Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 dicembre 1998
«Le fondazioni sono fra gli oggetti più assurdi del cosmo
• «Le fondazioni sono fra gli oggetti più assurdi del cosmo. Devono la loro cattiva fama al fatto che sono molto potenti [...] e che sono, come organizzazione, un mix tra i cavalieri di Malta, la Mano Nera e Cosa Nostra».
• Patrimonio delle 88 fondazioni bancarie italiane: 55 mila miliardi.
• «Alcune delle maggiori banche italiane, dalla Cariplo al San Paolo, sono fondazioni. Che cosa siano queste fondazioni non è chiarissimo. Di fatto esse possiedono oltre alle banche, anche se stesse. Non hanno azionisti (nemmeno azioni). Sono lì, esistono. E controllano importantissimi istituti di credito. Spesso la loro origine si perde nella notte dei tempi. La fondazione che controlla il San Paolo di Torino, ad esempio, credo che in origine fosse un ente per l’elevazione delle giovanette (o delle suore) [...] In pratica, le fondazioni non sono di nessuno. Sono di quelli che stanno seduti al vertice, i quali a loro volta sono lì non si sa perché».
• Phil Cuneo: «Se è vero che il valore reale del patrimonio [...] delle fondazioni bancarie è di 50 mila miliardi, il sociale potrebbe contare su erogazioni annuali di 3-4 mila miliardi, rendimento netto normalmente realizzabile».
• «Sarebbe normale, allora, vendere le banche mal gestite e, con i soldi incassati, rimborsare il debito, che costa più di quanto renda il capitale impiegato nelle banche».
• Sull’attività delle fondazioni si sa poco, l’unica certezza è che la liquidità di cui dispongono le rende capaci di influenzare, soprattutto nei centri minori, la politica e l’economia. A Rimini il presidente della fondazione della locale Cassa di risparmio è fratello del sindaco.
Gli amministratori delle fondazioni sono o di nomina politica (scelti da Consigli comunali, regionali, Camere di Commercio ecc.) o si perpetuano per cooptazione. Roberto Artoni, vicepresidente della Cariplo: «Quella contro le fondazioni mi è sembrata una campagna molto fuori luogo. A chi, ad esempio, ha lamentato che i commissari della fondazione Cariplo sono nominati dai Consigli provinciali lombardi voglio ricordare che i giudici costituzionali sono designati da un’assise politica come il Parlamento nazionale e che nessuno si permette di screditarli per questo».
• Uniche fondazioni che dal 1990 a oggi hanno pubblicato l’elenco dei loro beneficiari: Compagnia San Paolo di Torino (38.5 miliardi di finanziamenti erogati nel 1997), Fondazione Cariplo (115 miliardi nell’esercizio 1996/97).
• Beneficiari della Cariplo: Teatro alla Scala (riceverà 36 miliardi in tre anni), Fraternità della Strada, associazione che si occupa di educazione stradale alla quale la Cariplo ha comprato un manichino (costo 2 milioni).
• Benefici concessi dalla Compagnia San Paolo: 5.4 miliardi per il restauro del Palazzo Reale di Torino distrutto da un incendio l’anno scorso, 12 milioni per uno studio sulla nascita del cinema muto a Torino, 25 milioni per la ricerca Quale federalismo in Italia?.
• Nel 1990 una legge dell’allora ministro del Tesoro Giuliano Amato (che l’ha poi disconosciuta) scorporò le fondazioni dalle casse di risparmio. Scopo dell’operazione: creare una riserva di liquidità che potesse sopperire alle deficienze dello Stato, cronicamente a corto negli investimenti a favore di scuola, sanità, cultura, opere meritorie di informazione. Le fondazioni avrebbero dovuto liberarsi pian piano delle partecipazioni bancarie, in cambio avrebbero ricevuto sgravi fiscali come enti no-profit.
• La nuova legge approvata dal Parlamento il 16 dicembre (hanno votato contro Rifondazione e Lega) dà alle fondazioni 4 anni di tempo per liberarsi dal controllo della banche: il loro esercizio d’impresa sarà limitato ai settori della ricerca scientifica, istruzione, sanità, beni culturali, ambiente. Potranno promuovere lo sviluppo economico ma senza il finanziamento diretto a favore delle imprese. Finché avranno partecipazioni di controllo diretto o indiretto in banche saranno sotto il controllo del ministero, poi passeranno all’organismo che verifica tutte le società del no-profit.
