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 1997  dicembre 22 Lunedì calendario

«Ogni tre minuti c’è un italiano che si ammala di cancro

• «Ogni tre minuti c’è un italiano che si ammala di cancro. Per curarlo lo stato spende in media una trentina di milioni l’anno. Si tratta di seimila miliardi annui in gran parte destinati ai grandi centri oncologici pubblici, sul cui funzionamento è appena stata promessa una commissione di inchiesta parlamentare».
• La ”cura Di Bella” prende il suo nome da Luigi Di Bella, medico, 85 anni, ex professore universitario. Dopo la morte per leucemia del figlio di un suo amico, Di Bella prese a fare esperimenti. Nel 1967 cominciò a somministrare gratuitamente ai suoi pazienti un cocktail di melatonina con vitamina E ed A. Nel 1977 introdusse nella cura una nuova sostanza, la somatostatina.
• «Quando mio padre, nel 1974, a Bologna, presentò la sua relazione su sette casi di leucemia guariti con un’associazione di melatonina e vitamine, la facoltà di Medicina di Modena, dove insegnava Fisiologia, gli revocò l’incarico» (Giuseppe Di Bella, il figlio)
• Nel 1988 presentò di nuovo la sua terapia e ribadì che era in grado di prevenire la formazione delle metastasi. La melatonina, di gran moda a partire dal 1995, si vende liberamente in America, mentre in Italia un decreto proibisce ai medici di prescriverla. Nel 1996 i pazienti di Di Bella insorsero contro questo divieto, che venne dichiarato incostituzionale e rimosso. In breve tempo arrivarono le prime interrogazioni parlamentari sulla questione e si formarono due associazioni di suoi pazienti.
• Utimi fatti relativi alla cosiddetta ”cura Di Bella”: mercoledì scorso Carlo Madaro, pretore di Maglie, ha ordinato che una donna malata di carcinoma all’utero e un bambino affetto da tumore al cervello siano curati con somatostatina. Giovedì la Camera ha bocciato (però con soli dieci voti) l’ordine del giorno di Raffaele Costa che chiedeva di avviare immediatamente la sperimentazione sul metodo.
• La somatostatina è una sostanza usata nella cura di tutti i tumori. Inibisce l’ormone della crescita, e quindi il proliferare delle cellule cancerose. Costa molto: la dose media giornaliera di tre milligrammi viene meno di 90 mila lire in Germania, mezzo milione in Italia.
• Perché le aziende farmaceutiche non sviluppano la ricerca sulla somatostatina? «Perché agisce solo in concerto con altre sostanze, da sola non ha mai guarito un tumore» (Luigi Di Bella).
• Altri farmaci compresi nella cura Di Bella sono la Glucosamina, il Galatturonato di galattosamina, la vitamina C, il Calcio, la vitamina D3. «L’idea è quella di aumentare le difese immunitarie con complessi vitaminici (betacarotene, acido retinoico, vitamine A ed E) e di bloccare la riproduzione delle cellule tumorali con fattori che inibiscono la loro crescita. La triade comprende la bromocriptina, che interagisce con la somatostatina, e la melatonina che ha pure un effetto di controllo sulla crescita cellulare. Tutti farmaci che, a differenza della chemioterapia, non distruggono tutto» (Luigi Di Bella).
• «Perché non è mai stata avviata una sperimentazione, secondo regole universalmente accettate dal mondo scientifico, che certifichi l’efficacia della cura di Di Bella?» (Albano Del Favero, farmacologo).
• Il 18 dicembre scorso il professore è stato ospite di Michele Santoro a ”Moby Dick”. In quell’occasione ha mostrato cento cartelle cliniche che descriverebbero le guarigioni miracolose ottenute grazie alla sua cura, le stesse che il Ministro della Sanità gli aveva chiesto di presentare perché fossero sottoposte al vaglio di una commissione composta da Commissione Unica Farmaci, Istituto superiore Sanità e Commissione oncologica nazionale. Le cartelle sono ora depositate presso un notaio e le associazioni dei pazienti del professore chiedono che vengano sottoposte ad una commissione di loro gradimento «che dia un giudizio non viziato da apriorismi verso il metodo di cura» (Giuseppe Di Bella)
• Leonardo Santi, della Commissione nazionale oncologica: «Le 100 cartelle cliniche raccolte non hanno valore di prova, ma solo aneddotico». Silvia Franceschi, del Centro oncologico di Aviano: «Non è inusuale anche nelle situazioni più disperate assistere a temporanei arresti della crescita tumorale o addirittura a parziali regressioni del male. Ma qualsiasi terapia nuova richiede l’utilizzo del cosiddetto gruppo di controllo, ossia di malati che ricevono le terapie tradizionali di cui si conoscono gli effetti».
• Di Bella: «Spesso gli esami sono condotti in maniera superficiale e affidati a laboratori che fanno parte di una rete di interessi. Preferirei che fossero gli ammalati a dare una testimonianza. Mi fido dei Carabinieri: lasciamo che siano loro a interrogarli e a raccogliere le prove [...] I farmaci da me utilizzati sono noti. Io curo secondo scienza e coscienza, non per le statisticheª
• La censura degli ambienti scientifici ministeriali è netta. « aberrante ricorrere all’emotività di chi soffre e rifiutare qualunque controllo sulla validità scientifica della terapia messa a punto. Ritrovo nel professor Di Bella le caratteristiche del cialtrone. Il cialtrone, secondo l’American Society of Cancer, si sente perseguitato dalla medicina ufficiale, ricorre a metodi terapeutici senza basi provate e si oppone alle sperimentazioni: chi vuole tragga le sue conclusioni» (Silvio Garattini, presidente della sezione farmaci del Consiglio Superiore della Sanità).
