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 1997  maggio 17 Sabato calendario

ìHemingway a Cubaî

• Frase scritta da Hemingway dietro a una comune busta da lettere trovata nella sua biblioteca di Finca Vigìa: «Any woman would rather dig her grave with her mouth than earn her living with her hands (’Ogni donna preferirebbe scavarsi la tomba con la bocca piuttosto che guadagnarsi da vivere con le mani”). firmata con le sue iniziali.
• Un giorno - era il 1940 - il pittore cubano Samuel Feijòo risalì con una barca il fiume Cojìmar e si fermò su un isolotto di sabbia. Voleva approfittare della solitudine per dipingere, invece vide avvicinarsi un’imbarcazione con «uno straniero forte, muscoloso, abbronzato, massiccio, che aveva a prua delle bottiglie». L’uomo era Hemingway, ma lui non lo conosceva. Chiese al pittore: «Posso venire?». Lui si infastidì ma disse di sì, che si avvicinasse pure. «Iniziammo a parlare. Hemingway disse che anche lui cercava la solitudine perché il mondo lo infastidiva. Era furioso con la gente. Era incompreso, senza veri amici. Diceva che la gente lo circondava solo per la sua fama». Aveva gli occhi pieni di lacrime. Il pittore gli chiese se le bottiglie di whisky che aveva a prua gli fossero di qualche compagnia: «No, quella non è una compagnia. E neppure mi ubriaco. Quella è una via d’uscita per fuggire un po’ dal mondo». Hemingway piangeva ancora di più. Il pittore, di quindici anni più giovane, iniziò a consolarlo: «Cazzo, ragazzo, non devi piangere così. Non devi ridurti così». «Il nostro problema, in definitiva, è che siamo falliti fino alla morte», disse Feijòo. «Falliti fino alla morte», ripeté Hemingway, e iniziò a singhiozzare come un bambino.
• Lillian Hellman ricorda le collette organizzate negli Stati Uniti in favore della Repubblica spagnola. Una volta, nella casa dei March, vennero raccolti 13mila dollari per comprare ambulanze. L’attore Errol Flynn sparì al momento della colletta: aveva detto che andava in bagno, ma quella notte nessuno lo vide più. Trent’anni dopo si sarebbe saputo che il liberalismo di Flynn era un paravento per coprire le sue attività di collaboratore del nazifascismo. Verso la metà del ’37 Hemingway, come presidente dell’Associazione nord-americana amici della democrazia spagnola, riuscì a raccogliere i fondi necessari per comprare ambulanze, medicine e strumenti medici. Gran parte di quel denaro veniva dalle sue tasche. In particolare acquistò 12 ambulanze completamente equipaggiate, che però vennero bloccate nel porto di New York a causa dell’”American neutrality act” che proibiva l’invio in Spagna di qualsiasi materiale.
• I pescatori di Cojìmar, pochi giorni dopo aver saputo della morte di Hemingway, decisero di far fare «una statua del vecchio». Cercarono lo scultore, ma lui disse che non c’era bronzo per quel lavoro: «Cuba vive una situazione di blocco economico e il bronzo scarseggia», spiegò. «Noi lo abbiamo. il bronzo delle nostre barche», risposero i pescatori. Lo misero tutto a disposizione. Lo scultore, di conseguenza, decise di non farsi pagare per il suo lavoro. Il busto è ancora al suo posto, in un piccolo parco vicino alla riva del mare.
• Una volta lo scrittore voleva mettersi un orecchino. «Devi farmi i buchi nei lobi delle orecchie», disse al medico Herrera Sotolongo. «Devo farlo prima che nasca il ragazzo, là in Africa». Lo scrittore, probabilmente durante il suo secondo safari in Africa, si era ”sposato”, nel 1953, con una ragazza wakamba di nome Debba. Secondo i riti wakamba il padre deve mettersi degli orecchini perché il figlio nasca vivo e forte. Mary Welsh (la moglie di Hemingway) chiese al medico di non fargli buchi nelle orecchie. Hemingway si lamentò con il medico per il suo rifiuto: «Non ho voglia di farlo», tagliò corto lui.