• Giuseppe Guzzetti, presidente della fondazione Cariplo: «Una fondazione controlla una banca - e dovrà dismetterla pena la perdita, dopo 4 anni, di ogni beneficio fiscale - se possiede la maggioranza delle azioni direttamente, se la possiede indirettamente attraverso una o più società, se esercita una posizione dominante nel patto di sindacato».
E se possiede una quota di minoranza in un patto di sindacato?
«Non controlla nessuna banca».
Voi avete il 22% di Banca Intesa...
«Abbiamo il 22% in un patto di sindacato che assomma il 70% del capitale. Non si può dire che controlliamo Banca Intesa».
• «Con la formulazione attuale, le fondazioni potranno mantenere posizioni di comando e potranno anche blindarle con opportuni patti di sindacato. Si prendano per esempio cinque fondazioni che controllano oggi al 100% cinque banche distinte. Ebbene, si può tranquillamente passare a cinque fondazioni che controllano ciascuna il 20% di un patto sulla maggioranza assoluta del capitale [...] Nessuno nega che le fondazioni possano, forse debbano, mantenere una partecipazione nelle banche cui erano fino a pochi anni fa unite dal rapporto simbiotico che la legge Amato ha troncato. Si chiede solo che non mantengano il controllo e incassino pure le agevolazioni fiscali».
• opportuno che le fondazioni continuino ad avere quote importanti nel capitale delle banche?
«Questo è un altro aspetto del problema che non riguarda le finalità delle fondazioni ma i criteri di investimento dei patrimoni. Patrimoni che non sono, come qualcuno va sostenendo, di nessuno ma sono della collettività nelle quali si sono formati nel corso di decenni e a volte di secoli. Che una parte di questo patrimonio resti investita si giustifica non solo per la redditività attesa ma proprio per la storia stessa delle fondazioni» (Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa a Marco Panara).
• Nella maggior parte dei paesi europei i consiglieri delle fondazioni affidano a intermediari finanziari la gestione del patrimonio e si occupano di come impiegare il rendimento che viene garantito in scopi civili, sociali, culturali.
• « evidente che concorrere al controllo di società industriali quotate confligge con il concorrere alla promozione di salute, formazione, cultura; diverse sono le competenze necessarie, diversi gli interessi in gioco» (Franco De Benedetti, senatore DS).
• Le fondazioni avranno un ruolo chiaro nelle future privatizzazioni: con 54 mila miliardi di patrimonio possono comodamente comprare tutte le Poste più le Autostrade, oppure le Ferrovie insieme all’Alitalia. Per lo stato si tratta di un affare perché cede aziende pubbliche in mani sicure, poco invadenti, di cui controlla le nomine dei vertici. Per le Fondazioni è forse un obolo da pagare in cambio dell’eliminazione di molti vincoli all’autonomia gestionale.
• La Compagnia di San Paolo (controlla la Banca omonima) siede insieme alla Ifil (finanziaria della famiglia Agnelli) nel gruppo di comando di Telecom e tratta per entrare nel nuovo patto di sindacato della Fiat, la fondazione Cariplo sta per diventare un azionista di riferimento della Pirelli e già lo è di Banca Intesa, la fondazione Banca di Roma entrerà nella Banca Commerciale Italiana, quella della Cassa di risparmio di Verona controlla il Credito Italiano (Unicredito).
• «Abbiamo acquisito al collocamento lo 0,5% di Telecom per circa 300 miliardi, perché sollecitati dal Tesoro. Mi permetto di ricordare che il venditore avrebbe probabilmente gradito un impegno più consistente, viste le dimensioni finali del nucleo stabile. Noi, comunque, non abbiamo preteso posti in consiglio, perché abbiamo sempre pensato che una Fondazione possa assumere soltanto partecipazioni finanziarie. Non siamo stati più attivi neppure quando il travaglio manageriale in Telecom avrebbe reso giustificabili forme di tutela dell’investimento» (Roberto Artoni, vicepresidente Cariplo a Antonio Quaglio).
• «Mi piacerebbe che qualcuno andasse a rivedere - tra le grandi Fondazioni del pianeta - come lavoravano la Ford, la Rockfeller o la Volkswagen dopo tre anni di vita. E quelle sono nate per sviluppare interessi molto più specifici e concentrati, ben più agevoli da amministrare».