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 2003  febbraio 22 Sabato calendario

L’assenzio. Un mito sempre verde

• Fata verde. L’assenzio, altrimenti detto ”la verte”, ”la fée verte” (la fata verde), ”l’ambroise verte”, (ambrosia verde), ”un train direct pour Charenton” (Charenton era un famoso manicomio del tempo), ”l’herbe aux prouesses” (erba delle prodezze, perché si credeva favorisse l’atto sessuale), ”un perroquet” (il pappagallo, con allusione al colore verde), ”la voie lactée” (la via lattea), ”Notre-Dame de l’Oubli” (Nostra signora dell’oblio).
• Artemisia absinthium. Pianta perenne da cui si ricava l’assenzio, detta anche ”erba incenso” e ”santa” (anticamente, i rapsodi francesi la chiamavano ”absainte”), cresce spontaneamente sulle rocce ben soleggiate. Foglie cesellate e fiori verde-giallo, profumo che allontana gli insetti.
• Flaubert. Dal Dictionnaire des Idées Reçues di Gustave Flaubert: "Assenzio: veleno ultra-potente. Ha fatto fuori più soldati che i Beduini. I giornalisti lo bevono mentre scrivono i loro articoli".
• Tujone. L’assenzio si ottiene distillando foglie di artemisia absinthium, issopo, melissa, anice in alcol a 85 gradi. La bevanda raggiunge i 68 gradi e contiene tujone, una molecola simile al THC presente nella marijuana.
• Bere l’assenzio. Bisogna diluirlo con acqua e zucchero: sopra al bicchiere va poggiato un cucchiaino forato (chiamato ”pala”) o un piattino bucherellato su cui è sistemata una zolletta. Versare lentamente acqua, fino a quando il colore non sarà a metà tra lo smeraldo e l’opale.
• Reduci. I militari francesi tornati dall’Africa del nord, dov’erano soliti allungare l’acqua poco pulita con elisir d’artemisia, furono i primi assidui frequentatori dei locali dove si serviva ”la verte”.
• Pernod. Nel 1805 a Pontarlier (Francia) Henri-Louis Pernod apre la Pernod-Fils Absinthe, prima distilleria di assenzio. La ricetta prevedeva anche anice, finocchio, angelica, ginepro e noce moscata.
• Cazzuola. In vendita su Internet la ”absinthe trowel”(’cazzuola da assenzio”): cucchiaino forato in stagno o argento a forma di tela di ragno, il manico simile all’osso del mignolo.
• Sorbetti. Menu della cena per l’inaugurazione della Torre Eiffel, 1889: antipasto Champ-de-Mars, rombo di Dieppe alla salsa mousseline, sella d’agnello alla printanière con sorbetto all’assenzio, anatra alla Belle-poque, piatto di formaggi assortiti, gelato di arancia e vaniglia, pasticcini, torta.
• Stive. Le cinquecento bottiglie d’assenzio vuote ripescate dalla stiva del ”Marie-Thérèse”, mercantile che collegava Bordeaux a Saigon affondato nel 1872.
• Orari. L’"heure verte", tra le cinque e le sette di pomeriggio, il momento più adatto per abbandonarsi all’assenzio.
• Livelli. I tre stadi del bevitore d’assenzio, secondo Oscar Wilde: "Il primo è quello di un bevitore ordinario, il secondo quello in cui cominciate a vedere delle cose mostruose e crudeli, ma se perseverate, perverrete a un terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete vedere, delle cose strane e meravigliose".
• Pasticci. La legge che vietava la produzione di assenzio permetteva la distillazione di liquori all’anice, purché non superassero i 30 gradi, non s’intorbidissero con l’aggiunta d’acqua, non fossero di colore verde. Dalle sperimentazioni dei fabbricanti nacquero i ”pastis” (ovvero ”pasticcio”), distillati d’erbe varie a 45 gradi.
• Risvegli. Il poeta e traduttore Ernest Dowson in una lettera agli amici: "E’ un errore incapricciarsi dell’assenzio. Come superalcolico è inferiore allo scotch. Mi sono svegliato con i nervi a fior di pelle e un alito pestilenziale, mai avuto aspetto così vizioso come stamattina".
• Misture. Socrate morì bevendo una mistura di assenzio, datura, giusquiamo, aconito, elleboro e cicuta.
• Torri e piattini. Paul Verlaine ammonticchiava i piattini dei bicchieri d’assenzio sui tavoli in marmo del caffè Procope, fino a ottenere delle torri.
• Terremoto. Il nome dato da Henri de Toulouse-Lautrec alla miscela che otteneva correggendo l’assenzio col cognac. Altra sua invenzione, il cocktail "che fa arrossire le ragazze" (’Maiden Bush”), a base di assenzio, mandarino, bitter, vino rosso, acquavite e champagne, creato per l’inaugurazione di una sua mostra, nel bar del Moulin Rouge.
• Serpenti. Secondo la tradizione cristiana, piante d’assenzio spuntarono sulla traccia lasciata dal serpente che abbandonava il giardino dell’Eden. Di qui la credenza che i serpenti evitino i luoghi dove fiorisce l’assenzio.
• Vermi. Gli inglesi chiamano l’assenzio ”wormwood”, capace cioè di "allontanare i vermi dalla foresta.
• Chernobyl. L’assenzio, in russo.