• Hemingway era piuttosto superstizioso. Portava sempre nella sua borsa una pietra portafortuna (lui stesso la chiamava così). Inoltre prediligeva il numero 13, che considerava di buon auspicio (per molti, invece, porta jella). Tutte le targhe delle sue automobili avevano un 13 da qualche parte. Le otteneva con facilità, perché nessuno le voleva.
• Quando arrivavano invitati speciali, Hemingway si occupava personalmente di selezionare l’argenteria o le stoviglie. Ne aveva ordinato un servizio completo col marchio della tenuta: tre colline, una punta di freccia e le tre barre del grado di capitano. Questo simbolo era impresso sui bicchieri e le stoviglie d’argento, oltre che sulle porcellane. Alla fine di una cena si metteva a cantare (in spagnolo o in dialetto basco) canzoni come quelle del V Reggimento. Ma, come ricordano i suoi commensali, era davvero stonato. La moglie Mary Welsh amava mangiare alla tenue luce delle candele. Lui protestava, sostenendo che così non poteva vedere cosa mangiava: «Un giorno o l’altro finiremo per mangiare uno scarafaggio».
• Negli ultimi anni l’idea del suicidio si era trasformata in un’ossessione. A Finca Vigìa, più di una volta, Hemingway annunciò che si sarebbe ucciso con le sue mani e arrivò a farlo vedere ai suoi amici. «Guardate come lo farò». Lo scrittore si sedeva sulla sua poltrona, collocava il calcio del Manlincher Schoenauer 256 sul tappeto, si inclinava fino ad appoggiare il fucile sulla bocca aperta. Premeva il grilletto con il pollice di un piede. Si udiva un colpetto secco. Poi alzava la testa e sorrideva: «Questa è la tecnica dell’harakiri con il fucile. Il palato è la parte più morbida della testa».
• Hemingway preferiva portare dei mocassini, quasi sempre senza calzini. Il suo medico personale, Herrera Sotolongo, ricorda che «si metteva ai piedi un paio di vecchi mocassini che sembravano delle barche». Non usava mutande e non si preoccupava per l’abbigliamento. Portava per lungo tempo lo stesso pantalone grigio chiaro di tela e una camicia azzurra. Si pettinava spesso. Molti cubani lo ricordano nel gesto di accomodarsi i capelli con la mano e di pettinarsi con un piccolo pettine di plastica che teneva nel taschino.
• Hemingway aveva l’abitudine di cambiare bevanda: whisky, campari, tequila, gin eccetera. Cambiava anche i vini: rosato francese, poi Chianti italiano in fiaschi avvolti dalla paglia. Almeno quattro o cinque litri ogni pranzo. Era lui stesso a servire in tavola il vino. Prendeva la bottiglia per il collo e iniziava a servire. In questo modo l’operazione era più laboriosa, ma lui si scusava dicendo: «Le bottiglie, per il collo. Le donne, per la vita».
• Un giorno un giovane cubano di nome Rodolfo cadde da un carretto carico di radici di yuca e finì sotto le ruote. Hemingway sentì dalla sua villa le grida dei parenti e si precipitò a vedere cosa fosse successo. Raccolse il ragazzo agonizzante, lo portò in una clinica privata con la sua macchina e disse ai medici: «Salvategli la vita. Non importa quanto verrà a costare. Pagherò io». Ogni sforzo fu però vano, perché il carretto pesava alcune tonnellate e aveva provocato al giovane gravissime lesioni.
• Luis Villareal, uno degli amici più stretti della famiglia cubana di Hemingway, era solito chiamarlo Papa. Altri usavano, con rispetto, Jeminguey o Mìster Wey.
• Spesso, soprattutto a Natale, Hemingway, circondato da una ventina di ragazzi, attraversava la cittadina di San Francisco De Paula lanciando petardi che scoppiavano in aria. I suoi razzi preferiti erano quelli da venti centesimi che facevano molto rumore. Gli piacevano pure le bombolette puzzolenti (due per cinque centesimi) avvolte in carta d’alluminio che si facevano scoppiare lanciandole contro il suolo. C’erano anche razzi da 40 e 50 centesimi. I più diffusi erano quelli da cinquanta, di coloro rosso e con una miccia gialla che aveva lo spessore di una sigaretta. Uno dei ragazzi appartenuti alla brigata dello scrittore ricorda: «A Hemingway piaceva spaventare la gente. C’era per esempio un negozio di barbiere a cui ci avvicinavamo silenziosamente, collocando lì vicino una serie di razzi. Quando scoppiavano in rapida successione, facevano un rumore simile a quello di una mitragliatrice: la gente del negozio si buttava sul pavimento dalla paura. Dopo un po’ qualcuno diceva: "Sono stati i ragazzi con i razzi". A volte vedevano che era stato Hemingway e si arrabbiavano: "Cazzo, così grande e grosso com’è questo americano...". Ma non andavano oltre».
