, a suo dire, si era limitato a riprendere Karl Popper quando scrisse che la rincorsa all’audience degenera in programmi brutti e volgari. Benzina sul fuoco, visto che in Italia – è tra le poche cose condivise da tutto l’Arco Costituzionale – brutti e volgari significa Maurizio Costanzo e Maria De Filippi: che poi i loro programmi abbiano successo, perché ammiccano al ventre molle dell’italiano mediocre e stravaccato in tuta da ginnastica, col bicchiere di limoncello [...]" (Lettera di Filippo Facci a ”Il Domenicale”).
• Foglie di fico. "Costanzo è stato negli anni. a) l’inventore di una fascia oraria di grande valore pubblicitario, con il ”Maurizio Costanzo Show”. b) il traduttore intelligente, grazie ai programmi della moglie, di un modo di fare televisione (la real tv) di grande successo nel mondo intero c) l’assassino meritevole di ”Domenica in”, attraverso una ”Buona domenica” che è la più arcitaliana delle trasmissioni televisive, sentina (come si conviene, potrebbe dire lui, a una trasmissione della domenica pomeriggio) del peggior cattivo gusto degli italiani d) un mediocre direttore di Canale 5 e) assieme a Mentana e grazie a qualche intervistina a D’Alema la foglia di fico di Mediaset".
E se fosse Mentana a lasciare? Ha ragione chi dice che Forza Italia avrà la sua testa? "Non equivochiamo. Mentana per primo ha parlato di un cambio fisiologico dopo 11 anni al vertice del Tg5. Se accadrà, e non è detto che accada, vorrei rimanesse con noi con un altro ruolo. C’è tanto da fare per potenziare la nostra informazione" (Piersilvio Berlusconi).
• Mentana si affretta a rassicurare (e ringraziare il vicepresidente di Mediaset): "Me ne andrò il giorno dopo aver annunciato che l’Inter ha vinto lo scudetto". "Allora suona la campana del suo ultimo giro alla guida del Tg5?
’A me non risulta. La questione del mio addio, per me, non è all’ordine del giorno e non lo sarà nemmeno l’anno prossimo”.
Evviva, complimenti. Ma allora come la mettiamo con le voci del malumore di Berlusconi nei suoi confronti? [...]
’Guardi, questa storia dei direttori stanchi per le pressioni proprio non mi tocca” [...]
I suoi imprenditori sono politicamente tutti orientati. Si sente un direttore di garanzia?
’Sarei un trombone se mi sentissi di garanzia”".
• Nel maggio 2001, dopo tanti tentennamenti, Enrico Mentana fece sapere agli spettatori di Canale 5 che non intendeva passare a La 7. A convincerlo, spiegava, non era stato il rilancio di Piersilvio Berlusconi (si era parlato di 7 miliardi lordi). "Non è stata una scelta di soldi. Siamo rimasti dove l’offerta economica era la meno allettante". "La proposta a La 7 era di fare un nuovo tg indipendente, da subito autorevole, un’avventura, una sfida esaltante per chi come me e Lamberto (Sposini, ndr) ha già potuto far nascere dal nulla, 9 anni fa, un telegiornale. Ma il problema era proprio questo: il tg con gli anni, ce ne siamo resi conto, era diventato non nostro, non più patrimonio della nostra azienda, ma patrimonio comune".
• Gente di sinistra. Il 20 dicembre 2002, quando la Federazione nazionale della Stampa proclama lo sciopero per dare risalto alla "centralità della Rai come servizio pubblico", il Tg 5 va regolarmente in onda. "Paolo Serventi Longhi non gradisce e convoca gli uffici legali della Fnsi e dell’associazione stampa romana per individuare elementi che possano portare in giudizio Mediaset per comportamento antisindacale [...]. Un’iniziativa clamorosa e inusuale. Un atteggiamento che tenta di portare nelle aule giudiziarie una questione tipicamente sindacale. [...] Alla faccia delle accuse di pressioni e di ingerenza di Berlusconi proprietario di Mediaset, la redazione del Tg5 annovera non pochi giornalisti culturalmente di sinistra: dal direttore al condirettore Sposini, dalla conduttrice Spiezie a 2 membri del comitato di redazione" (Sergio Menicucci).
• Regimi 2. "Maurizio Costanzo dice che, se lo cacciassero dalla Mediaset, saremmo in un regime. Lui sostiene di resistere grazie all’asse Ricci-Enrico Mentana...
’Costanzo è un veggente. Ma se cacciassero me, non lo riterrei un attentato alla libertà. Comunque, vorrei dirle che non sono Ricci, io... Ricci è str..., si pavoneggia, la vera velina è lui”.
Farebbe causa per farsi reintegrare, come Michele Santoro?
’Neanche morto. La riterrei una delle occasioni della mia vita”.
Ma se lei fosse Santoro e non Ricci...
’M’incatenerei al cavallo della Rai di viale Mazzini per soffrire di più. E dare un senso visivo alla mia sofferenza”" (Antonio Ricci).