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 1998  luglio 11 Sabato calendario

Alina

• Angel Castro, padre di Fidel, originario della Galizia, appena arrivato a Cuba comprò un pezzo di terra nella parte orientale dell’isola e si fece ricco allargandone di nascosto i confini durante la notte. Pe r non pagare i contadini assumeva solo spagnoli per un massimo di quattro anni e li ammazzava allo scadere del contratto, quando sarebbero rimpatriati dopo aver preso il loro stipendio. Sposato con due figli, lasciò la famiglia per amore di una giovanissima serva di nome Lina dalla quale ebbe Fidel.
• Da bambino Fidel si era messo in testa di poter volare. Fissava il sole fino a farsi lacrimare gli occhi, camminava d’abitudine facendo tre passi avanti e uno indietro.
• Fidel non terminò gli studi di giurisprudenza. Per un periodo si mise ad allevare e vendere polli, quindi aprì una bancarella di cibi fritti nella zona della Vecchia Avana.
• Fidel Castro sposò Myrta Diaz-Balart, nipote di un ministro dell’interno di Cuba.
• Natalia Revuelta detta Naty, mulatta bionda, bellissima e famosa ballerina, sposata con un medico, appassionatasi alla causa rivoluzionaria divenne una delle donne di Fidel e gli diede una figlia di nome Alina Maria José (nata il 19 marzo 1956). Mentre era in carcere all’isola dei Pini, Fidel strinse una serratissima corrispondenza con Naty: leggeva i libri che lei gli spediva e scriveva con una calligrafia minuscola sfruttando anche i margini della carta. Dal carcere scriveva anche alla moglie Myrta e alla fine accadde che il censore del carcere, dopo aver esaminato la corrispondenza, scambiò le lettere: la moglie scoprì così che il marito amava un’altra e chiese il divorzio. Il marito di Naty, convinto che l’innamoramento della moglie fosse solo ideologico e destinato a restare platonico, non fece niente.
• Quando nacque Alina, Fidel, in esilio in Messico, mandò in dono alla bimba un paio di orecchini di platino con perla e brillantino e a Naty bracciali rotondi di argento messicano.
• Fidel aveva una passione per i dolci francesi e per la cioccolata. Nei mesi in cui organizzava la guerriglia sulle montagne della Sierra Maestra, Naty gli mandava dolciumi, soldi e libri.
• L’8 gennaio del 1959 i ribelli di Fidel Castro entrarono all’Avana distruggendo tutti i "simboli della tirannia" (muri di cinta, casinò, hotel, parchimetri).
• La prima volta che incontrò sua figlia, Castro le regalò un bambolotto vestito come lui, con barba, cappello, stivali e stellette sulle spalline.
• Da piccola Alina, gracile e denutrita, aveva mille manie. Credeva ad esempio che se non avesse percorso ogni volta in otto passi i ventiquattro quadri neri e beige del pavimento di casa, sua madre sarebbe morta. Tra le cose che più detestava, una maschera da grillo in raso verde e paillettes nere, con le antenne, cucito prima della rivoluzione per la sorella maggiore. La gente cominciò ad aspettare Fidel fuori della casa di Naty e Alina, molto spesso persone disperate consegnavano alla bambina delle lettere per Fidel. All’inizio lei le metteva in bella vista o le dava alla madre, ma quando la donna la rimproverò perché Fidel non poteva esser disturbato continuamente Alina cominciò a nascondere quelle lettere sotto il suo materasso, e a leggerle di nascosto. Quando era ragazzina Alina scriveva poesie molto belle, ne regalò una alla madre che senza dirle niente la fece pubblicare, con tanto di foto, su una rivista del partito che usciva la domenica. La ragazzina litigò con la madre che per consolarla le raccontò, per la prima volta, tutta la storia di lei e Fidel. Seppe così chi era davvero suo padre. Poiché a 10 anni disegnava donne di spalle che alzavano le braccia per toccare il sole, la madre fece visitare Alina da una psicologa. Il medico, che si chiamava Elsa, consigliò a Naty di portare la bambina fuori dal paese, per evitarle problemi di adattamento sociale. Per tutta risposta Naty tolse Alina dalla scuola di danza.
• D’estate, dopo la rivoluzione, i giovani cubani venivano mandati al Campo scolastico con una valigia di legno rinforzata con ferro e lucchetti, una coperta, lenzuola, zoccoli di legno, un secchio di metallo "per l’igiene". I maschi tagliavano canne da zucchero, le ragazze facevano un po’ di tutto. Dormivano tutti in baracche di legno recintate di filo spinato. Le brande, di juta, erano inchiodate a tronchi di legno (tra l’una e l’altra, un metro di spazio). C’erano camerate fino a mille posti, in file da cinquanta.
• Alina si sposò per la prima volta a 17 anni e mezzo. Divorziò un anno dopo. Quando fu ammessa alla facoltà di medicina era anoressica e pesava 40 chili. Il nuovo fidanzato, Honduras, riuscì a nutrirla con cibo masticato.
• A causa del razionamento, a Cuba il Comitato di difesa della Rivoluzione obbligava la gente a certificare eventuali cambiamenti di domicilio, anche temporanei, per autorizzare i consumatori a ottenere nel quartiere dove vivevano la quota di prodotti che potevano acquistare per legge. La distribuzione dei prodotti razionati era affidata all’Ufficio di controllo dell’approvvigionamento, un dipartimento del Ministero del Commercio interno.
• Cubani partiti per la guerra in Angola: circa 150mila. Morti: più di ventimila.
• Agli esami di ammissione alla facoltà di medicina dell’università dell’Avana gli studenti dovevano riempire un questionario su psicologia, marxismo, anatomia, biochimica; per accedere alla facoltà bisognava superare la "prova politica" davanti ad una commissione formata dalla Gioventù Comunista. Domanda tipo del test di ammissione: "Josefina si masturba. Sua madre la capisce e dice che è una cosa normale. Siccome suo padre la picchia, decidono di farla visitare da uno psichiatra. Lo psichiatra dice che l’atteggiamento di Josefina è adeguato alla sua età". Gli studenti erano chiamati a dire se i vari personaggi citati si comportavano correttamente con una crocetta su "vero" o "falso".
• A metà degli anni Settanta, chi voleva richiedere un water doveva prima iscriversi in una lista dell’Assemblea del Potere popolare. Per uno usato ma quasi intatto ci volevano circa cinque anni (di più se oltre alla tazza si pretendevano anche asse e coperchio).
• Le coppie appena sposate potevano comprare nel Palazzo dei matrimoni un completo da tavola per due, lenzuola, un asciugamano, un paio di mutande a testa, un copriletto. Le donne avevano anche il diritto di acquistare un paio di scarpe.
• Per acquistare un materasso da neonato bisognava presentare al rivenditore il certificato di nascita rilasciato dall’ospedale. Per ogni bimbo si potevano comprare quindici metri di tela antisettica da trasformare in pannolini.
• Scuola dell’inverniciatura. Soprannome del dipartimento del Ministero degli esteri dove si istruivano i cubani incaricati di rappresentare il paese all’estero. L’insegnante di protocollo, già ambasciatrice in Vaticano, spiegava come si apparecchia una tavola, come si abbinano i capi di abbigliamento, come si rompe con eleganza un’aragosta eccetera.
• Il governo chiamò ”scarti” quei 120mila cubani che nel 1990 abbandonarono l’isola dal porto di El Mariel per andare negli Stati Uniti. Profittando della confusione del momento le autorità espatriare migliaia di delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri sovraffollate.