• Hemingway aveva l’abitudine di portare delle cipolle nel taschino della camicia. In caso di fame, un morso a una cipolla e una sorsata di cognac dalla borraccia.
• Bisognava che i gatti di casa avessero sempre un nome con una ”s” dentro, dato che, a suo dire, la ”s” attraeva gli animali. Perciò: Boise, Missouri, Spendy eccetera. Nel 1957 nella tenuta di Finca Vigìa i gatti erano 57, 43 grandi e 14 piccoli.
• Verso la fine degli anni Quaranta, Lillian Ross, l’inviata del ”New Yorker”, contò nella sua tenuta di Finca Vigìa (a nove miglia dall’Avana) una moglie, nove dipendenti, cinquantadue gatti, sedici cani, duecento colombe, tre vacche.
• La prima opera scritta da Hemingway a Finca Vigìa è "Per chi suona la campana". Hemingway scriveva circa 500 parole al giorno, equivalenti a una cartella e mezza a macchina, a spazio doppio. La prima stesura del romanzo, completata in diciotto mesi, fu scritto a mano su fogli di carta comune. Scrivere a mano era il suo metodo di lavoro preferito: "Bisogna elaborare minuziosamente quello che si scrive. E questo si può fare solo con l’uso della matita perché, così facendo, si offrono tre possibilità perché il lettore possa capire quel che si vuole dire: si può correggere una prima volta quando si legge lo scritto dall’inizio alla fine; poi quando lo battiamo a macchina e, in ultimo, quando correggiamo le bozze di stampa. Lo scrivere inizalmente con la matita offre quindi lo 0,33 per cento di possibilità in più di correggere il romanzo rispetto a chi non la usa; pratica molto importante che conferisce all’opera fluidità, chiarezza e semplicità".
• Centomila dollari. Finca Vigìa fu acquistata nel 1941 per 18.500 pesos cubani. Il denaro proveniva dai diritti per l’adattamento cinematografico di Per chi suona la campana. Il marinaio Gregorio Fuentes ricorda che quando arrivò l’assegno della Paramount era con Hemingwy a bordo dell’imbarcazione attraccata a una banchina del porto avanero. Si trattava di circa 100mila dollari e Hemingway lo agitava per aria come una bandiera e gridava: «Abbiamo la vecchiaia assicurata!ª
• Il padrone del piccolo circo Miguelito proclamò che quella sera l’inclito pubblico avrebbe assistito al grande spettacolo del señor Jemingey che domava i leoni. La sera si presentò effettivamente Hemingway, in tenuta da cacciatore africano, con tanto di sedia e frusta, e si dette da fare con le fiere per un paio d’ore. Poi, a spettacolo finito, mandò a chiamare il padrone del circo. "Lo sa perché ho partecipato? Perché lei aveva detto che l’avrei fatto. Non mi piace ingannare la gente". Il padrone del circo rispose: "E’ stato uno spettacolo molto bello". Hemingway allora disse: "Fa diecimila pesos, ma non si preoccupi. Della riscossione si stanno occupando i miei avvocati di New York". Il povero padrone del circo Miguelito non aveva mai visto diecimila pesos in tutta la sua vita e per lo spavento si lasciò sfuggire il bicchiere di mano e quasi cadde per terra. Hemingway allora si mise a tranquillizzarlo e forse rideva tra sè e comunque diceva doi continuo: "Per lo meno non adoperi il mio nome per fare propaganda ai suoi spettacoli..;"
• Scott Fitzgerald: «I ricchi sono differenti rispetto a noi»; Hemingway: «Sì, loro hanno più soldi».