• Quattro le iniziative suggerite dal Consiglio superiore: sì ad una commissione normale, no ad una commissione nominata espressamente per valutare il metodo; le industrie che producono due dei farmaci utilizzati (somatostatina e bromocriptina) devono sconsigliarne ai medici la prescrizione per cure diverse da quelle autorizzate; i medici non dovranno prescrivere le sostanze al di fuori delle indicazioni contenute nel foglietto illustrativo; sorveglianza da parte dell’Ordine dei medici sull’attività ”prescrittiva” degli associati. «Di Bella deve assolutamente inviarci le sue cartelle cliniche, deve permetterci di esaminare il suo metodo».
• «Se non supererà tutte le fasi della ricerca clinica, la cura di Di Bella conserverà la stessa dignità dell’acqua di Lourdes» (Claudio Verusio, oncologo dell’Istituto San Raffaele, Milano).
• «Esistono, e sono riconosciute dalla scienza, variabili della personalità e dell’atteggiamento verso il male (combattivo o fatalista) che influiscono sulla guarigione. Addirittura l’oncologo Enzo Soresi racconta di quel malato guarito dal melanoma dopo un incontro con Madre Teresa di Calcutta. E spiega in termini neurobiologici lo ”shock carismatico” che ha vinto il male».
• « ”Ma quali illusioni?” si inalbera Patrizia Mizzon, presidente dell’associazione dei malati neoplasici. ”Semmai, guarigioni”. Quante? ”Diecimila. E tutte documentate. A cominciare da quella di mio figlio Roberto, 16 anni. Era il 1993 quando gli fu diagnosticato un male terribile, il linfoma di Burkit. Non me la sono sentita di sottoporre un bambino alla chemioterapia, così l’ho portato da Di Bella”. Oggi Roberto come sta? ”Benissimo. Ogni tanto fa dei controlli, ma va tutto per il meglio. Anzi, lui non è mai stato veramente male, non ha mai sofferto, non ha perso peso. Per noi il grande problema è stato rifornirsi di medicine che costano 516 mila lire a fiala. E poi gli ostacoli di Usl, medici di base, ospedali” ».
• « ”Pronto?”. Al telefono Rossana Proietti, 62 anni, un cancro al seno che alla fine del ’95 era metastatizzato fino alla colonna vertebrale e all’omero destro. ”Le passo mio figlio Guido, dice, è lui che mi cura”. Guido è affannato, viene dal mercato di Pietralata, dove ha un banco di verdura. ”Lavoro come un matto, tutto quello che incasso se ne va per le medicine. Mamma ha bisogno di una fiala al giorno, mezzo milione, che le Usl non rimborsano. La cura è costosa, io ci ho già rimesso il negozio di abbigliamento che avevo aperto con tanti sacrifici”. Almeno funziona? ”Io non sono un medico, però posso dire che se mia madre morrà domani, io sarò contento lo stesso. Quello che conta è la qualità della vita. Era in fondo a un letto, ridotta a un lumicino, ora esce e va a fare la spesa. Ieri ha voluto persino lavare le tende”».
• a mio marito avevano dato due mesi di vita. Sono passati due anni”. Nel frattempo Pino Cipolla, 55 anni, ha ripreso a fare l’idraulico. Racconta la moglie Marcella: ”A marzo del ’96 gli hanno tolto i tre quarti dello stomaco. ”Signora, non c’è più nulla da fare”, mi hanno detto. Dodici linfonodi sui 14 estratti per la biopsia erano devastati di metastasi. Al San Filippo hanno iniziato un ciclo di chemioterapia. A giugno la malattia aveva invaso il fegato, i giorni di Pino erano contati”. Poi la svolta. ”Su un giornale ho letto di Di Bella e del suo cocktail. Per trovarlo ho dovuto chiamare il 12 della Sip. Il due luglio ’96 mio marito ha iniziato la cura, il 20 settembre dalla Tac è risultato che le metastasi erano in regressione, ad aprile di quest’anno erano sparite. E lo sa che hanno detto i medici che lo curavano prima? Che non erano metastasi. Ma se erano stati loro a trovarle, a scrivere il referto...” E ora? ”Ora prende una fiala al mese. Ci facciamo spedire la somatostatina da farmacie greche o tedesche, la paghiamo solo 90 mila lire” ».
• In Italia «Sono 18 i medici affidabili, cioè riconosciuti ”ufficialmente” dal professore, che utilizzano la somatostatina come antitumorale. Sei a Roma, due a Milano e Catania, uno a Padova, Pisa, Verona, Bergamo, Bologna, Francavilla, Bari e Palermo. Ma la terapia in realtà è usata da molti di più: un’ottantina. (...) A loro si affianca il network di associazioni di pazienti e delle loro famiglie. La sede centrale è a Roma. Due stanze e un telefono con bollette di fuoco, che i volontari pagano in parte autotassandosi, in parte sostenendosi con le offerte spontanee dei soci» (...) «Siamo partiti all’inizio di quest’anno sulla spinta di un folto gruppo di parenti di malati per assistere chi iniziava la cura: dove comprare la siringa temporizzata, come utilizzare i farmaci prescritti, come mescolare la vitamina C (con un cucchiaino di plastica altrimenti si ossida) e, anche, per gestire le liste di attesa» (Patrizia Mizzon). Non è possibile prenotare nuovi appuntamenti, salvo per i casi più tragici. L’associazione indirizza tuttavia i parenti dei malati al medico affiliato più vicino a loro. Esiste anche un sito Internet: (www.radioradio.it/dibella.htm).